Continuano a girare voci che imputano al capo delle delegazione italiana all’Onu di Vienna, Giovanni Serpelloni, l’annuncio di una posizione italiana in controtendenza rispetto alle proposte dell’Unione europea in materia di riduzione del danno in materia di sostanze stupefacenti. Sembrerebbe Infatti che l’Italia non possa sottoscrivere i documenti dell’UE perché ritiene che l’inclusione del termine “riduzione del danno” possa aprire la porta a politiche come le “narco-sale” oppure la distribuzione di eroina sotto controllo medico. Ora, posto che sin dai tempi del referendum radicale del 1993 la riduzione del danno viene praticata in Italia, seppur non come in altri paesi dell’Unione dove da oltre 15 si provvede alla cura delle tossicomanie anche attraverso terapie a scalare che utilizzano anche l’eroina, perché bloccare la posizione europea elaborata sulla base dei risultati positivi di esperienze ultradecennali?.
Visto che dall’11 al 12 marzo a Vienna si terrà la sessione ministeriale della Commissione Onu sulle droghe e che dal 12 al 14 marzo si terrà a Trieste la 5a Conferenza nazionale sulla droga, parrebbe cosa seria avere conferma di questo tentativo di impedire una posizione comune europea in merito alla cura dei tossicomani. Con la Senatrice Poretti presenteremo domani una nuova interrogazione parlamentare in merito.
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