4.02.2007

Anche Blair vuole l'oppio afgano?

L'Independent on Sunday di ieri rende noto quel che, se confermato (ieri era il 1 aprile!), rappresenterebbe un radicale ripensamento di Tony Blair in merito alle politiche "anti-droga in Afghanistan" lasciando intravedere la possiblità di un avvio di incanalamento delle colture di papavero nel mercato legale degli analgesici.

Sul Riformista di sabato, per l'appunto, ci era stato ospitato il pezzo qui sotto in cui si ripercorrono le tappe del da farsi.

Analgesici dall'oppio afgano, una prima conversione di impegno militare in civile

Il sette marzo scorso, alla vigilia del dibattito alla Camera sul finanziamento delle missioni italiane all'estero, il deputato radicale della Rosa nel Pugno Sergio D’Elia ha presentato un ordine del giorno che affronta il “fattore oppio afgano”. I'odg (vedi riquadro), fatto proprio dall'Unione e dal Governo, impegna l'Italia ad agire all'ONU affinché si esplori la conversione della produzione illecita afgana a fini medico-scientifici.

L'odg non è né un espediente per tenere compatta la maggioranza, né una provocazione nei confronti dell’opposizione, bensì l’avvio di un percorso che propone un’evoluzione delle spese e strutture militari in investimenti civili per favorire il progresso verso la libertà e la democrazia dell’Afghanistan liberato dal governo dei talebani.

L’impegno preso dall'Italia potrebbe consentire l’innesco di un circolo virtuoso in cui si passerebbe dalle politiche di eradicazione forzata del papavero alla promozione di norme da “stato di diritto” che, invece di privare i contadini afgani della maggiore fonte di introiti a loro disposizione, ne consentirebbe l’incanalamento nel mercato legale. Non si tratta di legalizzare il narcotraffico ma di rispondere all’appello dell'OMS per soddisfare il crescente fabbisogno reale di analgesici, specie nei paesi poveri.

Il rapporto annuale della Giunta internazionale per gli stupefacenti (NCB) del 2006 denuncia che solo il 78% degli Stati membri dell'ONU forniscono stime corrette sulla quantità delle sostanze soggette al controllo delle Convenzioni da utilizzarsi legalmente per fini medico-scientifici. Tra i paesi che non comunicano i propri dati ci sono i più poveri e quelli interessati da conflitti. Malgrado questo, o a causa di ciò, l’INCB riporta un basso livello di consumo degli analgesici da oppio per la cura del dolore. Dal 1996 al 2005 il consumo globale di morfina è raddoppiato passando da 16 a quasi 32 tonnellate, circa 50 paesi hanno aumentato la loro prescrizione di oppiacei di oltre il 100% nello stesso periodo. Il 70% dei paesi col più alto consumo di analgesici da oppio si trova in Europa e in America del nord.

Il Rapporto 2006 lamenta inoltre il fatto che un sostanziale numero di Governi non ha aggiornato le proprie stime di richiesta di oppiacei. Questa mancanza di documentazione fa ragionevolmente ipotizzare quindi che vi sia un’inattualità delle cifre in possesso dell’INCB relativamente alla quantificazione del reale fabbisogno mondiale di oppiacei e della sua distribuzione globale.

Tanto l'INCB quanto l'UNODC (Agenzia Onu per la droga e il crimine) stimano che nel 2006 la produzione illecita in Afghanistan abbia superato le 6.100 tonnellate - 50% in più rispetto all’anno precedente. La totalità del raccolto viene utilizzata per la produzione del 93% dell’eroina mondiale per un valore stimato intorno a 2,7 miliardi di dollari. La merce raggiunge principalmente i mercati europei attraverso Iran, Pakistan e Uzbekistan mentre traffici minori, ma in espansione, interessano le ex-repubbliche sovietiche confinanti e la Cina. Solo una frazione di questo giro d’affari resta ai contadini, il resto va ad arricchire i signori della droga e della guerra, i talebani nonché buona parte dei responsabili delle amministrazioni locali e centrale dove la corruzione regna sovrana e naturalmente le reti terroristiche.

L’Onu ritiene che circa il 12% della popolazione sia coinvolto a vario livello nella produzione e nel traffico di oppiacei. Il giro d’affari mondiale generato dall’eroina afgana viene stimato tra i 400 e i 500 miliardi di dollari mentre è impossibile quantificare quale sia l’ammontare che interessa attività di riciclaggio di danaro che l'ONU ritiene interessare tra il 3 e il 5% del commercio globale (tra i 590 e i 1.500 miliardi di dollari).

A seguito di questa preoccupante situazione che non accenna a cambiare, l’INCB ha deciso di seguire da vicino le attività del Governo di Kabul per garantire la proibizione della produzione e del traffico delle sostanze illecite. Ad agosto del 2006, nel quadro della nuova legislazione anti-droga afgana, è stata istituita la Commissione per “l’esportazione, importazione, vendita, distribuzione e licenze di produzione per fini medico-scientifici e impieghi industriali leciti” delle sostanze proibite.

La coltivazione di oppio è già legale in India, Turchia, Francia, Ungheria, Spagna e Australia. Il 79% della produzione globale di oppiacei si consuma in dieci paesi tra l’Europa e il Nord America, mentre quelli in via di sviluppo, che rappresentano l'80% della popolazione mondiale, ne consumano intorno al 10%. Per far fronte a carestie e calamità naturali, non è mai stato discusso uno stoccaggio significativo di oppiacei per il pronto intervento umanitario.

Anche a seguito della vicenda “Mastrogiacomo”, l'Italia dovrà lavorare bilateralmente e multilateralmente per confermare il ruolo di attore importante in Afghanistan anche con l'assunzione di ulteriori responsabilità civili. Quanto messo in moto con l'odg alla Camera può consentire di opporre al dogma proibizionista dell'eradicazione una proposta di buon senso che, grazie alla sicurezza militare, potrebbe favorire il progresso di un paese reduce da oltre 30 anni di guerre e invasioni straniere. Gli eurodeputati radicali Pannella e Cappato promettono un seguito al Parlamento europeo.

L’OdG accolto dal Governo il 7 marzo 2006:

La Camera, premesso che: condizione per la stabilizzazione dell’Afghanistan è il raggiungimento di adeguati livelli di sicurezza per la popolazione attraverso il controllo del territorio e un livello di sufficiente sviluppo economico e di promozione sociale tale da migliorare sensibilmente le condizioni di vita delle popolazioni; per ottenere tali risultati – come peraltro previsto dalle risoluzioni delle Nazioni Unite in materia – assume rilevanza la definizione di un’efficace strategia di contrasto e riconversione delle coltivazioni illegali di oppio, aumentate in quest’ultimo anno, che alimentano una condizione di ricattabilità dei contadini afgani da parte dei mercanti di droga e dei cosiddetti “signori della guerra” che utilizzano i rilevanti proventi del traffico illegale per i propri fini;

impegna il Governo: a sostenere nelle sedi internazionali competenti, in attuazione della mozione n. 1/00014 approvata dalla Camera il 19 luglio 2006, ogni iniziativa tesa ad individuare un’efficace strategia di contrasto alla coltivazione e al commercio illegali di oppio, anche attraverso eventuali programmi di riconversione delle colture illecite di oppio in Afghanistan in colture legali, ai fini dell’utilizzazione dell’oppio medesimo per le terapie del dolore.

9/2193/4. Sereni, D’Elia, Venier, Mantovani, Donadi, Mattarella, Brugger, Villetti, Bonelli, Fabris

No comments: