8.22.2006

Ma l'Italia in Libano che ce va a fa'?

Contrariamente a molti esperti e commentatori non credo che l'imminente invio di militari in Libano possa far correre rischi alla Sebrenica, certo non sara' un compito facile. Il 'plus' della forte presenza italiana, oppure del ruolo di comando di Roma, purche' sia di e a Roma, e comunque il dispiegamento al confine anche con la siria - di per se' - costituiscono il miglior antidoto ad attacchi incrociati e sui caschi blu.

Per quel poco che dall'esterno si puo' comprendere di triangolazioni tanto complesse quanto stratificate negli anni, il nostro - di italiani - rapporto storicamente, ed economicamente, privilegiato sia con Libano e Siria (per non parlare dell'iran) nonche' la grande vicinanza popolare ad Israele (siamo l'unico paese al mondo che spontaneamente ha organizzato, grazie a Giuliano Ferrara e Massimo Teodori, un 'Israele Day' e dove le bandiere con lo scudo di david sventolano in piazza senza doversi difendere da attacchi e senza 'doversi vergognare' quando ce n'e' di bisogno) ci fanno, per l'appunto, essere l'esercito giusto al posto giusto. Se questo sia il momento giusto credo che sia ancora presto per drilo.

Infatti, non credo che, come dice Bush (senti chi mi tocca citare) si possa pero' decidere di partecipare, o andare a guidare, una forza senza avere un mandato chiaro - e prima ci si ricorda delle modifiche alla missione di pace nella Repubblica Democratica del Congo, che fu rafforzata quasi immediatamente dopo l'invio proprio perche' le condizioni sul terreno erano diverse da quelle ipotizzate al Palazzo di vetro, meglio ci si potra' attrezzare.

Infine, la presunta esclusione dell'Italia dal gruppo di contatto con l'Iran ci pone in una zona grigia che se sfruttata opprtunamente potrebbe offrire ulteriori occasioni diplomatiche di statura. certo D'Alema veleggia nel Meditarraneo...

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