We’re on a road to nowhere Come on inside * Takin’ that ride to nowhere We’ll take that ride
11.09.2007
Saakashvili concede, ma concede davvero?
From the Georgian Republican Party
"It is obvious that despite liberation from colonialism and totalitarianism, Georgian citizens have not obtained liberty at all. The next and final target in this direction is to liberate citizens from a postcommunism whose surface is heavily painted with democratic colors, but whose body remains "classic Soveticus". In the Georgian case, this will inevitably happen in the coming three to five years. The question is what will it cost? Another quarter of our territory or population? I believe the costs could be decreased significantly if everybody who is motivated to help the Georgian people draws the lessons of the past decade. We must teach Georgians more about how to emerge from communism and postcommunism. And only then can we teach them how to live in a democracy."
Un'altra giovinezza rumena
Con tutto questo parlare di Romania non potevo non andare a vedere il film di Coppola tratto dagli scritti di Mircea Eliade.Per Blair the Times They Are a Changin'
*GB/ BLAIR SI CONVERTIRA' A CATTOLICESIMO PRIMA DI NATALE (TIMES)
La cerimonia sarà officiate dal cardinale Cormac Murphy-O'Connor
Roma, 9 nov. (Apcom) - L'ex premier britannico Tony Blair potrebbe convertirsi al cattolicesimo prima del prossimo Natale. Stando a quanto riportato dal settimanale cattolico The Tablet, citato oggi dal Times, Blair sarà battezzato nelle prossime settimane.
La cerimonia di conversione dovrebbe essere officiata dal Cardinale Cormac Murphy-O'Connor nella sua cappella privata, adiacente all'abitazione. Secondo Tablet, Blair è stato preparato da due preti, il cappellano della Raf Padre John Walsh e il segretario del Cardinale, Padre Mark O'Toole. Il direttore della rivista cattolica, Catherine Pepinster, ha dichiarato: "Di solito l'aspirante convertito viene ricevuto dal prete della sua parrocchia. Il coinvolgimento del cardinale, come se si trattasse
del prete di Blair, indica che il processo di conversione è iniziato durante il suo mandato al Numero 10 (di Downing Street,ndr)".
Per circa 10 anni si sono rincorse le voci di una possibile conversione di Blair alla Chiesa cattolica, sempre smentita da Downing Street. La moglie e i quattro figli dell'ex premier sono di fede cattolica. Alla fine di giugno, una volta lasciato l'incarico di premier, Blair è stato ricevuto in Vaticano da Papa Benedetto XVI per una visita privata.
Un suo portavoce ha dichiarato al Times: "Non commentiamo queste continue speculazioni". Un portavoce del Cardinale O'Connor ha detto: "Non è opportuno che il cardinale commenti il cammino di fede di un singolo individuo. E' una questione privata".
11.08.2007
Capezzone come Ahmadinejad
il piu rilevante, e quello geopolitico e geostrategico -
sottolinea il parlamentare della Rosa nel pugno -. Nessuno e
cosi ingenuo o cosi sciocco da ritenere che 'con Putin non
si debba parlare'. Al contrario: bisogna parlargli e molto,
ma a testa alta. Sapendo, come ha giustamente scritto il Wall
Street Journal, che il leader russo sta usando il gas (e il
petrolio) 'come un tempo Mosca usava i carriarmati'. E non si
tratta solo dei fatti di oggi, o, qualche mese fa,
dell'accordo con l'algerina Sonatrach, ma di un'operazione
ben piu ambiziosa, che vede Putin al centro della
costruzione di un nuovo 'polo' sullo scacchiere globale,
grazie agli accordi realizzati con l'Iran e -su un altro
piano- con il Venezuela. Occorre quindi mettere in agenda il
tema 'energia e democrazia': sapendo che la sfida e quella
lanciata da autocrazie, da regimi autocratici o comunque non
democratici, che sono oggi (e in prospettiva saranno sempre
di piu) quelli che tengono banco nella decisiva partita
energetica. Non so quanto si potra fare in questa
legislatura - conclude Capezzone -: ma, in commissione, vi
sono tante persone ragionevoli, di centrodestra e di
centrosinistra, che vogliono impegnarsi nella direzione della
modernizzazione e di un saggio,
ragionevole 'no' alla culturadei 'no', dei veti, dei 'non si puo' fare".
I fallimenti della Rivoluzione delle Rose (anche di quelle nel pugno)
Bene, tra i maggiori cantori delle magnifiche sorti e progressive del giovane Presidente Michail Saakashvili, bne addestrato in un qualche università di Washington e studio legale di New York alla leadership democratica, c'era chi in Italia pensava di poter, un giorno, arrivare a fare le stesse cose, seguendo gli stessi percorsi.
Bene, tanto quello, il caucasico, quanto questo, il romano, stanno dimostrando quanto sia rischioso fidarsi di chi vien bene in tivvù tutte le volte che ce lo fanno andare. Da chi spaccia il verosimile per la versione digeribile per il grande pubblico di cose complesse, che spesso sono agli antipodi della loro rappresentazione, non ci si poteva aspettare che il ritorno alla necessità di stabilire un "po' d'ordine" (pubblico o intellettuale non importa) dopo la "rivoluzione".
La parabola, o come si dice in politichese "traiettoria", del caucasico, che fa bella mostra e uso di truppe antisommossa attrezzate per le guerre stellari, quanto quella del romano, che mistifica a ogni piè sospinto la sua storia nonché quella di chi gli ha consentito di essere quel che è, dovrebbero ricordare che "esser giovani" in politica, purtroppo, è una aggravante che spesso viene elevata a contenuto e messaggio.
Qui si sostiene il Partito Repubblicano georgiano.
11.07.2007
Tanti, troppi... invece lui
Dalla prima lettera de
l'ex-Presidente della X Commissione della Camera dei Deputati
al Presidente Bertinotti
Dopo Capezzone anche Sakashvili
Forse perché Capezzone salutò col suo solito entusiasmo, cioè quello di circostanza che si riserva per le occasioni in cui tutti devono dire qualcosa, e possibilmente di favorevole nei confronti del "nuovo", pare che le cose non vadano particolarmente benino per il Presidente della Georgia.Della Vedova o ci fa o ci è
CAPEZZONE: DELLA VEDOVA, ORA COLLABORIAMO PER RAFFORZARE CDL
(AGI) - Roma, 7 nov. - "Potrei rimproverare a Daniele Capezzone di scoprire oggi quanto era chiaro da tempo (da ben prima delle elezioni 2006), cioe' che il Governo Prodi e la sua maggioranza, da un punto di vista liberale e radicale, non sarebbero stati in grado di 'svolgere alcuna funzione positiva'". Lo afferma Benedetto Della Vedova, presidente dei
Riformatori liberali, commentando le dimissioni di Capezzone dalla presidenza della commissione Attivita' produttive della Camera e la sua fuoriuscita dal gruppo della Rosa nel pugno alla Camera.
"Allora, sulla base dell'analisi del passato e delle prospettive per il futuro, io scelsi il centrodestra di Berlusconi, che appariva destinato alla disfatta elettorale, in polemica con Pannella, Bonino e Capezzone che scelsero invece Prodi e la sua Unione, condizionata dalle forze della sinistra massimalista e comunista, dati per trionfatori. Tuttavia - aggiunge Della Vedova - la decisione, annunciata quest'oggi da Capezzone, di lasciare la presidenza della Commissione attivita' produttive e il gruppo della Rosa nel Pugno, e' importante e merita grande attenzione. Confido sul fatto che Daniele sappia trovare il modo di assicurare in futuro al
centrodestra il suo apporto e che insieme si possa collaborare per dare ancora maggior incisivita' a quanto noi Riformatori Liberali siamo impegnati da tempo a fare: rafforzare il centrodestra di Silvio Berlusconi, rendendo piu' visibile e politicamente rilevante il connotato liberale della coalizione e di Forza Italia in particolare". (AGI)
Markette per Capezzone
Capezzone: Caro Fausto ti scrivo (e me ne vò)
Alla cortese ed urgente attenzione
del Presidente della Camera dei Deputati
e, per doverosa e opportuna conoscenza,
al Presidente del Gruppo parlamentare della Rosa nel pugno
e al Presidente del Gruppo parlamentare misto
Roma, 7 novembre 2007
Signor Presidente,
vi sono circostanze nelle quali il rispetto delle istituzioni, il rispetto di se stessi e il rispetto delle proprie idee ed obiettivi politici impongono scelte difficili e costose.
Questo è a maggior ragione necessario ed opportuno se riteniamo che non tutto sia “Casta”, e che sia invece ancora possibile -anche in Italia- vivere l’impegno politico e civile come momento alto, nel quale il piano delle convinzioni non sia sovrastato da quello delle convenienze, dei tatticismi, dei piccoli calcoli di parte o personali.
E’ anche un messaggio per le generazioni più giovani, affinché non perdano la speranza di contribuire a costruire un Paese diverso, più moderno, più libero, e non rinuncino -magari comprensibilmente nauseati, distanti, indifferenti- ad un impegno diretto in una politica che vivono come lontana e, in ultima analisi, infrequentabile.
Nel nostro Paese, l’istituto delle dimissioni vive una curiosa vicenda: le dimissioni vengono annunciate, ventilate, minacciate, magari richieste, ma -nella maggior parte dei casi- non si presentano, non si danno. E prevale, anche nei luoghi teoricamente meno sospettabili, un tetragono attaccamento al potere, o alle briciole di potere più o meno fragilmente e provvisoriamente conquistate.
Tutto ciò premesso, Le scrivo per comunicarLe le mie dimissioni dalla Presidenza della Commissione attività produttive della Camera.
Il motivo di questa mia decisione è molto semplice: considero esauriti, starei per dire esausti, la fase e l’assetto politici che determinarono anche quella mia elezione. Qualunque cosa accada infatti al Senato nelle prossime settimane o mesi, il Governo e la maggioranza -di fatto- non esistono più, politicamente, o comunque non sono assolutamente in condizione di svolgere alcuna funzione positiva. Lo ripeto a scanso di equivoci: non solo l’attuale Governo, ma l’attuale maggioranza politico-parlamentare.
Come Lei ricorderà, sin dalla legge finanziaria dell’anno scorso (drammaticamente sbagliata, a mio avviso, perché tutta centrata su un intollerabile inasprimento della pressione fiscale, e senza alcun taglio di spesa, senza alcuna riforma strutturale), ho marcato una distanza sempre più netta dall’Esecutivo (pur cercando di svolgere in modo scrupoloso e imparziale le mie funzioni istituzionali); da molti mesi, dalla crisi del febbraio scorso, non voto la fiducia al Governo; oggi, alla luce del fatto che nulla mi appare modificato rispetto a questa situazione, compio un atto politico conseguente. Invano ho atteso che giungessero non parole o “segnali”, ma fatti politici rilevanti, in particolare dalle componenti cosiddette riformiste di Governo e maggioranza, che sono state e continuano ad essere travolte e umiliate punto su punto, sistematicamente.
Mi pare infatti che in tanti, in troppi, siano meramente protesi a una logica di sopravvivenza, di continuismo, di trascinamento dell’esistente. Per questo, occorre invece che qualcuno compia atti chiari di discontinuità e di rottura, sia pure a proprie spese: di qui, la mia decisione. E aggiungo che la pur ragionevole questione della riforma elettorale non può tramutarsi in un alibi, in un pretesto, in un escamotage, per rinviare il momento elettorale alle calende greche (o a quelle …italiane). Bastano pochi giorni, al limite alcune settimane, per capire se esiste davvero la volontà politica comune di cambiare la legge: dopo di che, le forze politiche farebbero bene a non protrarre un’agonia al solo scopo di cercare di togliere agli elettori la possibilità di decidere.
E la mia preoccupazione cresce se si considera che questo obiettivo di trascinamento, che in qualche caso sembra sconfinare nell’accanimento terapeutico, viene perseguito dal Governo anche attraverso un uso politicamente assai grave del denaro e della spesa pubblica. Non io o personalità a me vicine, ma autorevoli economisti non certo ostili all’attuale maggioranza, hanno parlato di “tax push”: è il ben noto meccanismo per cui, quando le entrate fiscali aumentano, queste risorse aggiuntive vengono subito spese, rendendo ancora più vasta la voragine della spesa pubblica. E questo è il punto drammatico: proprio dopo un anno di pressione fiscale (a mio avviso, lo ripeto ancora, eccessiva e sbagliata: e oggi lo riscontriamo in termini di mancata crescita), quando ci si rende conto di avere denaro in cassa, anziché usarlo per ridurre fortemente le tasse o il debito pubblico, che si fa? Si spende, si spende, si spende.
Per tutte queste ragioni, dunque, lascio la Presidenza della X Commissione della Camera. E’ stato per me un autentico onore presiederla, in questo anno e mezzo. Desidero ringraziare tutte e tutti i colleghi, di maggioranza e di opposizione, con i quali abbiamo lavorato in modo a mio avviso ammirevole, pur in un contesto politico così poco facile. Mi auguro che i cittadini possano sapere (lo ripeto: anche in condizioni politicamente negative) quale e quanto sia l’impegno di tanti parlamentari, e quale sia stata -non di rado- la capacità dei diversi gruppi di misurarsi in Commissione in una sfida in positivo nella direzione liberale e riformatrice. Con autentica gratitudine rivolgo il mio pensiero anche alle funzionarie e ai funzionari della Commissione e del Servizio studi, esempio di una eccellenza professionale, oltre che di una straordinaria disponibilità personale, che onora il Parlamento della Repubblica, e che non potrò dimenticare. E lo stesso vale per tutte e tutti i dipendenti della Camera che ho incontrato in questi mesi, ad ogni livello: esempi di professionalità e correttezza assolute.
Mi permetto di affidare a Lei e al Presidente del Senato un frutto importante di questo lavoro di Commissione: è la proposta di legge bipartisan, di cui ho l’onore di essere primo firmatario, per l’apertura immediata delle imprese, per la sburocratizzazione, e per un nuovo rapporto tra cittadini e Pubblica Amministrazione. L’abbiamo approvata a vastissima maggioranza sia in Commissione che in Aula alla Camera; al Senato è passata sostanzialmente all’unanimità in Commissione, con lievi modifiche, ed è ora già calendarizzata in Aula al Senato. Basterebbe pochissimo al Senato, e davvero poco di nuovo alla Camera (sarebbe forse, in tempi netti, un lavoro di poche ore!) per condurre in porto un provvedimento che è atteso dal mondo produttivo e da tanti cittadini. Lavorerò con tutto me stesso, con tanti altri colleghi di ogni appartenenza, perché questo obiettivo di riforma possa essere centrato.
Contestualmente alle mie dimissioni da Presidente di Commissione, comunico anche la mia decisione di lasciare il Gruppo parlamentare della Rosa nel pugno, e di chiedere di aderire al Gruppo misto. Il Gruppo della Rosa nel pugno sopravvive oggi, di fatto, pressoché esclusivamente come strumento tecnico attraverso il quale diverse organizzazioni e realtà partitiche perseguono i loro attuali (e fra loro diversi) scopi e traiettorie, in larga misura da me non condivisi, ma soprattutto (visto che ciò che sembra unire le diverse componenti è lo schiacciamento, l’appiattimento sul Governo, in qualche caso addirittura “a prescindere”…) assai lontani dai toni e anche da molti contenuti della campagna elettorale. Corrisponde ad un ulteriore elemento di chiarezza che io prenda atto di questo radicale cambiamento della situazione e mi comporti di conseguenza.
Grazie, e un cordiale saluto.
Daniele Capezzone
News from Cyprus
CYPRUS NEWS AGENCY
Commission urges Cyprus leaders to step up efforts to relaunch negotiations
The European Commission has urged the leaders of the Greek Cypriot and Turkish Cypriot communities in Cyprus to step up their efforts to relaunch negotiations on a comprehensive settlement under UN auspices. In its Enlargement Strategy 2007 Report issued along with the Progress Reports for the EU candidate countries (Croatia, FYROM and Turkey) and EU potential candidates (Albania, Bosnia and Herzegovina, Montenegro, Serbia and Kosovo), the Commission said it was implementing the instrument of financial support for encouraging the economic development of the Turkish Cypriot community, facilitating the future re-unification of the island. “Enhanced use of the Green Line Regulation, which allows for the movement of persons and goods throughout Cyprus, will serve the interests of both communities,” the Commission said, adding that “the regulation on direct trade with the northern part of Cyprus, proposed by the Commission to further reduce the isolation of the Turkish Cypriot community remains to be adopted by the Council.”
