4.21.2010

Sul 95° anniversario dell'eccidio armeno

Sul 95° anniversario dell'eccidio armeno

SOLIANI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SOLIANI (PD). Signor Presidente, colleghi, prendo la parola per ricordare nell'Aula del Senato che sabato prossimo, il 24 aprile, ricorre il 95o anniversario di ciò che il popolo armeno considera l'inizio del grande male, «medz yeghern», dello sterminio razziale, come lo definì allora l'ambasciatore americano in Turchia Morghentau, in definitiva del genocidio degli armeni quando, nel 1915, nell'impero ottomano fu consumata l'azione mirata all'eliminazione degli armeni presenti su quel territorio.

L'intergruppo parlamentare «amici d'ell'Armenia» invita i colleghi a partecipare, con la Repubblica di Armenia e delle comunità armene in Italia, alla memoria di quella terribile tragedia, nella convinzione che il suo comune riconoscimento possa costituire la base per nuovi e duraturi rapporti tra la Turchia e l'Armenia, previsti del resto dal recente storico accordo firmato a Zurigo il 10 ottobre 2009, accordo di normalizzazione dei rapporti tra i due Paesi, tra due repubbliche decisive nell'area tra l'Unione europea e il Medio Oriente, culla di antiche civiltà chiamate oggi a costruire progresso e pace per tutti nel riconoscimento dei diritti umani universali e dei crimini contro l'umanità.

La memoria del massacro degli armeni, che aprì nella vergogna il XX secolo che fu chiamato il secolo dei genocidi, ci sollecita oggi a lavorare sia perché il Senato della Repubblica italiana si pronunci presto sul riconoscimento del genocidio sia perché si realizzi, un secolo dopo, la grande riconciliazione che non è soltanto tra Turchia e Armenia ma è parte della stessa vita dell'Europa sulla base della verità storica, verità che noi oggi consideriamo come parte della nostra comune memoria europea.

PERDUCA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PERDUCA (PD). Signor Presidente, mi collego all'intervento della senatrice Soliani, come peraltro è già accaduto l'anno scorso, e lo faccio da amico della Turchia, anche perché cittadino della Repubblica turca di Cipro del Nord, ma anche da amico dell'Armenia.

Poc'anzi è stato giustamente e propriamente citato l'accordo che nel mese di ottobre è stato finalmente raggiunto, con grande fatica, tra la Turchia e l'Armenia. Uno dei capitoli di questo accordo affronta la questione testè citata e che verrà ricordata sabato prossimo. Si è deciso, tra l'altro, di adottare un approccio simile a quello che l'Italia, in passato, ha adottato con la Slovenia relativamente ad altri eccidi avvenuti in passato.

Ebbene, siccome anch'io ritengo che lo spazio europeo, in particolare, sia luogo di promozione del progresso umano e di ricerca della pace, in virtù di questa ispirazione che è alla base dell'Unione Europea - che magari negli ultimi anni si è distratta dai propri principi fondativi - ritengo che si debba fare quanto più possibile perché tra le parti si riesca a trovare un modo, il migliore possibile per le parti stesse e non per una nostra imposizione, che magari deriverebbe da una visione unilaterale o dalla maggiore vicinanza all'uno o all'altro dei gruppi in questione (ad esempio io tenderei ad essere più vicino a quello turco), per affrontare la questione e perseguire un risultato che possa avere, alla fine del percorso intrapreso, l'obiettivo di consegnare alla storia ciò che è avvenuto e guardare avanti.

Credo che, come è avvenuto in alcune assemblee legislative, da ultimo nel Congresso degli Stati Uniti, imporre la pronuncia da parte di una delle due Camere, o di tutte e due, relativamente alla richiesta di dover riconoscere quel che è avvenuto in passato, che appartiene non soltanto al passato, ma anche a regimi passati, non vada necessariamente nella direzione del guardare avanti per trovare soluzioni. Sono ormai più di due anni che l'Europa e gli Stati membri dell'Unione Europea non fanno niente per aiutare l'ingresso della Turchia e magari, perché no, anche dell'Armenia all'interno dell'Unione.

Credo che l'iniziativa che si cerca di portare avanti con una mozione, che chiederebbe al nostro Senato di esigere il riconoscimento dei fatti del secolo scorso, non vada nella direzione auspicata dell'aiuto a chi ha dimostrato, quello sì, negli ultimi cinque o sei anni di modificare le proprie leggi e di toccare anche la propria costituzione per trasformarsi in un Paese non tanto moderno - perché la Turchia moderna lo è - ma più vicino alla Convenzione europea dei diritti umani.

AMATO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AMATO (PdL). Signor Presidente, vorrei intervenire su quanto detto dalla senatrice Soliani e anch'io - come il collega Perduca - lo faccio da amico della Turchia.

Presidente, ci sono fatti su cui la politica ha diritto di intervenire, ma ci sono anche vicende su cui la politica ha il dovere di lasciar fare agli storici. Mi riferisco a vicende controverse come, ad esempio, quello dell'eccidio degli armeni, che gli armeni definiscono genocidio, collega Soliani, ma che i turchi rifiutano di definire in tal modo. Essi sostengono infatti che se eccidio ci fu - molti storici turchi lo riconoscono e c'è un dibattito acceso e forte nella comunità degli storici e degli intellettuali turchi in questo senso - non si può assolutamente parlare di genocidio perché non c'era l'intento di sterminare un'etnia e non ci fu programmazione del massacro. Allora, nella società turca, nelle università turche, tra gli intellettuali turchi è in atto un dibattito interessantissimo, che dobbiamo seguire con grande rispetto data la sua delicatezza, che coinvolge il mito fondante della Nazione e sentimenti che quella gente e quella Nazione sentono ancora oggi fortissimi. Dobbiamo avere molto rispetto nel trattare tale questione e non c'è peggior danno che si possa fare al processo di riavvicinamento e di riappacificazione tra la Turchia e l'Armenia che insistere su questo argomento e pretendere dall'esterno che i turchi attuino un riconoscimento di un fatto contestato anche dal punto di vista storiografico.

Vi è una città turca, vicino ai confini dell'Armenia e molto vicina al monte Ararat, dove c'è una stele che ricorda il massacro che gli armeni hanno fatto di centinaia di migliaia di turchi. La storia di quella Regione è perciò contrastata, piena di luci e di ombre; lasciamo allora fare e sosteniamo gli intellettuali e gli storici che nelle università e nelle riviste turche cercano di approfondire questo argomento, ma non ergiamoci a giudici ed evitiamo assolutamente di chiedere alla Turchia, con documenti come quelli che possono essere presentati o con ordini del giorno che reputo inopportuni, un riconoscimento che verrebbe percepito come una forzatura ed un'intromissione nella propria storia.

Concludo il mio intervento sottolineando che queste mie preoccupazioni in fondo sono abbastanza condivise se, come è accaduto, l'Unione Europea ha anche accantonato la priorità del riconoscimento del genocidio come conditio sine qua non per l'ammissione della Turchia.

Quindi, inviterei la senatrice Soliani, il cui intento capisco ed apprezzo, a tener conto della complessità della vicenda.

3 comments:

matborda said...

Ottimo, ché già son incasinati qui nello stabilire quel che è successo, figuriamoci se poi, oltre a america svezia e francia, anke l'italia si mettesse a sproloquiare... :--)

Mattia da ankara

perdukistan said...

grazie!

Blogspot said...

per sproloquiare allora avete scelto quello giusto