10.10.2006

possibile che questi non capiscano dove sia il problema?

In attesa delle motivazioni relative alle decisioni scandalose del Garante della privacy di bloccare la messa in onda della trasmissione delle "Iene" in cui come "scoop" (capirai che scoop) si denunciava l'uso di sostanze illegale da parte di un terzo dei parlamentari coinvolti nel "simpatico scherzetto", nessuno - dicesi NESSUNO - s'è indignato per l'esistenza, questa si scandalosa del ritrovato da STASI detto drug wipe? Il metodo di strofinamento di una oggetto sulla cute di un soggetto, utilizzato spesso a insaputa degli interessati, consente di scoprire la presenza di determinate sostanze sul corpo di un essere umano.

Difendere la libertà di informazione va benissimo, specie per dei sinceri liberali come tutti quelli che si son spesi a favore delle "Iene" (hai visto mai che ci scappa un invito in trasmissione;), ma non interessarsi dell'oggetto della stessa alla lunga potrebbe divenire diabolico. Gli attentati alla privacy, specie in un contesto dove non esiste la certezza del diritto sono molto più nocivi del proibizionismo sulle "droghe" (o delle stesse)...

6 comments:

Anonymous said...

mi sa che non ti riferisci tanto a dei sinceri liberali quanto a qualche giovane volenteroso...........quasi quasi tu e gli altri polemisti più o meno manifesti riuscite a farmi comprare una tessera e venire al Congresso.........a proposito dove si svolgerà?

perdukistan said...

nel triveneto, di più non so. certo avere anche dei ragguagli di tipo urbanistico non sarebbe male, non si può mica lasciare de pascalis tutto solo nelle sue battaglie contro i mulini a vento?

Anonymous said...

Non mi pare che si possa dire che “gli attentati alla privacy” siano “molto più nocivi del proibizionismo sulle ‘droghe’”. Mi pare che attentati alla privacy siano innanzitutto una conseguenza dello stesso proibizionismo sulle “droghe”, che promuove tali attentati in parecchi forme, sia attraverso i mezzi invasivi di ricerca delle prove preveduti dalle convenzioni dell’ONU e dalle leggi nazionali su questa materia (l’esclusione della riservatezza dei dati personali, l’intercettazione di conversazioni o comunicazioni telefoniche, l’utilizzazione d’agenti di polizia infiltrati e tanti altri), sia attraverso la proibizione del possesso delle “droghe” per uso personale, che è una azione che riguarda soltanto all’ambito dell’intimità e della vita privata di chi vuole consumarle, sia attraverso l’incentivo ad altre azioni invasivi come questa qui riferita. La cosiddetta necessità di combattere la produzione, il commercio e il consumo delle “droghe”, o il terrorismo, o una supposta e mai definita “criminalità organizzata”, è attualmente il principale pretesto per legittimare quotidiani attentati non soltanto alla privacy ma anche a tanti altri diritti fondamentali.

perdukistan said...

purtroppo son più gravi perché implicano tecnologie ulteriormente incotrollabili indipendentemente dalla legge "liberale" che si può adottare....

Anonymous said...

Hai ragione. Scusami per la critica infondata. Non mi ero accorta di questo aspetto. É il mio vizio di sempre pensare soltanto alle leggi...

perdukistan said...

fai bene a pensare alla legge, il fatto è che nell'era digitale la legge sta subendo una sfida che raramente il legislatore è riuscito a confrontare con le necessarie risposte liberali. proibiziosmo, protezionismo e stato sociale devono essere preoccupazioni costanti del cauto legislatore nel suo tentare di affermare il diritto alla privacy individuale dell'individuo (anche per un contraltare effettivo ed efficace alla "guerra al terrore")