Le
analisi e i commenti italiani sulle primarie per la Casa Bianca
continuano a sottovalutare il valore politico della partecipazione di
alcuni outsider. Se Trump è un caso
a sé - si candida spesso, con molta demagogia, poche proposte ed
enorme visibilità, cosa se ne faccia è un altro discorso –, i
democratici Sanders, Lessig, ma anche O'Malley, rappresentano temi e
riforme tanto necessarie quanto improcrastinabili per la più vecchia
e ricca democrazia mondiale.
Stato sociale, finanziamento della politica e riforma della giustizia sono solo alcune delle istanze storicamente care alle componenti liberal e progressive del Partito Democratico; che qualcuno per la prima volta voglia farne un tema centrale della propria partecipazione alle primarie deve esser salutato positivamente perché in discontinuità con atteggiamenti movimentisti, tendenze demagogiche o riflessi personalistici che pur hanno caratterizzato la contesa negli anni scorsi.
Nei giorni scorsi avevo scritto che sostenere la candidatura del Professor Lessig alle primarie USA era far politica anche in Italia.
Lawrence Lessig rappresenta un'ulteriore incarnazione del sogno americano: con un passato complicato da abusi sessuali subiti quando era capo-coro a scuola, denunciati in un'intervista al New York Magazine qualche anno fa, ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti accademici, ambite collaborazioni giuridiche, difeso cause impossibili e creando spazi di riforme per quanto rigaurda il diritto d'autore nell'era digitale.
Da sempre attento a questioni attinenti alla costituzionalità delle decisioni congressuali, negli ultimi anni Lessig ha dedicato buona parte del suo lavoro alla critica del finanziamento privato della politica aggiornando, da sponda democratica, quando denuncianto 50 anni fa dal presidente repubblicano Eisenhower in merito all'esistenza e ingerenza del “complesso militare industriale”.
Dopo
aver scritto un libro relativo ai finanziamenti della politica negli
USA, Lessig ha iniziato una campagna pubblica perché il congresso
riformasse la materia dando la possibilità di finanziare i candidati
esclusivamene ai privati cittadini e non alle corporation. Dopo aver
girato per anni il paese per incontri pubblici per sollecitare prese d'atto relative al big money in politics, all'inizio dell'estate il
Professore di Harvard ha pensato bene di lanciare una campagna dicrowdfunding per raccogliere in un mese un milione di dollari per
poter partecipare alle primarie per le presidenziali dell'anno
prossimo. Unico obiettivo: promuovere il cosiddetto Citizen Equality Act per far
sì che sia il cittadino, e non le grandi lobby, l'occupazione e la
preoccupazione della politica.
L'8 settembre, Lessig
ha raggiunto il suo primo obiettivo: ha raccolto i soldi necessari
per partecipare alle primarie. Certo i grandi network in USA invitano ai dibatti solo quei
candidati che, sulla base dei sondaggi sono ai primi posti. In quanto ultimo arrivato, e candidato "mono-tematico", oggi Lessig èintorno all'1%, ma se, come par di capire, il tema del
finaniamento della poltica statunitense è popolare negli USA è da prevedere che la questione diventerà virale nelle prossime
settimane e, almeno online, vedremo dibattiti interessanti.
In tutto questo in Italia, dove le primarie non son regolate per legge, e anche se lo fossero in Italia non si elegge la persona ma si vota per una lista (spesso bloccata), in questi giorni stiamo assistendo all'ennesima legge contro il finanziamento (pubblico) dei partiti a chi è stato trovato l'inganno dell'esigibilità dei “diritti pregressi” per distribuire milioni di euro senza che i bilanci dei partiti sian stati certificati.
No comments:
Post a Comment