8.22.2015

Sul futuro della Libia con risposta di @claudiocerasa direttore de @ilFoglio_it

Al direttore - Se il menù per la Libia dev`esser quello della "guerra al terrore" il pranzo avrà lo stesso sapore amaro e insoddisfacente di quello iracheno e afghano. Perseguire un governo d`unità nazionale potrà portare i frutti se, e solo se, la comunità internazionale, intesa come Nazioni Unite, si impegnerà in un prudente e possente esercizio di state building. Dopo 40 anni di dittatura, da noi strenuamente difesa, e quattro anni di guerra tra bande (che di islamico hanno ben poco) occorre costruire, e non comporre, delle istituzioni fondate sullo Stato di Diritto e non dedicarsi a esercizi tipo "larghe intese" o attacchi mirati contro questo o quel "califfo". La politica non deve aver bisogno di agitare spauracchi bellici per trovare giustificazioni.

Marco Perduca
C`è solo un problema: la comunità internazionale, caro Perduca, come si sarà accorto non esiste. E le alternative alle guerre al terrore, vedi la strategia scelta negli ultimi tre anni dalla "comunità internazionale" in Siria, hanno prodotto risultati disastrosi. Il problema non è "se" intervenire, ma come farlo. E su questo mi sembra che tutti facciano i furbetti e se ne stiano lì a fischiettare in allegria.

8.08.2015

Egemonia culturale dei #Radicali anche sull'ICI al Vaticano @radicali #senzafiltri @radioradicale

Era il settembre 2011 e in Commissione Bilancio del Senato della Repubblica (anche allora presieduta dal Senatore Azzollini), tra le migliaia di emendamenti alla "manovra" si prendevano in considerazione gli emendamenti 2.0.5 e 2.0.17 a firma Bonino, Poretti, Perduca, Carloni e Chiaromonte relativi all'abolizione dell'esenzione dell'Ici per le attività commerciali del Vaticano.

Nella mia dichiarazione di voto ricordai come si trattasse di una norma volta a limitare gli aiuti di Stato e a recuperare entrate stimate tra i 400 e i 700 milioni di Euro, soldi che avrebbero potuto compensare i tagli che negli anni avevano indebolito le amministrazioni locali.

A termine del mio intervento chiesi un voto per alzata di mano: votarono a favore del Pd Agostini, Carloni e Vita, gli altri componenti della delegazione del Partito Democratico non votarono (anche se poi il Senatore Legnini, oggi vice-presidente del CSM, disse d'aver votato a favore). Contrari Pdl, Lega e terzo polo, astenuta, quindi voto contrario al Senato, l'IdV.

Nel giro di quattro mesi il governo Monti recepì le modifiche richieste, senza naturalmente citare la fonte naturalmente. Quelle stesse modifiche sono state alla base della decisione della Corte di Cassazione relativa all'ICI delle scuole livornesi.

Registrai il video qui sotto, in violazione del regolamento, col mio blackberry mentre parlavo. Nessun giornale riprese la notizia e online solo @vaticanopagatu rilanciò il video. L'altro giorno ho visto titoloni perché un deputato del Movimento 5 Stelle s'era videoregistrato.

E poi Pannella non ha ragione quando parla di egemonia culturale?

Meditate gente, meditate...


6.27.2015

Giornata Mondiale Contro la Tortura. “Faremo ricorso all’Onu se il reato di tortura che si vuole introdurre in Italia sarà quello in discussione al Senato

Nella Giornata Mondiale Contro la Tortura, i dirigenti Radicali Sergio d’Elia, Segretario di Nessuno tocchi Caino, Rita Bernardini, Segretaria di Radicali Italiani, Maurizio Turco, Tesoriere del Partito Radicale e Marco Perduca, Rappresentante all'ONU del Partito Radicale ed Elisabetta Zamparutti, Tesoriera di Nessuno tocchi Caino e candidata al Comita europeo Prevenzione Tortura hanno dichiarato:

“Sul tema della tortura, l’Italia si conferma essere un Paese che non rispetta gli obblighi che le derivano dal Diritto Internazionale. Non solo a distanza di ben 26 anni dalla ratifica della Convenzione ONU sulla tortura siamo ancora in attesa dell’introduzione del reato nel nostro ordinamento, ma il testo finalmente all’esame del Parlamento disattende la definizione propria del Diritto Internazionale per il quale la tortura non è una fattispecie di reato “comune” cioè che si può commettere tra due privati cittadini (in famiglia, fra criminali, in un consesso mafioso..). La polizia per prima, che appare invece ribellarsi corporativamente all’introduzione del reato di tortura in Italia, dovrebbe respingere la proposta in discussione proprio per l’offensivo e umiliante accostamento a comportamenti delinquenziali di cittadini comuni, e accettare quindi la previsione del reato secondo il diritto internazionale, laddove cioè ci sia un obbligo di custodia o un obbligo giudiziario di intervento. E’ quindi un reato specifico, tipico del comportamento di un pubblico ufficiale nelle sue vesti di responsabile di investigazione o indagine giudiziaria su persone sospettate di reato, di custodia e tutela di una persona privata della libertà personale”, hanno spiegato i Radicali che hanno poi aggiunto “Peraltro, l’Italia, due anni fa, ha ratificato il Protocollo Facoltativo alla Convenzione ONU sulla tortura per il quale andrebbe creata un'istituzione indipendente per le visite nonché un sottocomitato nazionale per la prevenzione della tortura, che non abbiamo ancora istituito per cui neppure su questo siamo in linea coi nostri obblighi internazionali”.

I Radicali danno atto del fatto che nel passaggio dal Senato alla Camera della legge sul reato di tortura, sono state introdotte modifiche positive come quella per cui la condotta deve essere intenzionale e quella per cui anche una sola condotta costituisce atto di tortura.

“Tuttavia il reato rimane comune e a forma vincolata (tramite violenza o minaccia) e questo lascia del tutto scoperte le più moderne forme di tortura (solo per fare degli esempi: privazione del cibo o del sonno; sottoposizione ad alte o basse temperature; la musica ad altissimo volume o costringere a posture innaturali, etc.). Senza contare che manca del tutto l’insieme di regole previste dalla Convenzione (articoli 2, 10 e 11) per prevenire gli illeciti, dalla formazione del personale di polizia, civile, militare, medico al sistema di identificazione degli agenti”, hanno precisato D’Elia, Bernardini, Turco e Perduca.

I Radicali hanno concluso annunciando: “Se il testo all’esame del Senato non verrà modificato faremo ricorso al Comitato ONU sulla tortura per la non aderenza della legge agli obblighi di implementazione della Convenzione ONU. Inoltre, ci batteremo per modificare la previsione in base alla quale per la morte non voluta sia prevista una pena superiore a quella dell’omicidio volontario (con evidenti profili di incostituzionalità) e, per chi cagiona volontariamente la morte, si sia mantenuta la pena dell’ergastolo, che ci vede storicamente contrari.”
Nella Giornata Mondiale Contro la Tortura, i dirigenti Radicali Sergio d’Elia, Segretario di Nessuno tocchi Caino, Rita Bernardini, Segretaria di Radicali Italiani, Maurizio Turco, Tesoriere del Partito Radicale e Marco Perduca, Rappresentante all'ONU del Partito Radicale ed Elisabetta Zamparutti, Tesoriera di Nessuno tocchi Caino e candidata al Comita europeo Prevenzione Tortura hanno dichiarato:
“Sul tema della tortura, l’Italia si conferma essere un Paese che non rispetta gli obblighi che le derivano dal Diritto Internazionale. Non solo a distanza di ben 26 anni dalla ratifica della Convenzione ONU sulla tortura siamo ancora in attesa dell’introduzione del reato nel nostro ordinamento, ma il testo finalmente all’esame del Parlamento disattende la definizione propria del Diritto Internazionale per il quale la tortura non è una fattispecie di reato “comune” cioè che si può commettere tra due privati cittadini (in famiglia, fra criminali, in un consesso mafioso..). La polizia per prima, che appare invece ribellarsi corporativamente all’introduzione del reato di tortura in Italia, dovrebbe respingere la proposta in discussione proprio per l’offensivo e umiliante accostamento a comportamenti delinquenziali di cittadini comuni, e accettare quindi la previsione del reato secondo il diritto internazionale, laddove cioè ci sia un obbligo di custodia o un obbligo giudiziario di intervento. E’ quindi un reato specifico, tipico del comportamento di un pubblico ufficiale nelle sue vesti di responsabile di investigazione o indagine giudiziaria su persone sospettate di reato, di custodia e tutela di una persona privata della libertà personale”, hanno spiegato i Radicali che hanno poi aggiunto “Peraltro, l’Italia, due anni fa, ha ratificato il Protocollo Facoltativo alla Convenzione ONU sulla tortura per il quale andrebbe creata un'istituzione indipendente per le visite nonché un sottocomitato nazionale per la prevenzione della tortura, che non abbiamo ancora istituito per cui neppure su questo siamo in linea coi nostri obblighi internazionali”.
I Radicali danno atto del fatto che nel passaggio dal Senato alla Camera della legge sul reato di tortura, sono state introdotte modifiche positive come quella per cui la condotta deve essere intenzionale e quella per cui anche una sola condotta costituisce atto di tortura.
“Tuttavia il reato rimane comune e a forma vincolata (tramite violenza o minaccia) e questo lascia del tutto scoperte le più moderne forme di tortura (solo per fare degli esempi: privazione del cibo o del sonno; sottoposizione ad alte o basse temperature; la musica ad altissimo volume o costringere a posture innaturali, etc.). Senza contare che manca del tutto l’insieme di regole previste dalla Convenzione (articoli 2, 10 e 11) per prevenire gli illeciti, dalla formazione del personale di polizia, civile, militare, medico al sistema di identificazione degli agenti”, hanno precisato D’Elia, Bernardini, Turco e Perduca.
I Radicali hanno concluso annunciando: “Se il testo all’esame del Senato non verrà modificato faremo ricorso al Comitato ONU sulla tortura per la non aderenza della legge agli obblighi di implementazione della Convenzione ONU. Inoltre, ci batteremo per modificare la previsione in base alla quale per la morte non voluta sia prevista una pena superiore a quella dell’omicidio volontario (con evidenti profili di incostituzionalità) e, per chi cagiona volontariamente la morte, si sia mantenuta la pena dell’ergastolo, che ci vede storicamente contrari.”
- See more at: http://www.radicali.it/comunicati/20150626/giornata-mondiale-contro-tortura-radicali-faremo-ricorso-all-onu-se-reato-tortur#sthash.gG6m0FKI.dpuf
ella Giornata Mondiale Contro la Tortura, i dirigenti Radicali Sergio d’Elia, Segretario di Nessuno tocchi Caino, Rita Bernardini, Segretaria di Radicali Italiani, Maurizio Turco, Tesoriere del Partito Radicale e Marco Perduca, Rappresentante all'ONU del Partito Radicale ed Elisabetta Zamparutti, Tesoriera di Nessuno tocchi Caino e candidata al Comita europeo Prevenzione Tortura hanno dichiarato:
“Sul tema della tortura, l’Italia si conferma essere un Paese che non rispetta gli obblighi che le derivano dal Diritto Internazionale. Non solo a distanza di ben 26 anni dalla ratifica della Convenzione ONU sulla tortura siamo ancora in attesa dell’introduzione del reato nel nostro ordinamento, ma il testo finalmente all’esame del Parlamento disattende la definizione propria del Diritto Internazionale per il quale la tortura non è una fattispecie di reato “comune” cioè che si può commettere tra due privati cittadini (in famiglia, fra criminali, in un consesso mafioso..). La polizia per prima, che appare invece ribellarsi corporativamente all’introduzione del reato di tortura in Italia, dovrebbe respingere la proposta in discussione proprio per l’offensivo e umiliante accostamento a comportamenti delinquenziali di cittadini comuni, e accettare quindi la previsione del reato secondo il diritto internazionale, laddove cioè ci sia un obbligo di custodia o un obbligo giudiziario di intervento. E’ quindi un reato specifico, tipico del comportamento di un pubblico ufficiale nelle sue vesti di responsabile di investigazione o indagine giudiziaria su persone sospettate di reato, di custodia e tutela di una persona privata della libertà personale”, hanno spiegato i Radicali che hanno poi aggiunto “Peraltro, l’Italia, due anni fa, ha ratificato il Protocollo Facoltativo alla Convenzione ONU sulla tortura per il quale andrebbe creata un'istituzione indipendente per le visite nonché un sottocomitato nazionale per la prevenzione della tortura, che non abbiamo ancora istituito per cui neppure su questo siamo in linea coi nostri obblighi internazionali”.
I Radicali danno atto del fatto che nel passaggio dal Senato alla Camera della legge sul reato di tortura, sono state introdotte modifiche positive come quella per cui la condotta deve essere intenzionale e quella per cui anche una sola condotta costituisce atto di tortura.
“Tuttavia il reato rimane comune e a forma vincolata (tramite violenza o minaccia) e questo lascia del tutto scoperte le più moderne forme di tortura (solo per fare degli esempi: privazione del cibo o del sonno; sottoposizione ad alte o basse temperature; la musica ad altissimo volume o costringere a posture innaturali, etc.). Senza contare che manca del tutto l’insieme di regole previste dalla Convenzione (articoli 2, 10 e 11) per prevenire gli illeciti, dalla formazione del personale di polizia, civile, militare, medico al sistema di identificazione degli agenti”, hanno precisato D’Elia, Bernardini, Turco e Perduca.
I Radicali hanno concluso annunciando: “Se il testo all’esame del Senato non verrà modificato faremo ricorso al Comitato ONU sulla tortura per la non aderenza della legge agli obblighi di implementazione della Convenzione ONU. Inoltre, ci batteremo per modificare la previsione in base alla quale per la morte non voluta sia prevista una pena superiore a quella dell’omicidio volontario (con evidenti profili di incostituzionalità) e, per chi cagiona volontariamente la morte, si sia mantenuta la pena dell’ergastolo, che ci vede storicamente contrari.”
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ella Giornata Mondiale Contro la Tortura, i dirigenti Radicali Sergio d’Elia, Segretario di Nessuno tocchi Caino, Rita Bernardini, Segretaria di Radicali Italiani, Maurizio Turco, Tesoriere del Partito Radicale e Marco Perduca, Rappresentante all'ONU del Partito Radicale ed Elisabetta Zamparutti, Tesoriera di Nessuno tocchi Caino e candidata al Comita europeo Prevenzione Tortura hanno dichiarato:
“Sul tema della tortura, l’Italia si conferma essere un Paese che non rispetta gli obblighi che le derivano dal Diritto Internazionale. Non solo a distanza di ben 26 anni dalla ratifica della Convenzione ONU sulla tortura siamo ancora in attesa dell’introduzione del reato nel nostro ordinamento, ma il testo finalmente all’esame del Parlamento disattende la definizione propria del Diritto Internazionale per il quale la tortura non è una fattispecie di reato “comune” cioè che si può commettere tra due privati cittadini (in famiglia, fra criminali, in un consesso mafioso..). La polizia per prima, che appare invece ribellarsi corporativamente all’introduzione del reato di tortura in Italia, dovrebbe respingere la proposta in discussione proprio per l’offensivo e umiliante accostamento a comportamenti delinquenziali di cittadini comuni, e accettare quindi la previsione del reato secondo il diritto internazionale, laddove cioè ci sia un obbligo di custodia o un obbligo giudiziario di intervento. E’ quindi un reato specifico, tipico del comportamento di un pubblico ufficiale nelle sue vesti di responsabile di investigazione o indagine giudiziaria su persone sospettate di reato, di custodia e tutela di una persona privata della libertà personale”, hanno spiegato i Radicali che hanno poi aggiunto “Peraltro, l’Italia, due anni fa, ha ratificato il Protocollo Facoltativo alla Convenzione ONU sulla tortura per il quale andrebbe creata un'istituzione indipendente per le visite nonché un sottocomitato nazionale per la prevenzione della tortura, che non abbiamo ancora istituito per cui neppure su questo siamo in linea coi nostri obblighi internazionali”.
I Radicali danno atto del fatto che nel passaggio dal Senato alla Camera della legge sul reato di tortura, sono state introdotte modifiche positive come quella per cui la condotta deve essere intenzionale e quella per cui anche una sola condotta costituisce atto di tortura.
“Tuttavia il reato rimane comune e a forma vincolata (tramite violenza o minaccia) e questo lascia del tutto scoperte le più moderne forme di tortura (solo per fare degli esempi: privazione del cibo o del sonno; sottoposizione ad alte o basse temperature; la musica ad altissimo volume o costringere a posture innaturali, etc.). Senza contare che manca del tutto l’insieme di regole previste dalla Convenzione (articoli 2, 10 e 11) per prevenire gli illeciti, dalla formazione del personale di polizia, civile, militare, medico al sistema di identificazione degli agenti”, hanno precisato D’Elia, Bernardini, Turco e Perduca.
I Radicali hanno concluso annunciando: “Se il testo all’esame del Senato non verrà modificato faremo ricorso al Comitato ONU sulla tortura per la non aderenza della legge agli obblighi di implementazione della Convenzione ONU. Inoltre, ci batteremo per modificare la previsione in base alla quale per la morte non voluta sia prevista una pena superiore a quella dell’omicidio volontario (con evidenti profili di incostituzionalità) e, per chi cagiona volontariamente la morte, si sia mantenuta la pena dell’ergastolo, che ci vede storicamente contrari.”
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6.26.2015

Giornata mondiale contro il narco-traffico: niente da celebrare, anzi!

Come da 28 anni a questa parte, il 26 giugno si celebra la giornata mondiale contro il narcotraffico e l'abuso degli stupefacenti; per marcare la ricorrenza le Nazioni unite hanno pubblicato oggi il Rapporto Mondiale sulle Droghe (World Drug Report) dedicandolo al cosiddetto "sviluppo alternativo".

Da una prima lettura, molti sono i problemi presentati, ma non analizzati, nel rapporto dell'ONU:

1) a più riprese l'Ufficio delle Nazioni unite per le droghe e il crimine, UNODC, ammette di aver preparato il volume sulla base di una scarsa documentazione fornita dagli Stati - il fenomeno potrebbe esser quindi enormemente maggiore e più grave di quanto riportato!

2) Si "stima" che almeno 246 milioni di individui (1 ogni 20 persone comprese tra i 15 e i 64 anni di età) abbiano fatto uso di una sostanza proibita nel 2013 - oltre tre milioni in più rispetto al rapporto dell'anno precedente. Di questi, 1 su 10 ha un rapporto problematico con le sostanze, il che vuol dire che ci sono circa 27 milioni di persone che vivono con grossi rischi per la salute. Si ritiene che 187mila persone abbiano perso la vita a causa delle droghe. La metà di coloro che hanno un rapporto problematico con le sostanze fa uso di stupefacenti per via endovenosa, e per questo 1.65 milioni è sieropositivo.

3) Per la prima volta si evidenzia che se una persona su tre che ha un rapporto problematico con gli stupefacenti è donna, solo una donna su cinque riceve attenzione socio-sanitaria. Situazione che si aggrava nei paesi poveri.

4) In nessuna parte del mondo si riporta una significativa diminuzione della produzione, consumo e commercio delle sostanze proibite, anzi, nel caso dell'oppio in Afghanistan si registra il maggior aumento dal 1930!

5) Mentre l'oppio per eroina proviene prevalentemente dall'Asia centro meridionale (Afghanistan, Laos e Birmania, con però nuove coltivazioni in Colombia e Messico) e la foglia di coca resta un prodotto esclusivamente andino; l'hashish proviene da Asia, Medio oriente e Africa del Nord, mentre la marijuana viene coltivata ovunque nel mondo. Stessa diffusione capillare di produzione interessa la produzione di metamfetamine - nel solo 2013 ne son state registrate 450 tipi di cui 69 totalmente nuovi e sostanze "tradizionali" come l'ecstasy son state soppiantate da nuovi prodotti sintetici.

6) L'Africa, come era accaduto anni fa per il Brasile, è diventata la nuova via di traffico verso l'Europa. Dalla Guinea Bissau, attraverso Mali, Algeria e poi Libia la cocaina arriva nel Mediterraneo e viene distribuita sui mercati europei dalla 'Ndrangheta in regime di quasi monopolio. Dal Corno d'Africa invece entra l'eroina e raggiunge le coste mediterranee attraverso i Sudan e la Libia. Nel primo come nel secondo caso, ma l'ONU non lo sottolinea, le vie del traffico internazionale degli stupefacenti sembra esser parallele e quelle dei migranti.

Insomma, il solito catalogo burocratico senza un approfondimento che sia uno - tra l'altro il Rapporto mondiale quest'anno è stato prodotto con il significativo contributo della Russia di Putin!


il 19 e 21 aprile del 2016, l'Assemblea generale delle Nazioni unite ha convocato una sua sessione speciale interamente dedicata al controllo delle sostanze proibite, c'è da sperare che cessi la politica dello struzzo e inizi e quella dello studio, della comparazione dei dati e della loro analisi e valutazione per avviare un sincero processo di riforma delle tre convenzioni ONU in materia di droghe perché il loro fallimento continua a esser totale

6.04.2015

Il rapporto europeo sulle droghe conferma che malgrado il proibizionismo non diminuiscono. Occorrono riforme radicali

I dati contenuti nel rapporto pubblicato oggi dall'Osservatorio europeo per il monitoraggio delle droghe e delle dipendenze conferma che, malgrado il permanere di politiche altamente punitive in tutta l'Unione (inclusa Norvegia e Turchia), il fenomeno non accenna a diminuire, anzi!

Sia che si tratti delle cosiddette "droghe leggere", sia che si parli di quelle pesanti, le sostanze proibite rimangono fedeli accompagnatrici delle abitudini di milioni di europei. Non passa giorno che non vengano "scoperte" nuove sostanze e, anche grazie a internet e a nuove app, ormai il mercato non e' mai a corto d'offerta. L'eta' di chi ha un rapporto problematico con le sostanze aumenta, restano diffusi il poli-consumo e il collegamento coi comportamenti sessuali a rischio - per non parlare delle ingenti risorse umane e finanziarie dedicate dagli stati nella "guerra alla droga".

Insomma, un'ennesima conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, dei fallimenti del proibizionismo e dei problemi creati dall'estensione del diritto penale al "controllo" di problematiche di tipo socio-sanitario.

Il 26 di giugno, giornata mondiale contro le droghe, le Nazioni unite presenteranno il Rapporto mondiale sulle droghe, con queste premesse europee e' ragionevole ipotizzare che nel resto del mondo la situazione non sia migliore. Sempre a giugno il Governo italiano dovrebbe presentare la sua relazione annuale al Parlamento sul fenomeno degli stupefacenti, e' da sperare che dopo anni di mistificazioni finalmente si possano avere dati elaborati in modo scientificamente affidabile sui quali pero' occorre aprire un dibattito laico per proporre riforme radicali. Procrastinare sarebbe criminogeno.

5.10.2015

su CRA di Rovigo #Renziciripensi

Per applicare pienamente lo spirito, oltre che la lettera, delle previsioni della spending review, occorre Il governo congeli la decisione di chiudere il Centro di Ricerca per le Colture Industriali di Rovigo in attesa della pubblicazione del documento del gruppo di lavoro inter-ministeriale sui farmaci cannabinoidi. Dal 2007 infatti In Italia esiste una legge che consente la prescrizione di prodotti sostituitivi di terapie derivanti dalla cannabis, si tratta di una legge quasi del tutto sconosciuta e, se possibile, osteggiata ma che invece, se pienamente applicata, consentirebbe la creazione di una domanda legale di sostanze tali per cui si consentirebbe la creazione di un significativo settore di mercato che garantirebbe vita e profitti a tutti i soggetti coinvolti e tra questi il Centro di Rovigo. Per non parlare del rispetto del diritto alla salute di decine di migliaia di persone.

Gli esperti del Ministero della salute e della Difesa hanno fissato in 80 piantine, selezionate per l'appunto dai ricercatori di Rovigo, la quantità per far partire il progetto pilota di produzione della cannabis terapeutica "made in Italy", una decisione tanto importante quanto insufficiente a far fronte alle richieste nazionali - la sola Rita Bernardini, segretaria di Radiali Italiani ne ha piantate 50 come disobbedienza civile, anche per gli aspetti terapeutici. Se dovessimo chiudere oggi un istituto che domani, in virtù delle competenze costruite in anni di ricerca, potrebbe tornar molto utile a consolidare la produzione di cannabis medica made in Italy, equivarrebbe a tagliare un investimento, non una spesa. Renzi ci ripensi.