8.30.2006

Branco Leon(t)e

Stamani qualche quotidiano italiano ritorna sulla presunta incapacità italiana di comandare una missione di pace. Non mi pare che gli esperti di turno, uno da campo (il Generale Clark), l'altro da camargue (il "consigliere" Perle), si allineino con l'editorialista del New Republic, ma qualcosa andrà pur detta per salvare l'onor patrio prima che lo faccia l'italiano Magdi Allam, no?

A dire tutta la verità questa missione potrebbe essere portatrice (si spera sana) di un'agenda di pace duratura. Data la sua componente europea, e ci includo anche il contingente turco nell'europeicità del contingente, l'UNIFL 2 potrebbe far risvegliare qualche coscienza in giro per l'UE e far prendere in pochi mesi decisioni che in decenni son state rinviate se non sistematicamente escluse dal dibattito. Quindi, tenute presenti le tutte complicazioni derivanti da un mandato "debole" e "poco chiaro" (almeno al momento), il problema che i militari dovranno affrontare sul "teatro" sarà carico di implicazioni molto più politiche delle varie Bosnie, Somalie e Kossovi degli anni scorsi.

Tornando invece alle complesse argomentazioni dei fini analisti d'oltreoceano, Kahn concludeva l'altro giorno il suo pezzo sul NR così:

"But, if the Italians shouldn't be leading the peacekeeping effort, who should? As in the old joke, the British would be an ideal choice if they weren't already overcommitted in Iraq and Afghanistan. The second best option would be ... the French. Contrary to their reputation for being, in the immortal words of The Simpsons, "cheese-eating surrender monkeys," the French have proved themselves to be capable and courageous peacekeepers in recent years. After an initially reprehensible performance in Rwanda--where they failed to stop the genocide--the French acted decisively, sending in a large force to establish and protect safe zones that ultimately saved lives. (The French are rightly criticized for having allowed Hutu génocidaires to shelter in these protected areas and for actively helping many Hutu officials escape into Zaire. But it should also be remembered that the French saved the lives of many ordinary Hutus as well--and that they acted when the United States was unwilling to get involved.)."

Ora tralasciando la pronfondità dell'analisi dei fallimenti italiani (gli amici di Human Rights Watch ne dicono di tutti i colori ogni tanto, magari se ne riparla) e le battute da turista ricchione (detto amorevolmente s'intende) sui drop-dead gorgeous carabinieri in divisa "Armani", credo che si possa parimenti apprezzare l'operato dei nostri cugini d'oltralpe laddove questi son stati chiamati a comandare la pace.

Come si sa, il Perdukistan è da sempre impegnato nella guerra alle menzogne (o ricerca della verità fate voi) come nello scontro culturale e politico contro i francese; in questo contesto occorrerebbe ricordare al gran Kahn che les bleus in Africa non si sono distinti né per la loro efficienza di contenimento né tantomeno per il rispetto del diritto umanitario internazionale (e per l'appunto proprio il Ruanda e la Costa d'Avoroi sono esempi lampanti che potrebbero essere utilizzati per dimostrare il contrario di quello che dice Kahn). Non solo, tra tutti gli Stati europei in Libano la Francia è l'unico che, pur avendo ratificato lo Statuto della Corte Penale Internazionale non ne rionosce la giurisdizione sui crimini di guerra (anzi a dirla tutta è stato il paese che ha condizionato il proprio sostegno a tale norma dello Statuto, tanto da scriverlo e arrivare a porre una "questione di fiducia" a Roma durante la conferenza diplomatica che lo ha adottato). Se solo ci pubblicassero una letteruccia su NR, si direbbe che con quelle sue abbaiate Khan non morde. Mo' vallo a tradurre nella lingua del Bardo...

2 comments:

Mauro Suttora said...

fallimenti italiani (gli amici di Human Rights Watch ne dicono di tutti i colori ogni tanto, magari se ne riparla)

rtiparlane

perdukistan said...

nel caso di specie non ho tempo di andare a recuperare il dossier dove si "accusano" (anche se leggendo attentamente la citazione in inglese non si capisce un fico secco) gli italiani di malagestione. piu' in generale diciamo che si puo' applicare la regola del "chi è senza peccato" anche nei confronti di HRW sia perche' anche loro hanno i loro metodi di raccolta dati, sia perche' son sempre li' a far le pulci sulle unghie sporche quando invece...

ai tempi del regime di milosevic, per esempio, non solo continuavano a fare raccomandazioni al governo serbo e iugoslavo di cambiare le proprie politiche in kosovo, ma ritenevano anche che non stesse a un'ong (allora non c'e' pace senza giustizia in modo particolare) cercare le prove per incriminare un capo di stato, bensi' alle autorita' competenti... oggi fanno principalmente quello.

non ultima la pisciata fuori dal vaso dei ragazzi di HRW durante la conferenza diplomatica di roma che adotto' lo statuto della corte penale. in nostri arrivarono a interrompere una conferenza stampa di emma bonino, allora capo delegazione della commissione europea ai negoziati, pensando che parlasse a nome dei radicali e criticando il suo parere favorevole al compromesso raggiunto... insomma di cose da dire ce ne sono, eccome se ce ne sono. scrivi un pezzo e magari te ne fornisco altre ;)