È iscritto a parlare il senatore Perduca. Ne ha facoltà.
PERDUCA (PD). L'informazione che ci ha dato relativamente alle deliberazioni della Conferenza dei Capigruppo mi impone una riflessione in merito alla parte dell'odierno ordine del giorno scritta tra parentesi. Dopo aver evidenziato in neretto che si trattava di comunicazioni del Ministro della giustizia sul sistema carcerario e sui problemi della giustizia, la parentesi recita «come richiesta avanzata ai sensi dell'articolo 62, secondo comma, della Costituzione, dei senatori Bonino ed altri». Gli altri sono 146 e sarebbero stati 181 se fossimo riusciti ad ottenere anche la firma autografa di chi non era fisicamente presente 2 settimane fa in Senato. Colgo in ogni caso l'occasione per ringraziarli.
Che cosa dice l'articolo 62 della Costituzione? Dice che «ciascuna Camera può essere convocata in via straordinaria per iniziativa del suo Presidente o del Presidente della Repubblica o di un terzo dei suoi componenti», che era stato ampiamente superato. L'articolo 52 del nostro Regolamento dice che, quando il Senato è convocato ai sensi dell'articolo 62, deve essere specificatamente indicato l'argomento da apporre all'ordine del giorno.
Orbene, il documento sul quale abbiamo raccolto le sottoscrizioni - chiaramente l'orientamento politico e anche la condivisione del documento variavano ma di così poco da averci comunque dato la possibilità di raccogliere 141 sottoscrizioni - diceva che i firmatari convocano in seduta straordinaria il Senato della Repubblica con all'ordine del giorno l'urgente discussione e votazione di un documento che fissi modi e tempi certi per l'esame di provvedimenti di amnistia, indulto, depenalizzazione e decarcerizzazione capaci di confermare, integrare, perfezionare e rafforzare i risultati certi del progetto di riforma strutturale e funzionale della giustizia, per il ripristino della legalità costituzionale e il rispetto delle convenzioni europee e internazionali di cui la Repubblica italiana è parte.
Siamo chiamati oggi - e fortunatamente anche la settimana prossima, avendo colto il suggerimento della presidente Bonino - a discutere dell'avvio di un rientro nella legalità costituzionale.
Quanto è stato evidenziato da parte del Ministro stamani, dall'esordio alla conclusione, è l'anatomia di un vero e proprio delitto. Il Ministro ha omesso di dire, ma è emerso più volte nel dibattito, che per questo delitto, per questo comportamento delinquenziale della nostra Repubblica (non da ieri né dall'altro ieri, ma ormai da quasi tre decenni), la Corte europea dei diritti umani ha emesso oltre 1000 sentenze, affrontando tutte le criticità dell'amministrazione della giustizia italiana e non soffermandosi esclusivamente su ciò che attiene al pianeta carcerario. Tuttavia, ciò che non è emerso in nessuno degli interventi - nemmeno dalle lunghe liste, retoricamente ben articolate, buon'ultima quella del senatore Fleres, che ha fatto la disamina di tutto ciò che non avrebbe voluto ricordare, dimenticandosi magari in questo non voler ricordare la penuria dei direttori delle carceri, che da cinque anni hanno il contratto bloccato e per i quali da quasi 10 non si fanno nuovi concorsi - è come affrontare questa situazione di delinquenza (ormai professionale e non più abituale visto il numero delle sentenze della Corte europea di Strasburgo) in cui noi giacciamo, con ciò riferendomi ai poteri dello Stato (legislativo, esecutivo e giudiziario), ma soprattutto alle vittime di questa sistematica e continuata violazione dei diritti umani.
Un altro dato che purtroppo non è emerso dall'informativa del Ministro è il numero oltre che dei suicidi - che comunque poi il Ministro ha fornito e di cui lo ringraziamo: ci ha aggiornato tristemente sul numero di persone che oggi hanno perso la vita nei nostri istituti penitenziari, 42, quasi cinque al mese e quindi più di uno a settimana - di coloro che hanno perso la vita a vario titolo e in vario modo all'interno delle nostre carceri, sia che si tratti di detenuti che di poliziotti penitenziari e che secondo uno studio realizzato dall'associazione «Ristretti Orizzonti» sono oltre 800.
Di fronte alla Corte penale internazionale dell'Aia ci sono casi minori che stanno portando finalmente a processo persone che si ritiene si siano macchiate di crimini contro l'umanità. Insiste quindi e si aggrava la sistematica violazione dei nostri diritti costituzionali, che si ampliano dall'amministrazione della giustizia, e quindi anche al pianeta carcere, a ben altro. Sono cinque mesi che a fasi alterne e molto rallentate Camera e Senato mantengono la Consulta senza un giudice e il Consiglio superiore della magistratura senza un membro. Anche questa è una violazione della nostra Costituzione.
Contrariamente a chi pensa che i parlamentari non facciano nulla, quotidianamente siamo chiamati ad adottare leggi che molto spesso rimandano alla necessità di adozione di alcuni decreti ministeriali, che però non vengono adottati; ricordo, nel campo della giustizia, quello relativo alle detenute madri.
Siamo chiamati spesso a votare su provvedimenti, buon ultimo la manovra finanziaria, senza poter affrontare nel dettaglio le questioni, ma con il ricorso sistematico alla fiducia, che non rappresenta un patto ma un ordine «prendere o lasciare» ciò che è contenuto nel decreto omnibus. Siamo ancora una volta in un contesto in cui si violano le prerogative dei legislatori e, conseguentemente, i diritti civili e politici degli italiani che hanno mandato in Parlamento, giocando a volte una sorta di terno al lotto perché le liste sono bloccate, i loro rappresentanti.
Di fronte a questa patente situazione di violazione costituzionale, dobbiamo iniziare a prendere in considerazione la depenalizzazione e la scarcerazione? Molto probabilmente sì, e non credo che manchino né da parte della maggioranza né dell'opposizione proposte che vadano in questo senso.
Anzi, salutiamo la creazione di un comitato di esperti da parte del Ministro stesso che proprio di questo dovrà discutere nelle prossime ore. Tuttavia la si potrà fare, come si dovrà fare, la riforma della giustizia - magari sarebbe stato meglio farla per legge ordinaria, piuttosto che per modifica costituzionale del nostro ordinamento giudiziario -, ma occorre farla dopo che abbiamo preso una decisione di vera e propria amnistia.
Il senatore Li Gotti nel suo dotto e articolato intervento ha parlato dell'unghia sporca, senza però soffermarsi su ciò che quel dito che abbiamo voluto puntare contro una luna sempre più sporca e inquinata rappresentava con la raccolta delle firme. Magari non è un caso che nessuno dei Gruppi dell'Italia dei Valori o della Lega Nord abbia sottoscritto la richiesta di convocazione straordinaria.
Diceva che se l'indulto svuota le carceri, l'amnistia svuota i cassetti. Noi riteniamo che carceri e cassetti (per cassetti intendiamo quelli dei nostri tribunali) debbano essere svuotati. Sicuramente è un provvedimento che, se raccontato nei termini in cui viene raccontato da chi ha votato per l'indulto ma poi è andato a fare autocritica a reti unificate (penso sempre all'onorevole Di Pietro), sicuramente risulta un provvedimento impopolare. Se invece lo si potesse articolare in tutta la sua problematicità - mi riferisco a quel cahiers de doléances (che ricordava fin nel minimo dettaglio poco fa il senatore Fleres) di che cosa noi imponiamo a detenuti, polizia penitenziaria, direttori e familiari degli stessi -, molto probabilmente il consenso popolare aumenta.
Occorre quindi passare speditamente, in prima battuta, entro la giornata di martedì, a modificare l'ordine del giorno. Quest'ultimo è il frutto di un'iniziativa parlamentare - pensate voi - di un Parlamento di nominati che ha trovato la dignità individuale di 144 senatori e di oltre 250 deputati di proporre al dibattito interno dell'organo legislativo misure che affrontino, con date e tempi certi, questioni relative all'amnistia, all'indulto, alla decarcerizzazione e alla depenalizzazione.
Da questo sussulto di dignità di parlamentari di maggioranza e opposizione (che paiono uniti, in una comunione di intenti degna di miglior causa, nella volontà di ridurre del 30 o anche del 50 per cento, magari togliendo i 144 senatori che hanno sottoscritto questo documento) di un Parlamento di nominati non può uscire un ulteriore rinvio alle calende greche o all'uso di condizionali che ha caratterizzato - purtroppo - la conclusione dell'intervento dell'onorevole Ministro. Occorre prendere il toro per le corna e lo si può fare esclusivamente con un provvedimento di amnistia.
Se poi tra gli amnistiati ci dovesse rientrare anche il Presidente del Consiglio, ben venga anche questo ampliamento. Anzi, per una volta che si può arrivare ad una conclusione che porti a casa i risultati che - invece - settimanalmente ci vengono proposti con delle leggi ad personam, è bene arrivare a fare tana libera tutti e quindi assumersi questa gravissima ma altrettanto necessaria e urgente decisione (verrebbe da dire obbligatoria, se dovessimo dare seguito ai vincoli internazionali che la Repubblica italiana ha), passando immediatamente all'amnistia: modificare l'ordine del giorno e avere martedì un dibattito che passi dalla disamina di questo delitto, di questo delinquente professionale che è la Repubblica italiana, alla proposta di soluzioni che, per l'appunto, partano dalla a e arrivino alla z e individuino, fin dalla a, l'amnistia come l'antidoto, il miglior cammino e la migliore preparazione per la necessaria riforma della giustizia.
Sono stati evocati gli aspetti che anche la maggioranza ha detto di mettere al centro della necessità della riforma della giustizia: separazione delle carriere e magari anche abolizione dell'obbligatorietà dell'azione penale, che non così erano articolate nel disegno di legge uscito dal Consiglio dei ministri. Vi è poi, sicuramente, la responsabilità civile dei magistrati.
Tutti questi sono dibattiti che attengono all'"accademia" se noi politicamente prima non ci assumiamo la responsabilità dell'amnistia. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Saccomanno e Valentino).
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