2.14.2007

Sulle "lampadine cinesi di Capezzone"

Lunedì 12 febbraio su Notizie Radicali è stato pubblicato l'intervendo dei dirigenti dell'associazione radicale RientroDolce dal titolo "Le lampadine cinesi di Capezzone" dove, tra le tante altre cose si legge: "La posizione [di Daniele Capezzone] sul protocollo di Kyoto, ad esempio, coincide con quella americana, che considera tale trattato una minaccia alla crescita economica e si avvale di argomenti costruiti in laboratori militar-industriali (a volte definiti think thank), che, dopo averne impedito una maggiore radicalità ed averlo a lungo dilazionato, ora ne evidenziano l’insufficienza, per concludere che è meglio abbandonarlo. E’ recente, al proposito, la denuncia del senato americano sulle campagne della Exxon Mobil dirette a manipolare l’opinione pubblica sui cambimenti climatici."

Il giorno seguente il direttore della newsletter di Radicali italiani, Valter Vecellio, ha tenuto a sottolineare che "definire ruvido nei confronti di Daniele Capezzone è poco. Molte delle affermazioni che quell’intervento contiene non ci sembrano adeguatamente motivate, e alcune ci appaiono, francamente infondate, e se ne dissente. Proprio per questo lo si è pubblicato." No comment, almeno per ora, ma non posso non notare che il chiosare (del quale io stesso sono stato onorato) mi pare essere una pratica di difficile iscrizione nell'arsenale lessicale libertar-volteriano. Se proprio si ritiene che alcune affermazioni contenute in un articolo siano addirittura infondate, si dovrebbe, animati dalla "ricerca della verità", controargomentare da subito con fondamento piuttosto che prendere le distanze da un'opinione auspicando che qualcun altro si inserisca nel dibattito nutrendolo.

In un mondo dove anche l'economia di Cuba cresce del 6%, il tema dell'energia dovrebbe divenire centrale IMPRESCINDIBILE sia che ci si attesti su posizioni sviluppiste del "crescita, crescita, crescita", sia che si abbia a cuore il progresso dell'umanità. A me, che da qualche anno mi interesso anche di diritti e/o questioni "indigene", meravigliano POI certi atteggiamenti (che ritengo tali, cioè appunto meri atteggiementi) che non si pongono il problema del governo del futuro del nostro pianeta in tutti i suoi aspetti diritti degli oppressi compresi.

Questi atteggiamenti potrebbero essere riassunti con l'antico adagio poplare "dove vai?" (cioè come è possibile produrre tutta l'energia necessaria per rispondere alla domanda crescente di produzione di tutto - stronzate comprese) "son cipolle" (cioè certi allarmi sono o immotivati o di là da venire, nel frattempo preoccupatevi della malaria o di sfamare la gente con gli OGM).

Non credo però che si tratti di un dialogo tra sordi, anche perché non c'è peggior sordo... bensì di una frattura politica non di poco conto ormai che, proprio come il riscaldamento climatico, è in fase di accellerata progressione.

4 comments:

NicPic said...

Sarebbe interessante inseguire quella frattura fino al suo epicentro...tanto per usare una metafora geologica.

E se nel fare questo ci si accorgese che si sta scavando lungo un'incrinatura creata artificialmente per renderla ogni giorno più grande e credibile?

E se si lavorasse alacremente da qualche mese a questa parte per far gonfiare e infine esplodere il casus belli?

Per dire, eh?

perdukistan said...

inseguiamola inseguiamola, io ho una sacchettata di indizi che mi conducono tutti in una direzione, i tuoi?

NicPic said...

Beh...basta guardare nella direzione di chi scava. Il tuo post è abbastanza tellurico, per esempio.
Much ado about nothing mi parrebbe un titolo più calzante.

Sempre per dire, eh?

perdukistan said...

that's right, about nothing, o almeno finché ci si limita alle dichiarazioni, un giorno che si passa alle azioni le cose secondo me cambiano