11.12.2008

Interrogazione sul Darfur

Il Sottosegretario di Stato
Prot. N. 007/386521
Vincenzo Scotti

4 Nov 2008


On. Senatore,
rispondo alla Sua interrogazione a risposta scritta n.4-00625 sulle violenze commesse in Darfur, il cui testo é il seguente:

Atto n. 4-00625 -Considerato che:
il 31 marzo 2005 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato con 11 voti favorevoli e quattro astensioni una risoluzione che demandava la questione delle atrocità commesse nel Darfur alla Corte penale internazionale (CPI);
si tratta di un'iniziativa fortemente voluta dai membri permanenti Francia e Gran Bretagna anche a nome dell'Unione europea e per la prima volta il Consiglio di Sicurezza, tra i cui membri permanenti ve ne sono tre (Russia, Cina e Stati Uniti) che non hanno ratificato lo Statuto di Roma della CPI, ha applicato l'articolo che prevede che il supremo organo dell'Onu possa deferire alla Corte l'esame di crimini commessi nel territorio di un Paese che non ne ha preventivamente accettato la giurisdizione, riconoscendo così alla giustizia penale internazionale esercitata dalla Corte un effettivo ruolo sovranazionale, complementare ai poteri del Consiglio di Sicurezza in materia di scurezza internazionale;
il 14 luglio 2008, il Procuratore capo della Corte penale internazionale, Luis Moreno-Ocampo, ha chiesto alla camera preliminare competente della Corte di confermare l'incriminazione formale contro il Presidente sudanese Omar al-Bashir per crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio in riferimento alla campagna di violenza, stupri e deportazioni ai danni della popolazione del Darfur;
i giudici della Camera preliminare della Corte devono ancora decidere se confermare o meno il mandato d'arresto;
persiste una situazione di generale instabilità determinata dal proseguimento di un conflitto a bassa tensione che vede obiettivo degli attacchi non soltanto la popolazione civile nel Darfur ma anche ritorsioni e vendette da parte delle milizie attive nell'area mirate ai danni degli operatori internazionali, dei funzionari delle Nazioni Unite e dei 9.000 peacekeeper di Onu e Unione africana dispiegati in Darfur;
l'articolo 16 dello Statuto di Roma, relativo alla "Sospensione delle indagini o dell'esercizio dell'azione penale" recita: "Nessuna indagine e nessun procedimento penale possono essere iniziati o proseguiti ai sensi del presente Statuto per il periodo di dodici mesi successivo alla data in cui il Consiglio di Sicurezza, con risoluzione adottata ai sensi del Capitolo VIII della Carta delle Nazioni Unite, ne abbia fatto richiesta alla Corte; tale richiesta può essere rinnovata dal Consiglio con le stesse modalità."
l'Italia è membro a rotazione del Consiglio di Sicurezza fino alla fine del 2008 e che fonti di stampa internazionale imputano a Cina e Federazione russa iniziative diplomatiche volte alla sospensione del procedimento avviato il 14 luglio 2008 dal Procuratore;
la risoluzione 1828 adottata dal Consiglio di Sicurezza il 31 luglio 2008 relativamente al rinnovo del mandato della missione di pace congiunta delle Nazioni Unite e dell'Unione africana nel Darfur (UNAMID) contiene un riferimento alla richiesta dell'Unione africana di sospendere il procedimento avviato dal procuratore della CPI nei confronti del Presidente sudanese Omar Al-Bashir, conformemente all'articolo 16 del Trattato di Roma;
considerato il ruolo da sempre esercitato da tutti i governi italiani dall'inizio degli anni '90 ad oggi relativamente alla promozione della giustizia internazionale,
si chiede di sapere:
quale sia la posizione del Governo relativamente alla paventata sospensione delle indagini sulle presunte responsabilità della più alta carica dello Stato sudanese;
se il Governo ritenga che tale questione debba essere inclusa nell'agenda del prossimo Consiglio affari generali e relazioni esterne.


Lo scenario sudanese presenta elementi di particolare criticità come il rapporto tra Nord e Sud del Paese, il conflitto in Darfur e le relazioni con il vicino Ciad.
In tale cornice di riferimento, si colloca la decisione del Procuratore della Corte Penale Internazionale (CPI), Moreno Ocampo, di richiedere l’incriminazione e l’emissione di un mandato di arresto a carico del Presidente Bashir per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità in riferimento alla campagna di violenza, stupri e deportazioni ai danni della popolazione del Darfur.
Tale istanza, su cui la Camera Preliminare della Corte si pronuncerà nei prossimi mesi, persegue il fine di assicurare alla giustizia presunti colpevoli e nello stesso tempo rischia di produrre effetti destabilizzanti in Sudan, con potenziali negative ripercussioni sull’attuazione dell’Accordo Globale di pace tra Nord e Sud del Paese (CPA) e sul riavvio del processo di pace tra governo centrale e gruppi ribelli darfuriani.
L’Italia é profondamente convinta che la stabilità e la pace nel più grande Paese africano rivestano importanza prioritaria e che esse debbano passare obbligatoriamente attraverso la piena e corretta attuazione del CPA e la pacificazione del Darfur, dove una martoriata popolazione soffre le conseguenze del conflitto da oltre cinque anni.
In linea con quanto ribadito a più riprese dall’Unione Europea, l’Italia ha sempre sostenuto l’indipendenza e l’operato della Corte Penale Internazionale ritenendo essenziale che il Sudan collabori con essa, come richiesto dalla Risoluzione 1593 del 2005 del Consiglio di Sicurezza che ha deferito la questione delle atrocità commesse in Darfur al Procuratore della stessa Corte.
Parimenti, il Governo italiano ritiene essenziale ed urgente che Khartoum ponga in essere azioni concrete per ristabilire la sicurezza in Darfur, consentire il libero accesso agli aiuti umanitari, facilitare il dispiegamento della forza multilaterale di peacekeeping, UNAMID, e riavviare altresì senza riserve il dialogo con i movimenti ribelli e gli altri esponenti dell’articolata realtà darfuriana.
L’eventuale sospensione del procedimento a carico del Presidente Bashir-invocata oltre che dal Sudan anche dalla Lega Araba, dall’Unione Africana, dal Movimento dei non-allineati, dall’Organizzazione per la Conferenza Islamica, dai Paesi dell’Africa, Caraibi e pacifico- non potrà prescindere dalla necessità di assicurare alla giustizia chi si è macchiato di atroci crimini né dall’esigenza, fortemente sentita da tutta la Comunità internazionale, di realizzare concreti progressi verso la stabilizzazione del Sudan e, in particolare, una soluzione pacifica della questione del Darfur.
Quanto all’opportunità di discutere in seno all’Unione Europea della situazione sudanese e delle sue possibili evoluzioni in seguito alla richiesta di Moreno Ocampo, è opportuno segnalare che anche nell’ultima occasione dell’incontro del Gruppo Africa in formato Capitali, svoltosi a Bruxelles lo scorso 1° ottobre, l’Italia si è fatta promotrice di un’approfondita discussione ed è stato ribadito il pieno sostegno europeo della Corte Penale Internazionale.
Per quanto riguarda il secondo quesito sollevato dal Senatore Interrogante, sulla possibile iscrizione della questione all’Ordine del Giorno del prossimo Consiglio Affari Generali Relazioni Esterne, si fa presente che l’agenda del prossimo 10 novembre si prevede particolarmente ricca di argomenti, considerato che oltre la consueta riunione dei Ministri degli Esteri, è prevista anche quella dei Ministri sella Difesa e dei Ministri dello Sviluppo, ed appare pertanto particolarmente difficile ottenere dalla Presidenza francese l’aggiunta di un ulteriore punto di discussione.
Si ritiene inoltre opportuno attendere la pronuncia della Camera preliminare della Corte Internazionale in merito all’eventuale rinvio al giudizio della stessa Corte per il Presidente Al- Bashir perché in caso di mancata incriminazione di quest’ultimo infatti, verrebbero automaticamente meno i presupposti per una possibile applicazione in futuro dell’Art. 16 del Trattato di Roma, istitutivo della Corte.

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