Discussione del disegno di legge:
(1360) Modifiche alla legge 24 gennaio 1979,n. 18, concernente l'elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia (Approvato dalla Camera dei deputati in un testo risultante dall'unificazione dei disegni di legge d'iniziativa dei deputati Zeller ed altri; Cicu ed altri; Palomba; Gozi e Zaccaria; Bocchino ed altri; Soro ed altri; Lo Monte ed altri; Zeller ed altri; Melis ed altri) (Votazione finale qualificata, ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) (ore 17,38)
[...]
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Perduca. Ne ha facoltà.
PERDUCA (PD). Signora Presidente, non me ne voglia il senatore Pistorio, ma la delegazione radicale scalfirà il suo splendido isolamento nella lotta di opposizione a questa riforma (con rispetto parlando) della legge elettorale. Utilizzerò molto spesso la relazione (che non c'è stata riproposta perché quella che è stata chiamata un'integrazione era soltanto un paragrafo della relazione), con la quale è stato presentato questo disegno di legge, proprio perché ritengo che codifichi ciò che è già stato giustamente denunciato dal senatore Pistorio, e cioè decisioni prese altrove sottoposte alla ratifica delle Aule parlamentari (ringrazio, ancora una volta, il senatore Pistorio per aver fatto la cronaca di quanto avvenuto alla Camera dei deputati).
La conclusione della relazione cita l'articolo 49 della nostra Costituzione, dove si dice che tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere, con metodo democratico, a determinare la politica nazionale. La citazione di questo articolo viene a seguito di questo ragionamento, più volte ricordato, soprattutto prima che si arrivasse alla necessità di questa riforma (con rispetto parlando) della legge elettorale (riforma che era nella aria non da Natale ma dall'inizio di questa legislatura, visto e considerato che la scadenza delle elezioni per il Parlamento europeo è fissa ogni cinque anni): ridurre la frammentazione, si legge nella relazione, al di là di obiettivi di governabilità ed efficienza.
La nostra legislatura passerà alla storia per essere stata la legislatura dell'efficienza, che è la peggior nemica dell'efficacia. L'altro giorno, a proposito di sicurezza, c'è stata imposta tutta una serie di misure, perché naturalmente si fa prima a gestire un problema senza affrontarlo alla radice. Governabilità ed efficienza, dicevo, sono un requisito fondamentale affinché i partiti possano svolgere il ruolo di sintesi degli interessi che, a tutti i livelli, la Costituzione assegna loro, non solo quando c'è da scegliere un Governo; tale requisito rende infatti possibile quel ruolo di cerniera fra Stato e società che i partiti sono chiamati a svolgere e riduce i micropersonalismi, che spingono invece a lasciare da parte la tutela degli interessi generali.
Devo però rilevare che il senatore Ceccanti, quando ha integrato la sua relazione, ha affermato che bisognerà valutare quali e quanti aggiustamenti dovranno essere apportati a questa riforma (con rispetto parlando) della legge elettorale per il Parlamento europeo, a seguito della valutazione del suo "rendimento". Termine più appropriato credo non potesse essere utilizzato: il rendimento, è già stato più volte ricordato, deriva dal finanziamento pubblico dei partiti, un finanziamento, tanto per dirne una, che rimarrà di un determinato ammontare, ma che, in virtù della soglia o dello sbarramento al 4 per cento, verrà ridistribuito fra i soggetti minori.
Io auguro di cuore (ammesso e non concesso che si facciano queste cose, specie di martedì 17), a tutti coloro i quali insistono quotidianamente nell'affermare di essere l'unica opposizione a questo Governo, di raggiungere questo 4 per cento, perché, come si dice in alcune Regioni molto ben rappresentate nel nostro Parlamento, c'è il rischio che possiate uscire dalle tornate elettorali "cornuti e mazziati". Infatti, dopo aver denunciato questo Governo come quello peggiore e che ci vessa quotidianamente, cari colleghi dell'Italia dei Valori, avete consentito che si arrivasse a questo cambiamento in corso d'opera della legge elettorale per le prossime europee. (Applausi della senatrice Sbarbati).
Il quattro per cento sicuramente poi potrete farlo, perché sarete tutte le sere a «Porta a Porta», a «Ballarò», ad «Annozero», o in tutti i TG, urlando contro questo Governo - con il quale vi siete messi d'accordo per cambiare la legge - che è il peggiore possibile, e contro il quale solo voi, cancellando i Radicali (come forse stava cercando di fare anche il senatore Pistorio) siete l'unica opposizione. Complimenti! Sarebbe bene che questi dibattiti avvenissero a reti unificate, proprio perché così si saprebbe che si verifica quanto accadeva ai tempi dei ladri di Pisa, per cui di giorno si litiga, ma la notte ci si mette sempre e comunque d'accordo, perché il bottino è importante spartirselo e portarselo a casa.
Ma torniamo alla relazione dei senatori Ceccanti e Malan. Si dice - e lo ha ripetuto poco fa il senatore Ceccanti - che raramente si era arrivati a conclusioni condivise relativamente a modifiche delle legge elettorali. È scritto nella relazione: «In tutti quei casi», che sono stati elencati poco fa dal senatore Ceccanti, «come quello odierno, furono anche la necessità e l'urgenza delle riforme a favorire la larga condivisione, con tempi ristretti rispetto alla corretta operatività, che in astratto sarebbero da evitare, ma che talora in concreto appaiono preferibili, purché vi sia largo consenso, ad uno status quo negativo». Ed infatti il largo consenso lo avete tranquillamente trovato: ciò che non si desume da questa relazione è quale sia la necessità e l'urgenza, a tre mesi - anzi, a due mesi e mezzo! - dalla chiusura delle liste per il Parlamento europeo, di apportare tutte queste modifiche.
Comunque - già che ci eravate! - considerato che la stragrande maggioranza dei colleghi qui presenti, e di quelli della Camera, era d'accordo, non si capisce perché non sia stato possibile ridisegnare i collegi. Allora sì che con 72-73 collegi sareste riusciti ad andare contro quei partiti politici che voi ritenete essere quelli dell'articolo 49 della Costituzione, ma che invece sono quelli della consociazione e della spartizione quotidiana del maltolto agli italiani. Tra l'altro, non c'è neanche il pudore di chiamare questo col suo nome: non si tratta, infatti, di un rimborso elettorale (ciliegina sulla torta poi è il fatto che sono stati esclusi dalla votazione tutti gli emendamenti che di questo parlavano!), ma è un finanziamento per i partiti politici.
Avviandomi a concludere, signora Presidente, il tempo a disposizione per fare queste modifiche non è sembrato opportuno per apportare altri tipi di cambiamenti, che sarebbero stati quelli per legare - e questo sarebbe stato l'unico modo di mandare finalmente degli europarlamentari dalla Sardegna - l'eletto al territorio.
Annuncio quindi un voto assolutamente, categoricamente e pienamente negativo su questo provvedimento, e spero che la coscienza di molti, appartenenti tanto alla maggioranza che all'opposizione, si svegli al momento del voto (non tanto sugli emendamenti che poco cambiano, ma sul provvedimento finale), perché all'interno di questo provvedimento c'è sicuramente la riduzione della frammentazione.
Vi invito ad andare a vedere quali sono i parlamentari più attivi all'interno del Parlamento europeo: sono i Verdi, i Comunisti e i Radicali, e non sono certo coloro che appartengono alle grandi famiglie alle quali voi del PD, voi Liberali e Socialisti o, dall'altra parte, voi del PdL, dell'Europa delle Nazioni e del Partito Popolare Europeo appartenete, volete o vorreste appartenere in futuro. Quindi, tutta l'argomentazione relativa alla possibilità di rappresentare meglio gli interessi del nostro Paese a Bruxelles o a Strasburgo, la potete mettere da parte.
Ciò certifica ancora una volta il ratto: non soltanto avete portato via soldi, ma porterete via diritti civili e politici a 40 milioni di italiani. Vedremo poi il rendimento - e questo lo dico in termini di quattrini - per chi supererà il quattro per cento e per chi magari non supererà questa soglia, ma con i brogli arriverà al 3,95 per cento, riuscendo, come già successo per la spartizione della legge elettorale per le politiche nazionali, a essere classificato comunque come quattro per cento, perché la folla, convocata dalla RAI e da Mediaset, lo invoca. Di certo sarà utile, quando vorrete degnarci di riprendere in mano la riforma, con rispetto parlando, valutare sotto tutti i punti di vista - primo fra tutti quello della Costituzione - il rendimento di questa pessima riforma di legge elettorale. (Applausi delle senatrici Poretti e Sbarbati).
No comments:
Post a Comment