4.20.2016

Mia lettera su @ilfoglio_it su #UNGASS2016 con risposta di @claudiocerasa

Al direttore - Nel 1961, mentre il mondo assisteva ammirato, o preoccupato, al primo uomo nello spazio, il sovietico Yuri Alekseyevich Gagarin, prendeva parte da lontano al tentativo di sbarco americano sulla Baia dei Porci a Cuba o al processo Eichmann a Gerusalemme - e mentre gli europei vedevano finire il Piano Marshall - al Palazzo di Vetro gli stati membri delle Nazioni Unite si riunivano per adottare la Convenzione unica sulle sostanze stupefacenti e psicotrope. 

Non era la prima volta che le massime potenze mondiali si ritrovavano intorno a un tavo/o per mettere nero su bianco le loro preoccupazioni relative alle droghe. Mezzo secolo prima della riunione di New York, un simile incontro ai vertici convocato nella capitale olandese aveva adottato la convenzione dell`Aia - il primo trattato globale di controllo dei traffici di droga. Il documento del 1912, firmato da Germania, Stati Uniti, Cina, Francia, Regno Unito, Italia, Giappone, Paesi Bassi, Persia, Portogallo, Russia e Siam stabiliva che gli stati firmatari dovessero "compiere i loro migliori sforzi per controllare, o per incitare al controllo di tutte le persone che fabbrichino, importino, vendano, distribuiscano e esportino morfina, cocaina, e loro derivati, così come i rispettivi locali dove queste persone esercitino tale industria o commercio".

 All'indomani della Grande guerra, la Convenzione dell'Aia ottenne validità mondiale venendo incorporata nel trattato di pace di Versailles. Anni prima che Einstein sviluppasse la sua teoria della relatività, la cosiddetta Comunità internazionale, senza alcuna motivazione medico-scientifica, prendeva un "solenne impegno" per il bene dell`umanità che per oltre 100 anni verrà ripetuto dalle Nazioni Unite e dalle cancellerie di tutti quei paesi che avrebbero adottato e ratificato le altre due convenzioni delle Nazioni Unite nel 1971 e 1988. 

Per quanto nei tre documenti dell'Onu non si preveda la proibizione di produzione, consumo o commercio delle piante e dei loro derivati inclusi nelle varie tabelle, l`interpretazione prevalente degli stati membri delle Nazioni Unite è sempre stata quella di affidare al diritto penale il controllo delle coltivazioni, il contrasto all'uso personale e l`interdizione manu militari dei traffici delle sostanze dal sud al nord del mondo. Per oltre mezzo secolo, le tre Convenzioni hanno ispirato leggi e politiche per "controllare le droghe" senza prevedere sanzioni per chi non le rispetta né un meccanismo che ne consenta una revisione che non sia consensuale. 

Malgrado non passi anno in cui il Rapporto mondiale sulle droghe prodotto dall'Ufficio delle Nazioni Unite per la droga e il crimine non certifichi l`aumento della penetrazione degli stupefacenti in ogni dove, non si vede all'orizzonte l`avvio di un processo di valutazione dei risultati ottenuti o la minima critica del centenario impianto proibizionista. Dal 19 al 21 aprile prossimi si terrà a New York la terza sessione speciale dell'Assemblea generale dedicata al tema delle "droghe" - le altre furono nel 1990 e 1998. 

Una riunione dove la dichiarazione finale verrà adottata dopo un paio d`ore di dibattito, tutto può rappresentare tranne che un`occasione per prendere decisioni importanti, ponderate e condivise. Le 24 pagine del documento conclusivo, per altro già disponibili sui siti dell'Onu da metà marzo, presentano, per l`ennesima volta, un catalogo di quanto dovrebbe esser fatto per un mondo libero dall'abuso di stupefacenti senza avanzare il minimo dubbio sull'efficacia di quanto fatto fino a oggi. 

Negli ultimi anni, l`Organizzazione mondiale della sanità, l`Agenzia Onu sull'Aids, l`Alto Commissariato per i diritti umani, oltre che decine di ex capi di stato, hanno elaborato una serie di raccomandazioni per limitare gli impatti negativi delle politiche di controllo internazionale delle droghe sui diritti umani e la salute. La spasmodica ricerca dell'unanimità sui documenti ufficiali, ha però annacquato qualsiasi innovazione rispetto al passato. Certo, si invoca una "flessibilità interpretativa", ma dopo 50 anni di fallimenti le risposte necessarie non possono che esser strutturali e radicali. Continuare a proclamare impegni vecchi di cento anni vuol dire candidare le Nazioni Unite all'irrilevanza. Anche in questo campo.

Marco Perduca

Interessante ma non mi ha convinto. La penso sempre, su questo punto, come Papa Francesco. La droga è un male, con il male non ci possono essere cedimenti o compromessi. Sorry.

1.26.2016

mia lettera su @ilfoglio_it su il figlio di Saul

Al direttore - Anche se a Mariarosa Mancuso è parsa più espressiva la nuca che non il volto di Géza Ròhrig, l'attore che impersona il personaggio principale de "Il figlio di Saul", quella pellicola è l'ennesima riprova che di film sulla Shoah non ce ne saranno mai abbastanza. In "Saul fia" si narrano le ore finali della "vita" di un Sonderkommando - un internato costretto a gestire efficientemente lo sterminio di migliaia di persone per poi subire la stessa orribile sorte. Con un milione di euro e 28 giorni di riprese intense e drammatici effetti sonori, l'esordiente Laszló Nemes racconta orrori, alienazione, speranze, odii, amori, religiosità, ribellione, vergogna, viltà e ungheresità con un lirismo sommesso di raro coinvolgimento. Il figlio di Saul è il film da vedere in questa settimana della memoria anche se gli altri li abbiamo già visti e rivisti tutti. Magari indossando proprio la vostra kippah.

10.28.2015

mia lettera su @ilfoglio_it su Consulta e #M5S

Al direttore - Ormai lo scontrino è talmente centrale al dibattito politico italiano che ci siamo dimenticati che da un paio d'anni mancano tre giudici alla Corte costituzionale. Certo cantare "o-nes-tà o-nes-tà" a reti unificate fa sembrare intonati con la vox populi ma, se i giovani virgulti del Movimento 5 stelle, invece di occupare il tetto di Montecitorio o le trasmissioni televisive, s'assumessero la responsabilità di trasformare l'Aula della Camera in seggio permanente, probabilmente le pronunce sulla legge Severino, da loro tanto agognate, avverrebbero ancor più in linea col dettato costituzionale. Non si tratta di scie chimiche, chip sottocutanei, né della negazione dell'allunaggio, ma avendo scelto di far politica dovrebbero aver scoperto che lo Stato di Diritto, e la sua certezza, abbisognano di fatti e non solo di parole. Colgo anche l'occasione per fare i miei migliori auguri all`avvocato Giuseppe Frigo che leggo non star troppo bene.