12.19.2011

La morte del dittatore nordcoreano apra una fase di responsabilità di proteggere un popolo martoriato

La morte del dittatore nordcoreano non può non far aprire una fase di dibattito a livello internazionale circa la crudeltà della dinastia dei Kim, visto che l'erede, seppur sconosciuto ai più, è già stato scelto. Persecuzioni, campi di concentramento, sequestri e affamazione del popolo sarebbero di per sé già politiche governative contro le quali le Nazioni unite avrebbero dovuto invocare la famigerata responsabilità di proteggere, se a queste sistematiche violazioni dei diritti umani aggiungiamo che da oggi una potenza nucleare è nelle mani di uno sconosciuto circondato da canaglie senza scrupolo, il testo di una risoluzione che raccolga le "preoccupazioni" del mondo è presto scritta. 

L'Italia in passato, e non necessariamente in modo trasparente, ha tenuto aperta una linea di comunicazione tra la Corea del nord e il mondo, oggi occorre interessarsi del popolo nordcoreano che, come quelli libico o siriano, è sempre stato evocato come amico, ma mai protetto.

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