7.09.2014

Finocchiaro e Calderoli si son dimenticati di prevedere il quorum per il referendum confermativo delle modifiche costituzionali!

Mi sa che nell'afflato riformatore, la Presidente Finocchiaro e il padre del Porcellum Calderoli si son dimenticati di metter una bella ciliegina sulla torta anti-demcratica che stanno cucinando in queste ore. 

Non solo accondiscendono, come tutti del resto, alla cancellazione del Senato, rendono ressoché impossibile la presentazione di proposte di leggi d'iniziativa popolare quintuplicando la soglia minima di firme necessarie, ma stracciano, de jure e de facto, anche la terza scheda!
 
Un milione di firme da raccogliere su carta e alla presenza di un pubblico ufficiale, quando l'autocertificazione è legge e la pubblica amministrazione è ormai migrata online, e prevedere un parere in corso d'opera della Consulta ammazzano un (altro) diritto costituzionalmente garantito: la possibilità per gli italiani di abrogare le leggi, sepsso comunque già di per sé incostituzionali, del parlamento dei partitocrati.

Per terminare degnamente l'opera adesso occorre scolpire la lapide dell'omicidio democratico in atto, e cioè prevedere il quorum, magari con una formula matematica degna dell'Italicum, per il referendum confermativo delle modifiche costituzionali. Sarebbe una degna ciliegina su questa bella torta avvelenata.

6.21.2014

Basta silenzi sulle droghe su @unitaonline #parliamodidroghe

Una rapida ricerca tra le notizie di Google con la parola “droghe” fa emergere notizie relative a sequestri e arresti ma niente che assomigli a un dibattito in merito allo stato dell'arte del proibizionismo. Eppure è oltre mezzo secolo che il mondo insiste, senza successo, nel voler controllare la produzione, il consumo e il commercio della sostanze stupefacenti con leggi che proibiscono tutto e con sanzioni che puniscono severamente anche il mero possesso.

Le vittime della “guerra alla droga” sono dappertutto. Vi sono casi eclatanti, come le esecuzioni di massa in Messico, dove ogni anno vengono uccise più persone che nella guerra in Siria, e meno noti, come le nuove rotte africane della cocaina, oppure la produzione di droghe fai da te in mezzo mondo. Certo è che dappertutto il proibizionismo ha fallito e che nessun governo s'azzarda ad ammetterlo e agendo di conseguenza. La pur meritoria e coraggiosa legalizzazione della marijuana in Uruguay è frutto di un ragionamento diverso dalla denuncia del proibizionismo.

Già all'indomani del referendum del 1993, il Partito Radicale aveva lanciato una campagna globale per la riforma delle tre Convenzioni dell'Onu (1961, 1971 e 1988) in materia di droghe per denunciare che i danni delle “droghe” derivassero dal loro esser state arbitrariamente proibite e non esclusivamente dalla tossicità delle sostanze. Le leggi di adeguamento nazionale di quell'impianto proibizionista globale si son da subito rivelate criminogene e hanno creato un immenso valore aggiunto a prodotti della natura o dell'uomo che di per sé non ne avrebbero.

L'Italia è in parte responsabile di questo stato di cose. Dalla sua fondazione, e fino al 2010, un italiano è sempre stato a capo dell'Ufficio Onu sulla droga e il crimine. In oltre 25 anni di reggenza non s'è mai tentato di proporre alle Nazioni unite il modello riformatore italiano del referendum del 1993 che ci aveva visti, primo e unico paese al mondo, depenalizzare il possesso personale di tutte le droghe con oltre 19 milioni di voti a favore di un referendum contro il carcere. Anzi, grazie a Pino Arlacchi, nella prima sessione speciale dell'Assemblea generale dell'Onu sulle droghe del 1998, si fece adottare una solenne dichiarazione intitolata “Un mondo senza droghe è possibile in 10 anni” cercando di coinvolgere i peggiori regimi, dalla giunta birmana ai talebani, come alleati privilegiati nella “guerra alla droga”.

L'Assemblea generale dell'Onu si riconvoca sulle “droghe” nel 2016. Dopo l'ampio riconoscimento dell'uso terapeutico della cannabis negli USA, la discontinuità depenalizzatrice di paesi come Uruguay, Portogallo, Spagna, Paesi bassi e Repubblica Ceca e i drammatici appelli degli ex presidenti di Messico, Colombia e Brasile per un approccio diverso in materia, non valutare gli stupefacenti effetti della guerra alla droga sarebbe esiziale.

Il 26 giugno si celebra in tutto il mondo la giornata internazionale della lotta alla droga. L'agenda del Parlamento non segnala un dibattito sul tema né il servizio pubblico prevede trasmissioni di approfondimento. I silenzi istituzionali non finiscono qui. Dopo le risibili modifiche alla legge ex-Fini-Giovanardi, il Governo non ha nominato un sottosegretario competente per gli stupefacenti né ha sostituto il dottor Serpelloni a capo del Dipartimento sulle politiche sulle droghe. Il Presidente Renzi non ha fatto sapere alcunché circa la convocazione della sesta Conferenza nazionale sulle droghe né se ritiene la riduzione dei danni del proibizionismo sulle droghe una priorità della presidenza italiana dell'Unione europea. In vista del 26 giugno qualche chiarimento in effetti sarebbe necessario, se non urgente.

6.20.2014

Caro @Pontifex_it #parliamodidroghe, è la proibizione che ha aumentato il mercato turpe. col controllo legale sarebbe tutto più facile

Mi permetto di segnalare a Papa Francesco che in nessuna parte del mondo le campagnae di prevenzione del consumo di "droghe" sono riuscite ad avere un impatto efficace sul controllo del fenomeno. Il mercato turpe denunciato dal Papa è frutto del proibiziosmo e non delle caratteristiche intrinseche delle sostanze stupefacenti illecite.

Sono oltre 40 anni che il Partito Radicale denuncia che i danni relativi alle "droghe" non derivano da esse, ma dalla proibizione. E il mero fatto che ogni anno aumentino la produzione, il consumo e il commercio di tutte le sostanze proibite e che ogni giorno vengon scoperte nuove droghe dovrebbe insinuare il dubbio, anche nei meno addentro alla materia, che il proibionismo abbia abbondatemente manifestato i suoi fallimenti.


Non solo, a un pontefice molto attento agli utlimi, ai poveri e ai diseredati, non dovrebbero sfuggire le violazioni dei diritti umani che vengono portate avanti in nome della "guerra alla droga": le carceri son piene di spacciatori trattati in modo disumano e degradante, i contadini andini o afgani sono schiavizzati e sfruttati, le donne usate come "mule", i bambini ridotti spacciatori e maltrattati e, cosa forse ancor più grave, l'80% del mondo non conosce analgesici in virtù della guerra all'oppio. 

Il 26 giugno sarà la giornata mondiale per la lotta alla droga; se nei prossimi giorni si riuscisse ad aprire un dibattito non ideologico in materia, son convinto che anche in Vaticano, dove certi temi fortunatamente non son più ossessioni, si propagherebbe il buon senso del controllo legale delle sostanze stupefacenti. Caro @Pontifex #parliamodidroghe