Sul Foglio di oggi:
"Al direttore - Concordo, combinare Satyagraha mondiale per la pace e commercio internazionale è difficile non impossibile, purché però se ne consenta la conoscenza nel merito e si affrontino anche gli aspetti metodologici della nonviolenza gandhiana. Della Bonino si può dire, credo senza timore di smentita anche questa volta, che saprà fare domani quello che ha fatto fino a oggi e cioè politica per le libertà individuali. All’amico – e compagno – Della Vedova chiedo però che fine abbia fatto la forza di inerzia liberalizzatrice del “mercato” che (quasi) da solo pareva poter consentire l’apertura delle società chiuse. Anche a seguito delle sacrosante considerazioni di ieri sul Foglio, e alle conseguenti richieste al governo Prodi, spero che i Riformatori liberali trovino il modo di avviare una riflessione su capitalismo globale e liberismo radicale che a oggi manca molto più a destra che a sinistra. Cordialmente, Marco Perduca, Roma"
Risposta del Direttore:
Spunto di grande interesse. Quel gigantesco bastian contrario di Ronchey, dopo la caduta del muro, scrisse “I limiti del capitalismo”: che questa difficoltà ad aprire qualcosa oltre il mercato faccia parte di quell’elenco? Discutiamone. Però vorremmo notizie della Bonino dalla Cina, notizie succose, che dimostrino la combinabilità di diritti umani e commercio estero.
9 comments:
La discussione “politologica” sull’alternativa che tu poni è certamente appassionante, ma non mi sembra - diciamo così - urgente, né così aperta a soluzioni alternative.
Non penso che esista alcun liberista radicale “de qua o de là” disposto a sostenere la sovrapponibilità o perfino la compatibilità fra un sistema capitalistico di controllo e di comando ed uno di diritto e di mercato.
Più urgente – e ancora più appassionamene (visto che la delegazione italiana starà in Cina pochi giorni) – è invece la discussione sulle forme in cui la concorrenza dell’uno sull’altro “modello” (il “nostro” contro il “loro”) può essere fatto valere nel rapporto fra governi.
Il tutto se si ritiene (o se si continua, come in passato, a ritenere) che la globalizzazione, cioè l’allargamento del sistema di scambio, è una miniera di opportunità, ma non una strada che porta “ineluttabilmente” tutti i paesi che la percorrono ad un esito liberale e democratico.
A presto
Carmelo Palma
per quanto riguarda il primo dibattito diciamo che chi ha tempo non aspetti tempo, specie se qualche quotidiano "d'opinione" si dimostra interessato.
sul secondo, posto che non mi pare che esista al mondo nessun governo senza peccato, io credo che una qualche pietra si potrà scagliare, e penso che (magari appoggiata lì, piuttosto che lanciata) verrà fatto.
con questa cina non si può concorrere sui grandi numeri (seppur relativi a prodotti di bassa qualità) io credo che vada tentato un rapporto di tipo nuovo in cui (chiaramente stiamo parlando di rapporti tra governi), col metodo delle pressioni e del rapporto franco. pariteri quindi dal non deflettere di una virgola nella richiesta del rispetto delle norme internazionali e di quelle nazionali in materia di diritti del lavoro e di commercio (con tutto quello che questo implica). allo stesso tempo, visto che in casa proprio questo governo sembra volersi caratterizzare per il rigore nella lotta all'evasione, per esempio, offrirei assistenza pubblica nella ricerca di contatti e investimenti in cina a imprese che assumano manodopera locale a norma di legge, con regolare contratto e riconoscimento di standard "minimi" di vita dignitosa, consentendo, eventualmente anche la costituzione di "organizzazioni sindacali". questo per rimanere sul lato economico del rapporto, in sede di violazione di diritti umani invece credo che si debba far un salto di qualità, in quanto membri dell'unione europea, nell'esigere il rispetto del diritto alla vita dei cittadini cinesi, anche se delinquenti, a partire dall'abolizione/sospensione della pena di morte per rimettere in una carreggiata politica le dinamiche "governo-opposizione". di certo, oggi, non toglierei l'embargo sulle armi (settore dove l'italia brilla per affari ahimè) e in seno alle nazioni unite non perderei occasione per mettere in mora le politiche contrarie alla carta e ai vari trattati internazionali ratificati da pechino.
dal lato non governativo mi iscriverei al partito radicale, tu? ;)
caro perdukistan, spero che al suo rientro la cara emma ci racconti per benino le conversazioni avute e gli affari firmati... se si è piegata come google e yahoo prossima volta che la vedo... le spezzo una sigaretta.
toccatele i dissidenti ma le sigarette no!!!
Perduca, sono iscritto al Pr, come te e come almeno due componenti della delegazione ministeriale in Cina.
Ciao
bene, bravo, bis! ma chi è il secondo iscritto in cina?
Vernetti (sottosegretario agli Esteri), mi pare, o forse lo era. A me ogni volta che a Torino gli chiedevo l'iscrizione, mi diceva che era già iscritto. Forse mentiva, ma sulla Cina diceva e scriveva (sul Riformista) cose molto radicali- nel senso del Partito.
bè anche tu dici di essere già iscritto quindi mi fido (anche se non credo lo sia). bene anche da vernetti ci aspettiamo grandi cose, come sempre del resto.
confermo che lo era e lo è stato per pochi anni, moooooooooooooooolti meno di te (e di me)
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