9.29.2014

Finalmente la democrazia parla cinese

Lo avevano annunciato e son stati di parola, decine di migliaia di cinesi residenti a Hong Kong stanno occupando i luoghi simbolo della loro città con lo slogan #occupycentral per chiedere di poter eleggere direttamente, e senza veti o filtri, i propri rappresentanti politici. Durante il finesettimana la polizia ha tentato di disperdere la folla, principalmente composta da studenti, con il risultato di mobilitare altre migliaia di persone a favore del rispetto degli obblighi della Repubblica popolare cinese sia verso i propri cittadini che il Regno unito che 17 anni fa ritornò la colonia a Pechino.

Negli ultimi quattro, anni troppo spesso le democrazie occidentali hanno assistito da lontano, e con prudente diplomatico distacco, a manifestazioni di protesta di giovani tunisini, siriani, bareniti, egiziani, libici e ucraini, salvo poi trovarsi obbligati a dover affrontare scenari di restaurazione o caos. A Hong Kong, se possibile, è stato fatto anche di peggio quando banche, istituzioni finanziarie e anche la camera di commercio italiana, hanno fatto pubblici appelli all'obbedienza ai desiderata di Pechino.

I residenti di Hong Kong non voglion esser invasi dalla democrazia, non vogliono esser difesi dall'estero, non vogliono importare modelli a loro estranei, vogliono poter praticare quello che, ormai anche in dottrina, è considerato un diritto codificato: poter partecipare liberamente alla scelta dei propri governanti. E lo fanno, come i loro antenati di Tienammen, con la nonviolenza politica di chi è inerme ma non inerte.

Nei prossimi giorni occorrerà che i democratici, i liberali e i federalisti di tutto il mondo manifestino la loro vicinanza politica, e magari anche fisica, a chi si batte per l'affermazione delle libertà civili a Hong Kong e perché, finalmente, la democrazia possa parlare cinese.

9.27.2014

lettera su @ilfoglio_it sui Kurdistan

Al direttore - fa bene Paola Peduzzi a interrogarsi su come gli USA ringrazieranno i curdi iracheni per il loro fondamentale apporto alla campagna contro il cosiddetto Stato islamico, prevedo che ci sarà di che discutere, e non solo a Bagdad. Si sa, e si ricorda sempre, che in Turchia vivono oltre 13 milioni di curdi, da qualche anno ci siamo accorti che in Siria son oltre due milioni, ma raramente si ricorda che nel Rojhilatê Kurdistanê, una regione iraniana al confine con l'Iraq, i curdi son quasi otto miloni! In Siria fino all'ultimo i curdi hanno resistito all'esercito di Assad, il PKK ha dato abbondante prova di solidarietà militare contro il regime siriano e poi ai cugini peshmerga contro l'IS, non è escluso che qualche volontario curdo dell'Azarbaijan si sia arruolato con la resistenza, ma niente trapela circa la partecipazione dei curdi iraniani alla resistenza anti-islamista - forse perché son mezzi sunniti e mezzi sciiti?. Non vorrei che ancora una volta sia l'Iran dettare le condizioni per il futuro di Siria e Iraq e quindi la pace e sicurezza del "grande medio
oriente".

9.25.2014

China: Justice for Professor Ilham Tohti Uyghur sentenced to life imprisonment for "separatism." Italy should follow the matter on behalf of the EU.

The Radical Party endorses and relaunches the appeal of the World Uighur Congress led by Kadeer Rebya - a fellow Radical Party member for years - directed at the international community to put pressure on China to immediately free Uyghur Professor Ilham Tohti.
Ilham Tohti was arrested earlier this year on charges of spreading ideas in favor of secession in the Chinese region of Xinjiang, an area which the Uighurs call East Turkestan located on the border with Kazakhstan and Kyrgyzstan. Mr. Tohti, who taught at the University of Minzu, had founded "Uyghur Online," a blog in which he invited readers to a public and transparent debate aimed at promoting a dialogue between the Uighurs and Han Chinese. Professor Tohti was also well known for being one of the leading experts of Uyghur culture and traditions as well as for his support for nonviolence.

The Working Group on Arbitrary Detention of the United Nations, who had studied the case of Tohti at the end of April, reported that "the deprivation of liberty of the Uighur professor was completely arbitrary and contrary to Articles 9, 10, 11, 18 , 19, 20 and 21 of the universal Declaration on Human Rights "and called on the Chinese Government to take" all necessary measures to put an immediate remedy to the situation" of lawlessness and "release without delay the professor offering a monetary compensation for the damages caused to him from detention". The Chinese authorities have also confiscated the assets owned by Tohti and its family creating serious economic hardships to all his relatives.

In the spring of 2014, China has participated in the Universal Periodic Review on human rights at the UN Council in Geneva accepting more than 80% of the recommendations adopted by the United Nations: the case of Professor Tohti is the litmus test on commitments formally taken by Beijing in front of the international community in the field of human rights. The Radical Party hopes that Italy, rotating president of the European Union, will firmly raise the issue in all multilateral and bilateral meetings it will have with China in order to obtain Beijing's full compliance with the international obligations, and therefore the release of Ilham Tohti.

Cina: giustizia per Ilham Tohti il professore uiguro condannato all'ergastolo per "separatismo". Italia se ne faccia garante.

Il Partito Radicale raccoglie e rilancia l'appello del Congresso Mondiale degli Uiguri, guidato da Rebya Kadeer - iscritta Radicale da anni - affinché la comunità internazionale faccia pressione sulla Cina perché il Professore uiguro Ilham Tohti venga liberato quanto prima.

Ilham Tohti era stato arrestato all'inizio dell'anno con l'accusa di propagare idee a favore della secessione della regione cinese dello Xinjiang, un'area che gli uiguri chiamano Turkistan orientale situata al confine col Kazakistan e il Kirghizistan, dalla Cina. Tohti, che insegnava all'università di Minzu, aveva fondato "Uyghur Online", un blog in cui invitava i lettori a un dibattito pubblico e trasparente volto alla promozione di un dialogo tra gli uiguri e i cinesi di "etnia" han. Il professor Tohti era inoltre anche noto per esser uno dei massimi esperti di cultura e tradizioni uigure nonché per il suo sostegno alla nonviolenza.


Il gruppo di lavoro delle Nazioni unite sulla detenzione arbitraria, che aveva studiato il caso di Tohti alla fine di aprile scorso, aveva denunciato che “la privazione della libertà del professore uiguro era del tutto arbitraria e contraria agli articoli 9, 10, 11, 18, 19, 20 e 21 della Dichiarazione universale sui diritti umani” e aveva invitato il governo cinese ad adottare "tutte le misure necessarie per porre immediato rimedio alla situazione" di illegalità e "liberare senza indugio il professore e offrirgli una compensazione monetaria per i danni causatigli dalla detenzione". Per tutta risposta le autorità cinesi hanno anche confiscato i beni di proprietà di Tohti e della sua famiglia creando gravissimi disagi economici a tutti i suoi parenti.


Nella primavera del 2014 la Cina ha partecipato alla Revisione periodica universale sul rispetto dei diritti umani al Consiglio dell'Onu di Ginevra accettando oltre l'80% delle raccomandazioni adottate dalle Nazioni unite; il caso del Professor Tohti è la prova del nove relativa agli impegni formalmente presi da Pechino davanti alla comunità internazionale in materia di diritti umani. Il Partito Radicale auspica che l'Italia, presidente di turno dell'Unione europea, ponga con fermezza la questione in ogni sede multilaterale e bilaterale al fine di ottenere il pieno rispetto degli obblighi internazionali della Cina e quindi la liberazione di Ilham Tohti.

9.13.2014

mia lettera su @ilfoglio_it su OGM e congresso @ass_coscioni

Al direttore - Dopo aver ormai intervistato, come mai nessuno aveva fatto prima - tranne naturalmente Radio Radicale - tutti gli scienziati iscritti e dirigenti dell'Associazione Luca Coscioni, non vedo come il Foglio possa evitare il ruolo di media partner delle sessioni relative agli Ogm che si terranno all'XI Congresso di Roma che l'Associazione ha convocato dal 19 al 21 settembre prossimi. Che si sappia quell'appuntamento è l'unico consesso dove si parlerà laicamente, oltre che con cognizione di causa, di modificazioni genetiche e addentellati. Ci vediamo al Radisson, spero.

9.05.2014

Cannabis terapeutica bravo Renzi che dà seguito a un impegno di Berlusconi: la cannabis Made in Italy!

Dichiarazione di Marco Perduca e Donatella Poretti, senatori Radicali nella XVI legislatura:

Ci fa piacere leggere sui giornali di oggi che il governo Renzi intende dar seguito a un impegno preso nel gennaio 2010 da quello Berlusconi relativamente alla cannabis terapeutica. Un impegno che, non senza qualche difficoltà, riuscimmo a far prendere al sottosegretario Giovanardi e il Senatore Gasparri con un ordine del giorno (vedi testo qui sotto).

L'Italia ha tutto ciò che serve per avviare una produzione a livello industriale, il centro di ricerca per le colture industriali di Rovigo, che è un istituto pubblico autorizzato alla produzione di cannabis per scopi di ricerca può inviare il materiale allo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze e far partire una produzione Made in Itally di cannabinoidi a fini terapeutici oggi vittime del monopolio olandese del Bedrocan.

In Italia, pur essendo consentita la prescrizione di terapie che fanno uso di questi farmaci da sette anni, il loro approvvigionamento è possibile, nei termini previsti dalle leggi, esclusivamente grazie all’importazione dall’estero attraverso le procedure previste dal D.M. 11-2-1997 (Importazione di specialità medicinali registrate all’estero). Non esistono in commercio farmaci registrati a base di cannabinoidi, né  sintetici né naturali, e non esistono produttori italiani autorizzati di cannabis per scopi medici. le pratiche per l'importazione di questi farmaci oggi comportano un notevole aggravio di spesa rispetto al mero prezzo del farmaco, operazione che va ripetuta dopo due mesi, e solo poche Asl forniscono la terapia in regime di day hospital creando enormi disagi che spesso scoraggiano l'uso di queste terapie oppure spingono i pazienti a rivolgersi al mercato illegale - anche perché resta reato l'autocoltivazione. 

In attesa della definitiva conferma, sperando anche che vengano cancellate le pene per chi coltiva da se le piante, come chiede la recente disobbedienza civile di Laura Arconti, Rita Bernardini e Marco Pannella, occorre che il governo corrisponda alle richieste di malati per una pronta distribuzione dei cannabinoidi oggi disponibili su tutto il territorio nazionale. L'Associazione Luca Coscioni ha iniziato un lavoro di sensibilizzazione dei medici e farmacisti al quale speriamo presto si aggreghino gli ordini professionali competenti.I principi attivi dei cannabinoidi, sintetici o naturali, sono inseriti ufficialmente tra le sostanze dotate di efficacia terapeutica (tab II-B: il Delta-9-tetraidrocannabinolo, THC; il Trans-delta-9-tetraidrocannabinolo, denominato anche Dronabinol; il Nabilone). I farmaci a base di cannabinoidi sono da anni impiegati nel mondo nel trattamento dei sintomi di diverse patologie (come per esempio la nausea e il vomito nei pazienti sottoposti a chemioterapia, sindromi dolorose neuropatiche, reumatiche, di origine tumorale e di altra natura, stati di stress post-traumatico, alcuni effetti delle terapie retrovirali nei pazienti affetti da HIV, etc.).

Testo dell'ordine del giorno Poretti Perduca adottato a gennaio 2010. 

considerato che:

la soluzione al problema di rendere sempre, immediatamente e a minor costo disponibili i preparati a base di cannabinoidi, potrebbe essere quella di produrre a livello nazionale questa sostanza per scopi medici;


a Rovigo è operativo il Centro di ricerca per le colture industriali, un istituto pubblico autorizzato che da anni è in grado di produrre chilogrammi di cannabis di diverso tipo e con varie combinazioni di cannabinoidi, materiali vegetali che devono essere periodicamente distrutti.


considerato anche che:
il prodotto vegetale, per essere fruibile dai pazienti, deve essere trasformato in preparazione medicinale e perciò deve essere lavorato da un laboratorio autorizzato, di tipo farmaceutico;

una struttura pubblica che ha la possibilità di fare questa trasformazione è lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze, che tra le sue mission porta avanti le attività congiunte di ricerca e formazione, per la produzione anche di medicinali orfani;


lo Stabilimento, seppure tenuto a soddisfare prioritariamente le esigenze sanitarie delle Forze Armate, oltre ad essere autorizzato alla produzione di farmaci, può anche acquistare, impiegare e distribuire sostanze stupefacenti e psicotrope e loro preparazioni.


Impegna il governo:

- a valutare l’opportunità  e la fattibilità di una produzione in Italia di farmaci a base di cannabis grazie a strutture pubbliche quali il centro di ricerca per le colture industriali di Rovigo lo stabilimento farmaceutico militare di Firenze.

9.01.2014

mia lettera su @ilFoglio_it su #iostoconMagdi e #21ottobreingalera @storace @ilgiornale

Al direttore - mai avrei immaginato di dover scrivere un giorno #iostoconMagdi. Ritengo l'ex eurodeputato un conservatore reazionario e tante altre belle cose, ma preferirei potermici confrontare pubblicamente piuttosto che vederlo deferito a un qualche comitato di salute pubblica previsto dall'ordine dei giornalisti. Tra le varie altre implicazioni socio-giuridiche, il caso Allam conferma una particolare attenzione censorea nei confronti de il Giornale che un paio d'anni fa s'era visto condannare il direttore per diffamazione a mezzo stampa reo d'aver aver ospitato un pezzo contro un magistrato. Di altrettanto rilievo costituzionale mi pare l'hashtag #21ottobreingalera relativo al caso di Francesco Storace accusato d'aver vilipeso il Capo dello Stato sette anni fa. Nel primo caso andrebbe finalmente abolito l'ordine dei giornalisti, nel secondo abrogato l'articolo 278 del codice penale - entrambi le riforme avrebbero a che fare con la libertà d'espressione. A Palazzo Chigi, però, si preoccupano di intercettazioni e, ancor di più, di prescrizione.