In mezzo al dichiarazionificio quotidiano, nessuno dice niente sul preoccupante accanimento terapeutico per tenere in vita il “digitale terrestre” che dalla Finanziaria dovrebbe ricevere contributi per 120 milioni di euro. Tutti quei soldi, piuttosto, potrebbero essere meglio utilizzati per lanciare tecnologie di connettività alla Rete come il WiMax al fine di renderlo accessibile in tutto il paese a costi reali, cioè pressoché nulli. Per far questo però occorrerebbe abrogare anche il Decreto Pisanu che, nell'ambito degli strumenti per la “lotta al terrorismo” prevede anche la “salvaguardia”, per un periodo determinato, dei dati essenziali relativi alle comunicazioni telefoniche e telematiche creando corpi di polizia speciali che costano fior di quattrini e oberando di costi insopportabili ed extra-esercizio gli internet point.
Questo investimento per lo sviluppo di una nuova “emittenza” televisiva genuinamente digitale consentirebbe al “telespettatore” non solo di poter disporre di un’offerta maggiore, letteralmente globale, ma anche di trasformarsi in produttore, moltiplicatore o rielaboratore di contenuti multi-mediali. Il dominio digitale è “mobile”, “partecipativo”, si basa su un rapporto da “pari a pari” e tra “pari”, vive di “condivisione” e “circolazione” di idee e codici a “sorgente aperta” che possono migliorare e personalizzare prodotti e servizi modellandoli, anche gratuitamente, sulle esigenze dell’utente-cliente, insomma è EXTRA-terreste.
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