We’re on a road to nowhere Come on inside * Takin’ that ride to nowhere We’ll take that ride
4.06.2007
Vedo Rossi
Mentre Emma Bonino apre la conferenza stampa di presentazione della pena di morte lodando l'ultima risposta di Guido Rossi, il solito Capezzone da' i voti al Professore. Augoroni!
Clima: altro giro altra corsa altro scazzo
Accordo sull'accordo ONU sul clima, non prima che USA, Cina e Arabia saudita emendassero il documento. Dagli amici mi guardi...
Libertari americani letti bene ma paragonati male
Agli amerikanisti di casa nostra non sarà sfuggito il pezzo di Christian Rocca sul Foglio di oggi che parla dei Libertarian made in the USA. Nel 1997 con Gianfranco Dell'Alba e Marco Cappato incontrammo una delegazione di Libertarian nel loro quartier generale del Watergate a Washington e, francamente, non mi parvero persone interessate a salvare chi muore di fame in Africa, a chi sta per essere giustiziato in Cina o Iran né tantomeno a inviare truppe per operazioni di peacekeeping o peaceenforcing in paesi lontani. Non credo che si sarebbero mai sognati di tentare un percorso politico che integrasse le lotte liberali, laiche, socialiste e radicali sotto il simbolo della Rosa nel Pugno. Certo sono i numi tutelari della privacy, on e off line, sono favorevoli alla liberalizzazione, ma non legalizzazione, delle droghe, meglio se leggere, nutrono dubbi sul diritto a scegliere di interrompere una gravidanza e, se lo ritengono utile, e quasi tutti concordano, vorrebbero tenere in tasca una pistola carica più per motivi di sicurezza personale che nazionale. Ci donarono delle tazze per caffè all'americana che ancora conservo come simbolo di ideologia e dogmatismo. Buona pasqua.
4.05.2007
Perche' Ahmadinejad puo' prenderci per il culo?
Possibile che con tutto questo filma filma non sia stato tirato fuori il filmato di dove e come siano stati presi i 15 marinai britannici? Certo c'era il gommone fermato, ma da piu' parti s'e' parlato di fregata, chi se l'e' fregata 'sta fregata? Possibile poi che nessuno si sia posto, neanche per un attimo, il problema di inquadrare legalmente l'accaduto prima di scomodare Convenzioni di Ginevra o termini come "ostaggio"; possibile, infine, che in pochi si siano posti il solito dubbio che la strategia della distrazione serve a catalizzare l'attenzione del (grande) pubblico per nascondere cose (molto piu') sporche di quelle che si stanno denunciando col massimo clamore?
Questa serie di presunte distrazioni ci fornisce una serie di ulteriori spunti a conferma del fatto che, ormai, la scienza necessaria per la gestione degli "relazioni internazionali", e' sempre di piu' quella delle "pubbliche relazioni"; quindi una politologia che dimentichi la semiologia restando ancorata a schemi del secolo-millennio scorso non solo e' scientificamente scadente, ma, nelle sue traduzioni di indirizzo politico, e' connivente col "nemico".
Come pero' sappiamo non e' tutto oro quel che luccica e, nel caso dello sfavillante Ahmadinejad - ma lo stesso si potrebbe dire di Chavez (e Bush) - tanto piu' c'e' la ricerca di un'attenzione, meglio se negativa, all'esterno, tanto piu' si rafforza la propria base che viene distratta dal dibatitto relativo a questioni indigene incanalandolo sui grandi schemi e le grandi strategie che affascinano grandi e piccini ma sulle quali in molto pochi possono avere un reale potere di azione e cambiamento.
La dottrina Bush ha creato un "etichetta" il cosiddetto "Asse del male" - e in subordine gli "Stati canaglia". A oggi, con l'eccezione dell' Iraq, sul quale si stende un velo pietoso ma solo per il momento, Iran, Corea del Nord, Siria e Venezuela mi pare che non solo se la passino bene, ma stanno vedendo accrescere il prestigio internazionale dei propri "leader" che forniscono quotidianamente argomenti demogogici e populistici a chi fino all'altro giorno era orfano della necessita' di prendere le parti dell'Unione sovietica e quindi spaesato nell'opposizione ideologica all'"Occidente" e che oggi si trova una leadership ben visibile di coloro che si oppongono all'impero a stelle e strisce e le sue politiche "neo-liberali" assumendo il ruolo dei portavoci dei poveri e impoveriti del mondo.
Questo accrescimento e consolidamento di leadership mediatica dei malandrini e' il frutto del fallimento della "public diplomacy" che, ci era stato spiegato da destra e sinistra con grande risonanza mediatica anche in "buona fede", avrebbe dovuto/potuto rappresentanto una potente pozione magica per vincere le menti e i cuori degli oppressi dai regimi canaglia, andando quindi a nutrire le speranze di una possibile "soluzione non-violenta dei conflitti", ma che invece, e a posteriori diventa sempre piu' evidente, e' servita solo ed esclusivamente a fungere da foglia di fico a una serie di politiche incentrante sullo scontro diretto e la flessione dei muscoli di chi ha iniziato a trattare i propri cittadini come i propri nemici.
Come se ne esce?
Questa serie di presunte distrazioni ci fornisce una serie di ulteriori spunti a conferma del fatto che, ormai, la scienza necessaria per la gestione degli "relazioni internazionali", e' sempre di piu' quella delle "pubbliche relazioni"; quindi una politologia che dimentichi la semiologia restando ancorata a schemi del secolo-millennio scorso non solo e' scientificamente scadente, ma, nelle sue traduzioni di indirizzo politico, e' connivente col "nemico".
Come pero' sappiamo non e' tutto oro quel che luccica e, nel caso dello sfavillante Ahmadinejad - ma lo stesso si potrebbe dire di Chavez (e Bush) - tanto piu' c'e' la ricerca di un'attenzione, meglio se negativa, all'esterno, tanto piu' si rafforza la propria base che viene distratta dal dibatitto relativo a questioni indigene incanalandolo sui grandi schemi e le grandi strategie che affascinano grandi e piccini ma sulle quali in molto pochi possono avere un reale potere di azione e cambiamento.
La dottrina Bush ha creato un "etichetta" il cosiddetto "Asse del male" - e in subordine gli "Stati canaglia". A oggi, con l'eccezione dell' Iraq, sul quale si stende un velo pietoso ma solo per il momento, Iran, Corea del Nord, Siria e Venezuela mi pare che non solo se la passino bene, ma stanno vedendo accrescere il prestigio internazionale dei propri "leader" che forniscono quotidianamente argomenti demogogici e populistici a chi fino all'altro giorno era orfano della necessita' di prendere le parti dell'Unione sovietica e quindi spaesato nell'opposizione ideologica all'"Occidente" e che oggi si trova una leadership ben visibile di coloro che si oppongono all'impero a stelle e strisce e le sue politiche "neo-liberali" assumendo il ruolo dei portavoci dei poveri e impoveriti del mondo.
Questo accrescimento e consolidamento di leadership mediatica dei malandrini e' il frutto del fallimento della "public diplomacy" che, ci era stato spiegato da destra e sinistra con grande risonanza mediatica anche in "buona fede", avrebbe dovuto/potuto rappresentanto una potente pozione magica per vincere le menti e i cuori degli oppressi dai regimi canaglia, andando quindi a nutrire le speranze di una possibile "soluzione non-violenta dei conflitti", ma che invece, e a posteriori diventa sempre piu' evidente, e' servita solo ed esclusivamente a fungere da foglia di fico a una serie di politiche incentrante sullo scontro diretto e la flessione dei muscoli di chi ha iniziato a trattare i propri cittadini come i propri nemici.
Come se ne esce?
4.04.2007
Oggi le comiche
Da notare il fatto che Ahmadinejad chiede che i 15 marinai non vengano processati per aver confessato...ENI/ENEL in Russia sì e dirigismo no?
Metta il dito sotto chi ritiene che non vi sia compartecipazione del Governo italiano nell'acquisizione di imprese, o parti di esse, all'estero, specie se in settori strategici come quello energetico. Indipendentemente dal merito della questione, che è tanto complessa quanto delicata, ci sarebbe da fare i complimenti per l'intermediazione.
Ora, capisco che non si può essere mai coerenti al 100% con sé stessi, specie in politica, ma buttarla sugli altolà a chi dice "non passi lo straniero" è veramente degno dei giochi di prestigio da festicciola di compleanno in parocchia dei salesiani.
Oggi è la giornata dei suvvia...
Ora, capisco che non si può essere mai coerenti al 100% con sé stessi, specie in politica, ma buttarla sugli altolà a chi dice "non passi lo straniero" è veramente degno dei giochi di prestigio da festicciola di compleanno in parocchia dei salesiani.
Oggi è la giornata dei suvvia...
Montezemolo parla di mercato, e la cassa integrazione?
Il Corriere della Sera mette in bella evidenza che «Dalla vicenda Telecom è il sistema Italia a non uscire bene» attribuendo la frase a una nota di Luca Cordero di Montezemolo che invoca «regole di mercato, senza ingerenze politiche». Certo a Pasqua il "perdona loro perché non sanno quello fanno (dicono)" dovrebbe essere, e quindi sarà, la regola d'oro, ma tra il Presidente di Confindustria che fa il liberale classico e i giornalisti che si prostrano non saprei proprio dove andare a trovare il migliore...
Ma vi par possibile che chi da anni, per non dire da sempre, vive di commesse pubbliche, sgravi fiscali ad hoc, casse integrazioni ordinarie e/o straordinarie e elezioni in parlamento di amici e parenti ci possa venire a fare la predica sulle "regole di mercato"? Suvvia! non siamo mica nati ieri!
Li aspetto tutti al momento in si discuterà di mobilità lunga - o di scesa in politica - o magari quando l'Aetroflot si starà per mangiare l'Alitalia...
Ma vi par possibile che chi da anni, per non dire da sempre, vive di commesse pubbliche, sgravi fiscali ad hoc, casse integrazioni ordinarie e/o straordinarie e elezioni in parlamento di amici e parenti ci possa venire a fare la predica sulle "regole di mercato"? Suvvia! non siamo mica nati ieri!
Li aspetto tutti al momento in si discuterà di mobilità lunga - o di scesa in politica - o magari quando l'Aetroflot si starà per mangiare l'Alitalia...
4.03.2007
82% degli italiani per le rinnovabili
Dopo 20 anni, dal referendum dell' '87, gli italiani si pronunciano ancora contro il nucleare e abbracciano le energie rinnovabili. L'82% di italiani, infatti, é favorevole all' impiego delle fonti di energia pulita mentre solo il 12% ha dichiarato di essere favorevole al nucleare. Questo quanto emerge da un sondaggio su "Gli italiani e le energie del futuro" realizzato da Ipsos-Public Affairs per Fiera Milano International, in occasione del Convegno Nextenergy su "L'efficienza energetica e il rilancio del solare in Italia" in questi giorni a Roma. Lo dice l'ANSA.I liberali europei dicono si alla conversione dell'oppio afgano
AFGHANISTAN: PE; ADLE, SI' A OPPIO PER MERCATO LEGALE
AFGHANISTAN: PE; ADLE, SI' A OPPIO PER MERCATO LEGALE
(ANSA) - BRUXELLES, 3 APR - Il gruppo dell'Alleanza dei
liberali e dei democratici (Alde) al Parlamento europeo ha fatto
propria la proposta degli eurodeputati radicali Marco Pannella e
Marco Cappato di incanalare la produzione di oppio afgano verso
il mercato legale degli analgesici per coprire la crescente
domanda di oppiacei per le terapie antidolore in particolare nei
paesi in via di sviluppo.
L'Alde, riferisce Cappato in una nota, sosterra' in
commissione esteri del Parlamento europeo una raccomandazione al
Consiglio dei ministri della Ue a sostegno di questa proposta.
Per Cappato e Pannella, l'esito positivo del cambiamento di
politica, ''che sposterebbe l'attenzione sugli investimenti
civili ed economici, potrebbe rappresentare un passo
fondamentale per una strategia di promozione di pace, sicurezza
e diritto in Afghanistan con strumenti alternativi alla mera
repressione militare colpendo, tra le altre cose, una delle
maggiori fonti di finanziamento dei vari gruppi armati in
Afghanistan''.
Il testo della raccomandazione prende spunto dalla relazione
della missione di monitoraggio elettorale in Afghanistan guidata
da Emma Bonino nell'estate del 2005, ''approfondisce quanto
contenuto nell'ordine del giorno approvato dalla Camera dei
Deputati il 7 marzo scorso in occasione del rifinanziamento
della missione di pace e da' seguito a una risoluzione votata
dal Parlamento europeo il 18 gennaio 2006''. (ANSA).
Rimandati alla prova d'appello liberale
SUVVVVIAAAAAAAAAAAAAAAAAA!!! conosco personalmente alcuni dei firmatari del testo qui sotto e con un paio almeno abbiamo pure scritto degli appelli, ma questa robuccia qui sotto è giusto una letterina al Foglio di quelle che a leggerle vien giusto la voglia di far il contrario per fargli scrivere (e fare, F A R E!) qualcosa di più, di meglio - e pure d'altro! Pare quasi che a non intromettersi nell'affair Telecom si comprovi l'esistenza di un mercato liberale in Italia.
E' proprio vero, lontano dagli occhi (e orecchi), lontano dal cuore (e dalla mente).
L'appello del Foglio
A partire dalla vicenda Telecom, rivolgiamo alla politica, al governo, alle forze di maggioranza e di opposizione, due richieste precise. La prima è di resistere a vecchie e nuove tentazioni dirigiste, stataliste, di intervento pubblico nell'economia, di interferenza con il libero interagire delle forze di mercato, valorizzando nel contempo il ruolo delle Autorità indipendenti chiamate a regolare i diversi mercati. La seconda è quella di non elevare cori nazionalisti, di ostilità rispetto a operatori non italiani, espressione di una cultura e di una pratica estranee a concorrenza, mercato ed economia liberale.
Daniele Capezzone, Franco Debenedetti, Benedetto Della Vedova, Fiorella Kostoris, Antonio Martino, Paolo Messa, Alberto Mingardi, Carlo Scarpa, Carlo Stagnaro, Bruno Tabacci, Luigi Zingales
E' proprio vero, lontano dagli occhi (e orecchi), lontano dal cuore (e dalla mente).
L'appello del Foglio
A partire dalla vicenda Telecom, rivolgiamo alla politica, al governo, alle forze di maggioranza e di opposizione, due richieste precise. La prima è di resistere a vecchie e nuove tentazioni dirigiste, stataliste, di intervento pubblico nell'economia, di interferenza con il libero interagire delle forze di mercato, valorizzando nel contempo il ruolo delle Autorità indipendenti chiamate a regolare i diversi mercati. La seconda è quella di non elevare cori nazionalisti, di ostilità rispetto a operatori non italiani, espressione di una cultura e di una pratica estranee a concorrenza, mercato ed economia liberale.
Daniele Capezzone, Franco Debenedetti, Benedetto Della Vedova, Fiorella Kostoris, Antonio Martino, Paolo Messa, Alberto Mingardi, Carlo Scarpa, Carlo Stagnaro, Bruno Tabacci, Luigi Zingales
E' nato un amore
GOVERNO: MICHELI, SONO ESTERNAZIONI CAPEZZONE-DIPENDENTE =(AGI) - Roma, 3 apr - "Leggo sempre, e con molta attenzione, ledichiarazioni del deputato Capezzone. Lo inviterei ad aumentareil ritmo delle sue esternazioni perche ormai non potrei piurinunciarvi. In assenza di notizie e commenti da parte suarischio una vera crisi di astinenza". Lo afferma ilsottosegretario alla Presidenza del Consiglio, EnricoMicheli.(AGI)
TELECOM: CAPEZZONE, MICHELI? GALLINA CHE CANTA HA FATTO L'UOVO =(AGI) - Roma, 3 apr. - "Leggo che il sottosegretario Micheli,dopo tanto silenzio (ma dopo tante, tante opere), finalmenteparla. Un vecchio proverbio dice: la gallina che canta ha fattol'uovo. Spero che parli sempre di piu, e ci racconti tantecose, sull'Iri del passato, e sulla cultura-Iri delpresente...". E' quanto dichiara Daniele Capezzone, presidentedella commissione Attivita Produttive della Camera. (AGI) Com/Alf031258 APR 07
TELECOM: CAPEZZONE, MICHELI? GALLINA CHE CANTA HA FATTO L'UOVO =(AGI) - Roma, 3 apr. - "Leggo che il sottosegretario Micheli,dopo tanto silenzio (ma dopo tante, tante opere), finalmenteparla. Un vecchio proverbio dice: la gallina che canta ha fattol'uovo. Spero che parli sempre di piu, e ci racconti tantecose, sull'Iri del passato, e sulla cultura-Iri delpresente...". E' quanto dichiara Daniele Capezzone, presidentedella commissione Attivita Produttive della Camera. (AGI) Com/Alf031258 APR 07
Is Marihuana Kosher?
My friends of the Green Leaf Party are triggering a kosher debate in Israel on the devine nature of cannabis on the eve of Pesach.
The future is now
The 10 technologies found most exciting, and most likely to alter industries, fields of research, and even the way we live selected for us by the Technology Review.
Altro che TV con schermo piatto al plasma o digitale terrestre!
Altro che TV con schermo piatto al plasma o digitale terrestre!
Una strada di Mercato che da Tronchetti porta a Moratti
A pensar male si fa sempre e sicuramente peccato però, in Italia, si corre, altrettanto sempre, il rischio di avvicinarsi al cuore del problema. Che Gino Strada fosse, e resti, grande amico di Marco Tronchetti Provera non è un segreto; che Telecom Italia non navigasse in acque tranquille, tanto finanziariamente quanto giudiziariamente, era altrettanto noto; che qualcosa "d'altro" bollisse in pentola tanto a Kabul quanto a Milano era ipotizzabile visto e considerato che il polverone mediatico stava assumento la consistenza di uno schermo sul quale proiettare una storia per catalizzare l'attenzione del popolo bue sovrano solo nel diritto a distrarsi dopo una giornata a inseguire le storielle di "vallettopoli" o l'ultimo episodio di bullismo para-pornografico sui vari siti internet.
Ieri invece la nube s'è diradata e, per un attimo, abbimo intravisto quale, ci viene gridato, sia l'arrosto dietro il fumo: il "ritorno al mercato". Adesso, detto tra noi, c'è qualcuno in giro, tra comunisti, "liberisti", retroscenisti, giornalisti, opinionisti e tuttologisti, che è disposto a giurare davanti a Dio (Sircana parla nientepopodimenoché di sacre decisioni del CdA!!!) e agli uomini che in Italia, specie quando si tratta delle dinamiche relative a grossi gruppi, esista il MERCATO?
Siccome a pensar male, come si diceva, si fa peccato, ma alla fine ci si avvicina al cuore del problema, e siccome tra poco è Pasqua, e quindi verremo tutti graziati, pardon, perdonati, io credo che sotto tutto questo olimpico appello al mercato - o ritorno al "dirigismo" - si nascondano invece ulteriori altre manovre tanto economiche quanto politiche (e son già partiti gli appelli...). Non mi meraviglierei, per esempio, se il terzo polo della trinità Strada-Tronchetti-Moratti alla fine non apparisse come quello che ci gode di più da tutta questa sacralità del ciddià visto e considerato che piano piano gli stanno togliendo quel finanziamento pubblico meglio noto come i CIP6.
Ah, dimenticavo, ci scommettiamo che i fondamentalisti del mercato tra poco ci mettono in guarda dall'interessamento di Aeroflot (che ancora mantiene la falce e martello nel nome) ad Alitalia?
Ieri invece la nube s'è diradata e, per un attimo, abbimo intravisto quale, ci viene gridato, sia l'arrosto dietro il fumo: il "ritorno al mercato". Adesso, detto tra noi, c'è qualcuno in giro, tra comunisti, "liberisti", retroscenisti, giornalisti, opinionisti e tuttologisti, che è disposto a giurare davanti a Dio (Sircana parla nientepopodimenoché di sacre decisioni del CdA!!!) e agli uomini che in Italia, specie quando si tratta delle dinamiche relative a grossi gruppi, esista il MERCATO?
Siccome a pensar male, come si diceva, si fa peccato, ma alla fine ci si avvicina al cuore del problema, e siccome tra poco è Pasqua, e quindi verremo tutti graziati, pardon, perdonati, io credo che sotto tutto questo olimpico appello al mercato - o ritorno al "dirigismo" - si nascondano invece ulteriori altre manovre tanto economiche quanto politiche (e son già partiti gli appelli...). Non mi meraviglierei, per esempio, se il terzo polo della trinità Strada-Tronchetti-Moratti alla fine non apparisse come quello che ci gode di più da tutta questa sacralità del ciddià visto e considerato che piano piano gli stanno togliendo quel finanziamento pubblico meglio noto come i CIP6.
Ah, dimenticavo, ci scommettiamo che i fondamentalisti del mercato tra poco ci mettono in guarda dall'interessamento di Aeroflot (che ancora mantiene la falce e martello nel nome) ad Alitalia?
4.02.2007
Anche Cameron vola in Afghanistan
Il leader dei Conservatori britannici David Cameron vola in Afghanistan col Ministro ombra per la Difesa Liam Fox in una missione per "ascoltare e imparare" nonché "manifestare sostegno" agli oltre 5000 militari di sua Maestà attivi in quel paese. Chissà che anche lui non torni convinto della necessità di un cambiamento radicale di strategia in merito all'oppio proprio come è accaduto al collega Tory Tobias Ellwood che è stato folgorato sulla via di Kabul. Negli ultimi anni, il Regno unito ha investito intorno al miliardo di Euro per le strategie di eradicazione di colture di papavero. Si avete letto bene, un miliardo di Euro, ci si potrebbe ricostruire tutte le case afgano con tutti quei soldi...
Mito o rito radicale? Dall'uovo sodo al "dice Gesù"
Si è concluso ieri pomeriggio il Comitato nazionale di Radicali italiani che ha lanciato una proposta-sfida al Governo Prodi sulla moratoria delle esecuzioni alle Nazioni unite. Si è parlato molto e di molto, ma non si è ascoltato niente di significativo dall'ex-Segretario Capezzone che invece continua a rappresentarea i Radicali in TV e sui giornali.
Accettata anche la proposta di Emma Bonino per una marcia di Pasqua, ecco uno stralcio del documento finale:
[…] Ritenendo ancora assolutamente possibile raggiungere l’obiettivo per il quale Marco Pannella, il 21 marzo, ha ripreso lo sciopero (per ora) della fame, se solo il Presidente del Consiglio e il Ministro degli esteri decidessero di farne una priorità, sia pure per pochi giorni
il Comitato Nazionale di Radicali Italiani fa propria la proposta lanciata da Emma Bonino di una Marcia per la moratoria delle esecuzioni che il giorno di Pasqua, partendo dal Campidoglio e passando per il Quirinale, arrivi a San Pietro; a tal fine invita il Sindaco di Roma e il Governo a patrocinare e sostenere l’iniziativa e lancia un appello ai Sindaci e a tutti i cittadini che negli anni hanno sostenuto la campagna di Nessuno tocchi Caino e del Partito Radicale Transnazionale ad aderire subito e partecipare alla manifestazione. Per il Comitato, tale invito dovrebbe essere accolto in primo luogo dai parlamentari che, con i loro precisi documenti istituzionali, avevano impegnato il Governo.
Accettata anche la proposta di Emma Bonino per una marcia di Pasqua, ecco uno stralcio del documento finale:
[…] Ritenendo ancora assolutamente possibile raggiungere l’obiettivo per il quale Marco Pannella, il 21 marzo, ha ripreso lo sciopero (per ora) della fame, se solo il Presidente del Consiglio e il Ministro degli esteri decidessero di farne una priorità, sia pure per pochi giorni
il Comitato Nazionale di Radicali Italiani fa propria la proposta lanciata da Emma Bonino di una Marcia per la moratoria delle esecuzioni che il giorno di Pasqua, partendo dal Campidoglio e passando per il Quirinale, arrivi a San Pietro; a tal fine invita il Sindaco di Roma e il Governo a patrocinare e sostenere l’iniziativa e lancia un appello ai Sindaci e a tutti i cittadini che negli anni hanno sostenuto la campagna di Nessuno tocchi Caino e del Partito Radicale Transnazionale ad aderire subito e partecipare alla manifestazione. Per il Comitato, tale invito dovrebbe essere accolto in primo luogo dai parlamentari che, con i loro precisi documenti istituzionali, avevano impegnato il Governo.
Anche Blair vuole l'oppio afgano?
L'Independent on Sunday di ieri rende noto quel che, se confermato (ieri era il 1 aprile!), rappresenterebbe un radicale ripensamento di Tony Blair in merito alle politiche "anti-droga in Afghanistan" lasciando intravedere la possiblità di un avvio di incanalamento delle colture di papavero nel mercato legale degli analgesici.
Sul Riformista di sabato, per l'appunto, ci era stato ospitato il pezzo qui sotto in cui si ripercorrono le tappe del da farsi.
Analgesici dall'oppio afgano, una prima conversione di impegno militare in civile
Il sette marzo scorso, alla vigilia del dibattito alla Camera sul finanziamento delle missioni italiane all'estero, il deputato radicale della Rosa nel Pugno Sergio D’Elia ha presentato un ordine del giorno che affronta il “fattore oppio afgano”. I'odg (vedi riquadro), fatto proprio dall'Unione e dal Governo, impegna l'Italia ad agire all'ONU affinché si esplori la conversione della produzione illecita afgana a fini medico-scientifici.
L'odg non è né un espediente per tenere compatta la maggioranza, né una provocazione nei confronti dell’opposizione, bensì l’avvio di un percorso che propone un’evoluzione delle spese e strutture militari in investimenti civili per favorire il progresso verso la libertà e la democrazia dell’Afghanistan liberato dal governo dei talebani.
L’impegno preso dall'Italia potrebbe consentire l’innesco di un circolo virtuoso in cui si passerebbe dalle politiche di eradicazione forzata del papavero alla promozione di norme da “stato di diritto” che, invece di privare i contadini afgani della maggiore fonte di introiti a loro disposizione, ne consentirebbe l’incanalamento nel mercato legale. Non si tratta di legalizzare il narcotraffico ma di rispondere all’appello dell'OMS per soddisfare il crescente fabbisogno reale di analgesici, specie nei paesi poveri.
Il rapporto annuale della Giunta internazionale per gli stupefacenti (NCB) del 2006 denuncia che solo il 78% degli Stati membri dell'ONU forniscono stime corrette sulla quantità delle sostanze soggette al controllo delle Convenzioni da utilizzarsi legalmente per fini medico-scientifici. Tra i paesi che non comunicano i propri dati ci sono i più poveri e quelli interessati da conflitti. Malgrado questo, o a causa di ciò, l’INCB riporta un basso livello di consumo degli analgesici da oppio per la cura del dolore. Dal 1996 al 2005 il consumo globale di morfina è raddoppiato passando da 16 a quasi 32 tonnellate, circa 50 paesi hanno aumentato la loro prescrizione di oppiacei di oltre il 100% nello stesso periodo. Il 70% dei paesi col più alto consumo di analgesici da oppio si trova in Europa e in America del nord.
Il Rapporto 2006 lamenta inoltre il fatto che un sostanziale numero di Governi non ha aggiornato le proprie stime di richiesta di oppiacei. Questa mancanza di documentazione fa ragionevolmente ipotizzare quindi che vi sia un’inattualità delle cifre in possesso dell’INCB relativamente alla quantificazione del reale fabbisogno mondiale di oppiacei e della sua distribuzione globale.
Tanto l'INCB quanto l'UNODC (Agenzia Onu per la droga e il crimine) stimano che nel 2006 la produzione illecita in Afghanistan abbia superato le 6.100 tonnellate - 50% in più rispetto all’anno precedente. La totalità del raccolto viene utilizzata per la produzione del 93% dell’eroina mondiale per un valore stimato intorno a 2,7 miliardi di dollari. La merce raggiunge principalmente i mercati europei attraverso Iran, Pakistan e Uzbekistan mentre traffici minori, ma in espansione, interessano le ex-repubbliche sovietiche confinanti e la Cina. Solo una frazione di questo giro d’affari resta ai contadini, il resto va ad arricchire i signori della droga e della guerra, i talebani nonché buona parte dei responsabili delle amministrazioni locali e centrale dove la corruzione regna sovrana e naturalmente le reti terroristiche.
L’Onu ritiene che circa il 12% della popolazione sia coinvolto a vario livello nella produzione e nel traffico di oppiacei. Il giro d’affari mondiale generato dall’eroina afgana viene stimato tra i 400 e i 500 miliardi di dollari mentre è impossibile quantificare quale sia l’ammontare che interessa attività di riciclaggio di danaro che l'ONU ritiene interessare tra il 3 e il 5% del commercio globale (tra i 590 e i 1.500 miliardi di dollari).
A seguito di questa preoccupante situazione che non accenna a cambiare, l’INCB ha deciso di seguire da vicino le attività del Governo di Kabul per garantire la proibizione della produzione e del traffico delle sostanze illecite. Ad agosto del 2006, nel quadro della nuova legislazione anti-droga afgana, è stata istituita la Commissione per “l’esportazione, importazione, vendita, distribuzione e licenze di produzione per fini medico-scientifici e impieghi industriali leciti” delle sostanze proibite.
La coltivazione di oppio è già legale in India, Turchia, Francia, Ungheria, Spagna e Australia. Il 79% della produzione globale di oppiacei si consuma in dieci paesi tra l’Europa e il Nord America, mentre quelli in via di sviluppo, che rappresentano l'80% della popolazione mondiale, ne consumano intorno al 10%. Per far fronte a carestie e calamità naturali, non è mai stato discusso uno stoccaggio significativo di oppiacei per il pronto intervento umanitario.
Anche a seguito della vicenda “Mastrogiacomo”, l'Italia dovrà lavorare bilateralmente e multilateralmente per confermare il ruolo di attore importante in Afghanistan anche con l'assunzione di ulteriori responsabilità civili. Quanto messo in moto con l'odg alla Camera può consentire di opporre al dogma proibizionista dell'eradicazione una proposta di buon senso che, grazie alla sicurezza militare, potrebbe favorire il progresso di un paese reduce da oltre 30 anni di guerre e invasioni straniere. Gli eurodeputati radicali Pannella e Cappato promettono un seguito al Parlamento europeo.
L’OdG accolto dal Governo il 7 marzo 2006:
La Camera, premesso che: condizione per la stabilizzazione dell’Afghanistan è il raggiungimento di adeguati livelli di sicurezza per la popolazione attraverso il controllo del territorio e un livello di sufficiente sviluppo economico e di promozione sociale tale da migliorare sensibilmente le condizioni di vita delle popolazioni; per ottenere tali risultati – come peraltro previsto dalle risoluzioni delle Nazioni Unite in materia – assume rilevanza la definizione di un’efficace strategia di contrasto e riconversione delle coltivazioni illegali di oppio, aumentate in quest’ultimo anno, che alimentano una condizione di ricattabilità dei contadini afgani da parte dei mercanti di droga e dei cosiddetti “signori della guerra” che utilizzano i rilevanti proventi del traffico illegale per i propri fini;
impegna il Governo: a sostenere nelle sedi internazionali competenti, in attuazione della mozione n. 1/00014 approvata dalla Camera il 19 luglio 2006, ogni iniziativa tesa ad individuare un’efficace strategia di contrasto alla coltivazione e al commercio illegali di oppio, anche attraverso eventuali programmi di riconversione delle colture illecite di oppio in Afghanistan in colture legali, ai fini dell’utilizzazione dell’oppio medesimo per le terapie del dolore.
9/2193/4. Sereni, D’Elia, Venier, Mantovani, Donadi, Mattarella, Brugger, Villetti, Bonelli, Fabris
Sul Riformista di sabato, per l'appunto, ci era stato ospitato il pezzo qui sotto in cui si ripercorrono le tappe del da farsi.
Analgesici dall'oppio afgano, una prima conversione di impegno militare in civile
Il sette marzo scorso, alla vigilia del dibattito alla Camera sul finanziamento delle missioni italiane all'estero, il deputato radicale della Rosa nel Pugno Sergio D’Elia ha presentato un ordine del giorno che affronta il “fattore oppio afgano”. I'odg (vedi riquadro), fatto proprio dall'Unione e dal Governo, impegna l'Italia ad agire all'ONU affinché si esplori la conversione della produzione illecita afgana a fini medico-scientifici.
L'odg non è né un espediente per tenere compatta la maggioranza, né una provocazione nei confronti dell’opposizione, bensì l’avvio di un percorso che propone un’evoluzione delle spese e strutture militari in investimenti civili per favorire il progresso verso la libertà e la democrazia dell’Afghanistan liberato dal governo dei talebani.
L’impegno preso dall'Italia potrebbe consentire l’innesco di un circolo virtuoso in cui si passerebbe dalle politiche di eradicazione forzata del papavero alla promozione di norme da “stato di diritto” che, invece di privare i contadini afgani della maggiore fonte di introiti a loro disposizione, ne consentirebbe l’incanalamento nel mercato legale. Non si tratta di legalizzare il narcotraffico ma di rispondere all’appello dell'OMS per soddisfare il crescente fabbisogno reale di analgesici, specie nei paesi poveri.
Il rapporto annuale della Giunta internazionale per gli stupefacenti (NCB) del 2006 denuncia che solo il 78% degli Stati membri dell'ONU forniscono stime corrette sulla quantità delle sostanze soggette al controllo delle Convenzioni da utilizzarsi legalmente per fini medico-scientifici. Tra i paesi che non comunicano i propri dati ci sono i più poveri e quelli interessati da conflitti. Malgrado questo, o a causa di ciò, l’INCB riporta un basso livello di consumo degli analgesici da oppio per la cura del dolore. Dal 1996 al 2005 il consumo globale di morfina è raddoppiato passando da 16 a quasi 32 tonnellate, circa 50 paesi hanno aumentato la loro prescrizione di oppiacei di oltre il 100% nello stesso periodo. Il 70% dei paesi col più alto consumo di analgesici da oppio si trova in Europa e in America del nord.
Il Rapporto 2006 lamenta inoltre il fatto che un sostanziale numero di Governi non ha aggiornato le proprie stime di richiesta di oppiacei. Questa mancanza di documentazione fa ragionevolmente ipotizzare quindi che vi sia un’inattualità delle cifre in possesso dell’INCB relativamente alla quantificazione del reale fabbisogno mondiale di oppiacei e della sua distribuzione globale.
Tanto l'INCB quanto l'UNODC (Agenzia Onu per la droga e il crimine) stimano che nel 2006 la produzione illecita in Afghanistan abbia superato le 6.100 tonnellate - 50% in più rispetto all’anno precedente. La totalità del raccolto viene utilizzata per la produzione del 93% dell’eroina mondiale per un valore stimato intorno a 2,7 miliardi di dollari. La merce raggiunge principalmente i mercati europei attraverso Iran, Pakistan e Uzbekistan mentre traffici minori, ma in espansione, interessano le ex-repubbliche sovietiche confinanti e la Cina. Solo una frazione di questo giro d’affari resta ai contadini, il resto va ad arricchire i signori della droga e della guerra, i talebani nonché buona parte dei responsabili delle amministrazioni locali e centrale dove la corruzione regna sovrana e naturalmente le reti terroristiche.
L’Onu ritiene che circa il 12% della popolazione sia coinvolto a vario livello nella produzione e nel traffico di oppiacei. Il giro d’affari mondiale generato dall’eroina afgana viene stimato tra i 400 e i 500 miliardi di dollari mentre è impossibile quantificare quale sia l’ammontare che interessa attività di riciclaggio di danaro che l'ONU ritiene interessare tra il 3 e il 5% del commercio globale (tra i 590 e i 1.500 miliardi di dollari).
A seguito di questa preoccupante situazione che non accenna a cambiare, l’INCB ha deciso di seguire da vicino le attività del Governo di Kabul per garantire la proibizione della produzione e del traffico delle sostanze illecite. Ad agosto del 2006, nel quadro della nuova legislazione anti-droga afgana, è stata istituita la Commissione per “l’esportazione, importazione, vendita, distribuzione e licenze di produzione per fini medico-scientifici e impieghi industriali leciti” delle sostanze proibite.
La coltivazione di oppio è già legale in India, Turchia, Francia, Ungheria, Spagna e Australia. Il 79% della produzione globale di oppiacei si consuma in dieci paesi tra l’Europa e il Nord America, mentre quelli in via di sviluppo, che rappresentano l'80% della popolazione mondiale, ne consumano intorno al 10%. Per far fronte a carestie e calamità naturali, non è mai stato discusso uno stoccaggio significativo di oppiacei per il pronto intervento umanitario.
Anche a seguito della vicenda “Mastrogiacomo”, l'Italia dovrà lavorare bilateralmente e multilateralmente per confermare il ruolo di attore importante in Afghanistan anche con l'assunzione di ulteriori responsabilità civili. Quanto messo in moto con l'odg alla Camera può consentire di opporre al dogma proibizionista dell'eradicazione una proposta di buon senso che, grazie alla sicurezza militare, potrebbe favorire il progresso di un paese reduce da oltre 30 anni di guerre e invasioni straniere. Gli eurodeputati radicali Pannella e Cappato promettono un seguito al Parlamento europeo.
L’OdG accolto dal Governo il 7 marzo 2006:
La Camera, premesso che: condizione per la stabilizzazione dell’Afghanistan è il raggiungimento di adeguati livelli di sicurezza per la popolazione attraverso il controllo del territorio e un livello di sufficiente sviluppo economico e di promozione sociale tale da migliorare sensibilmente le condizioni di vita delle popolazioni; per ottenere tali risultati – come peraltro previsto dalle risoluzioni delle Nazioni Unite in materia – assume rilevanza la definizione di un’efficace strategia di contrasto e riconversione delle coltivazioni illegali di oppio, aumentate in quest’ultimo anno, che alimentano una condizione di ricattabilità dei contadini afgani da parte dei mercanti di droga e dei cosiddetti “signori della guerra” che utilizzano i rilevanti proventi del traffico illegale per i propri fini;
impegna il Governo: a sostenere nelle sedi internazionali competenti, in attuazione della mozione n. 1/00014 approvata dalla Camera il 19 luglio 2006, ogni iniziativa tesa ad individuare un’efficace strategia di contrasto alla coltivazione e al commercio illegali di oppio, anche attraverso eventuali programmi di riconversione delle colture illecite di oppio in Afghanistan in colture legali, ai fini dell’utilizzazione dell’oppio medesimo per le terapie del dolore.
9/2193/4. Sereni, D’Elia, Venier, Mantovani, Donadi, Mattarella, Brugger, Villetti, Bonelli, Fabris
4.01.2007
Adesso si che le cose si risolveranno
Bush si inserisce nella questione dei 15 marinai arrestati dagli iraniani, da notare i toni da statista:
"The British hostages issue is a serious issue because the Iranians took these people out of Iraqi water".
"The British hostages issue is a serious issue because the Iranians took these people out of Iraqi water".
"And it is inexcusable behaviour".
"I strongly support the Blair government's attempts to resolve this peacefully".
"And I support the prime minister when he made it clear there were no quid pro quos. The Iranians must give back the hostages."
Nearing 40
The Waste Land

APRIL is the cruellest month, breeding | |
| Lilacs out of the dead land, mixing | |
| Memory and desire, stirring | |
| Dull roots with spring rain. | |
| Winter kept us warm, covering | 5 |
| Earth in forgetful snow, feeding | |
| A little life with dried tubers. | |
| Summer surprised us, coming over the Starnbergersee | |
| With a shower of rain; we stopped in the colonnade, | |
| And went on in sunlight, into the Hofgarten, | 10 |
| And drank coffee, and talked for an hour. | |
| Bin gar keine Russin, stamm' aus Litauen, echt deutsch. | |
| And when we were children, staying at the archduke's, | |
| My cousin's, he took me out on a sled, | |
| And I was frightened. He said, Marie, | 15 |
| Marie, hold on tight. And down we went. | |
| In the mountains, there you feel free. | |
| I read, much of the night, and go south in the winter. | |
| What are the roots that clutch, what branches grow | |
| Out of this stony rubbish? Son of man, | 20 |
| You cannot say, or guess, for you know only | |
| A heap of broken images, where the sun beats, | |
| And the dead tree gives no shelter, the cricket no relief, | |
| And the dry stone no sound of water. Only | |
| There is shadow under this red rock, | 25 |
| (Come in under the shadow of this red rock), | |
| And I will show you something different from either | |
| Your shadow at morning striding behind you | |
| Or your shadow at evening rising to meet you; | |
| I will show you fear in a handful of dust. | 30 |
| Frisch weht der Wind | |
| Der Heimat zu. | |
| Mein Irisch Kind, | |
| Wo weilest du? | |
| 'You gave me hyacinths first a year ago; | 35 |
| 'They called me the hyacinth girl.' | |
| —Yet when we came back, late, from the Hyacinth garden, | |
| Your arms full, and your hair wet, I could not | |
| Speak, and my eyes failed, I was neither | |
| Living nor dead, and I knew nothing, | 40 |
| Looking into the heart of light, the silence. | |
| Od' und leer das Meer. | |
| Madame Sosostris, famous clairvoyante, | |
| Had a bad cold, nevertheless | |
| Is known to be the wisest woman in Europe, | 45 |
| With a wicked pack of cards. Here, said she, | |
| Is your card, the drowned Phoenician Sailor, | |
| (Those are pearls that were his eyes. Look!) | |
| Here is Belladonna, the Lady of the Rocks, | |
| The lady of situations. | 50 |
| Here is the man with three staves, and here the Wheel, | |
| And here is the one-eyed merchant, and this card, | |
| Which is blank, is something he carries on his back, | |
| Which I am forbidden to see. I do not find | |
| The Hanged Man. Fear death by water. | 55 |
| I see crowds of people, walking round in a ring. | |
| Thank you. If you see dear Mrs. Equitone, | |
| Tell her I bring the horoscope myself: | |
| One must be so careful these days. | |
| Unreal City, | 60 |
| Under the brown fog of a winter dawn, | |
| A crowd flowed over London Bridge, so many, | |
| I had not thought death had undone so many. | |
| Sighs, short and infrequent, were exhaled, | |
| And each man fixed his eyes before his feet. | 65 |
| Flowed up the hill and down King William Street, | |
| To where Saint Mary Woolnoth kept the hours | |
| With a dead sound on the final stroke of nine. | |
| There I saw one I knew, and stopped him, crying 'Stetson! | |
| 'You who were with me in the ships at Mylae! | 70 |
| 'That corpse you planted last year in your garden, | |
| 'Has it begun to sprout? Will it bloom this year? | |
| 'Or has the sudden frost disturbed its bed? | |
| 'Oh keep the Dog far hence, that's friend to men, | |
| 'Or with his nails he'll dig it up again! | 75 |
| 'You! hypocrite lecteur!—mon semblable,—mon frère!' | |
THE Chair she sat in, like a burnished throne, | |
| Glowed on the marble, where the glass | |
| Held up by standards wrought with fruited vines | |
| From which a golden Cupidon peeped out | 80 |
| (Another hid his eyes behind his wing) | |
| Doubled the flames of sevenbranched candelabra | |
| Reflecting light upon the table as | |
| The glitter of her jewels rose to meet it, | |
| From satin cases poured in rich profusion; | 85 |
| In vials of ivory and coloured glass | |
| Unstoppered, lurked her strange synthetic perfumes, | |
| Unguent, powdered, or liquid—troubled, confused | |
| And drowned the sense in odours; stirred by the air | |
| That freshened from the window, these ascended | 90 |
| In fattening the prolonged candle-flames, | |
| Flung their smoke into the laquearia, | |
| Stirring the pattern on the coffered ceiling. | |
| Huge sea-wood fed with copper | |
| Burned green and orange, framed by the coloured stone, | 95 |
| In which sad light a carvèd dolphin swam. | |
| Above the antique mantel was displayed | |
| As though a window gave upon the sylvan scene | |
| The change of Philomel, by the barbarous king | |
| So rudely forced; yet there the nightingale | 100 |
| Filled all the desert with inviolable voice | |
| And still she cried, and still the world pursues, | |
| 'Jug Jug' to dirty ears. | |
| And other withered stumps of time | |
| Were told upon the walls; staring forms | 105 |
| Leaned out, leaning, hushing the room enclosed. | |
| Footsteps shuffled on the stair. | |
| Under the firelight, under the brush, her hair | |
| Spread out in fiery points | |
| Glowed into words, then would be savagely still. | 110 |
| 'My nerves are bad to-night. Yes, bad. Stay with me. | |
| 'Speak to me. Why do you never speak? Speak. | |
| 'What are you thinking of? What thinking? What? | |
| 'I never know what you are thinking. Think.' | |
| I think we are in rats' alley | 115 |
| Where the dead men lost their bones. | |
| 'What is that noise?' | |
| The wind under the door. | |
| 'What is that noise now? What is the wind doing?' | |
| Nothing again nothing. | 120 |
| 'Do | |
| 'You know nothing? Do you see nothing? Do you remember | |
| 'Nothing?' | |
| I remember | |
| Those are pearls that were his eyes. | 125 |
| 'Are you alive, or not? Is there nothing in your head?' | |
| But | |
| O O O O that Shakespeherian Rag— | |
| It's so elegant | |
| So intelligent | 130 |
| 'What shall I do now? What shall I do?' | |
| 'I shall rush out as I am, and walk the street | |
| 'With my hair down, so. What shall we do to-morrow? | |
| 'What shall we ever do?' | |
| The hot water at ten. | 135 |
| And if it rains, a closed car at four. | |
| And we shall play a game of chess, | |
| Pressing lidless eyes and waiting for a knock upon the door. | |
| When Lil's husband got demobbed, I said— | |
| I didn't mince my words, I said to her myself, | 140 |
| HURRY UP PLEASE IT'S TIME | |
| Now Albert's coming back, make yourself a bit smart. | |
| He'll want to know what you done with that money he gave you | |
| To get yourself some teeth. He did, I was there. | |
| You have them all out, Lil, and get a nice set, | 145 |
| He said, I swear, I can't bear to look at you. | |
| And no more can't I, I said, and think of poor Albert, | |
| He's been in the army four years, he wants a good time, | |
| And if you don't give it him, there's others will, I said. | |
| Oh is there, she said. Something o' that, I said. | 150 |
| Then I'll know who to thank, she said, and give me a straight look. | |
| HURRY UP PLEASE IT'S TIME | |
| If you don't like it you can get on with it, I said. | |
| Others can pick and choose if you can't. | |
| But if Albert makes off, it won't be for lack of telling. | 155 |
| You ought to be ashamed, I said, to look so antique. | |
| (And her only thirty-one.) | |
| I can't help it, she said, pulling a long face, | |
| It's them pills I took, to bring it off, she said. | |
| (She's had five already, and nearly died of young George.) | 160 |
| The chemist said it would be alright, but I've never been the same. | |
| You are a proper fool, I said. | |
| Well, if Albert won't leave you alone, there it is, I said, | |
| What you get married for if you don't want children? | |
| HURRY UP PLEASE IT'S TIME | 165 |
| Well, that Sunday Albert was home, they had a hot gammon, | |
| And they asked me in to dinner, to get the beauty of it hot— | |
| HURRY UP PLEASE IT'S TIME | |
| HURRY UP PLEASE IT'S TIME | |
| Goonight Bill. Goonight Lou. Goonight May. Goonight. | 170 |
| Ta ta. Goonight. Goonight. | |
| Good night, ladies, good night, sweet ladies, good night, good night. | |
THE river's tent is broken: the last fingers of leaf | |
| Clutch and sink into the wet bank. The wind | |
| Crosses the brown land, unheard. The nymphs are departed. | 175 |
| Sweet Thames, run softly, till I end my song. | |
| The river bears no empty bottles, sandwich papers, | |
| Silk handkerchiefs, cardboard boxes, cigarette ends | |
| Or other testimony of summer nights. The nymphs are departed. | |
| And their friends, the loitering heirs of city directors; | 180 |
| Departed, have left no addresses. | |
| By the waters of Leman I sat down and wept... | |
| Sweet Thames, run softly till I end my song, | |
| Sweet Thames, run softly, for I speak not loud or long. | |
| But at my back in a cold blast I hear | 185 |
| The rattle of the bones, and chuckle spread from ear to ear. | |
| A rat crept softly through the vegetation | |
| Dragging its slimy belly on the bank | |
| While I was fishing in the dull canal | |
| On a winter evening round behind the gashouse | 190 |
| Musing upon the king my brother's wreck | |
| And on the king my father's death before him. | |
| White bodies naked on the low damp ground | |
| And bones cast in a little low dry garret, | |
| Rattled by the rat's foot only, year to year. | 195 |
| But at my back from time to time I hear | |
| The sound of horns and motors, which shall bring | |
| Sweeney to Mrs. Porter in the spring. | |
| O the moon shone bright on Mrs. Porter | |
| And on her daughter | 200 |
| They wash their feet in soda water | |
| Et, O ces voix d'enfants, chantant dans la coupole! | |
| Twit twit twit | |
| Jug jug jug jug jug jug | |
| So rudely forc'd. | 205 |
| Tereu | |
| Unreal City | |
| Under the brown fog of a winter noon | |
| Mr. Eugenides, the Smyrna merchant | |
| Unshaven, with a pocket full of currants | 210 |
| C.i.f. London: documents at sight, | |
| Asked me in demotic French | |
| To luncheon at the Cannon Street Hotel | |
| Followed by a weekend at the Metropole. | |
| At the violet hour, when the eyes and back | 215 |
| Turn upward from the desk, when the human engine waits | |
| Like a taxi throbbing waiting, | |
| I Tiresias, though blind, throbbing between two lives, | |
| Old man with wrinkled female breasts, can see | |
| At the violet hour, the evening hour that strives | 220 |
| Homeward, and brings the sailor home from sea, | |
| The typist home at teatime, clears her breakfast, lights | |
| Her stove, and lays out food in tins. | |
| Out of the window perilously spread | |
| Her drying combinations touched by the sun's last rays, | 225 |
| On the divan are piled (at night her bed) | |
| Stockings, slippers, camisoles, and stays. | |
| I Tiresias, old man with wrinkled dugs | |
| Perceived the scene, and foretold the rest— | |
| I too awaited the expected guest. | 230 |
| He, the young man carbuncular, arrives, | |
| A small house agent's clerk, with one bold stare, | |
| One of the low on whom assurance sits | |
| As a silk hat on a Bradford millionaire. | |
| The time is now propitious, as he guesses, | 235 |
| The meal is ended, she is bored and tired, | |
| Endeavours to engage her in caresses | |
| Which still are unreproved, if undesired. | |
| Flushed and decided, he assaults at once; | |
| Exploring hands encounter no defence; | 240 |
| His vanity requires no response, | |
| And makes a welcome of indifference. | |
| (And I Tiresias have foresuffered all | |
| Enacted on this same divan or bed; | |
| I who have sat by Thebes below the wall | 245 |
| And walked among the lowest of the dead.) | |
| Bestows on final patronising kiss, | |
| And gropes his way, finding the stairs unlit... | |
| She turns and looks a moment in the glass, | |
| Hardly aware of her departed lover; | 250 |
| Her brain allows one half-formed thought to pass: | |
| 'Well now that's done: and I'm glad it's over.' | |
| When lovely woman stoops to folly and | |
| Paces about her room again, alone, | |
| She smoothes her hair with automatic hand, | 255 |
| And puts a record on the gramophone. | |
| 'This music crept by me upon the waters' | |
| And along the Strand, up Queen Victoria Street. | |
| O City city, I can sometimes hear | |
| Beside a public bar in Lower Thames Street, | 260 |
| The pleasant whining of a mandoline | |
| And a clatter and a chatter from within | |
| Where fishmen lounge at noon: where the walls | |
| Of Magnus Martyr hold | |
| Inexplicable splendour of Ionian white and gold. | 265 |
| The river sweats | |
| Oil and tar | |
| The barges drift | |
| With the turning tide | |
| Red sails | 270 |
| Wide | |
| To leeward, swing on the heavy spar. | |
| The barges wash | |
| Drifting logs | |
| Down Greenwich reach | 275 |
| Past the Isle of Dogs. | |
| Weialala leia | |
| Wallala leialala | |
| Elizabeth and Leicester | |
| Beating oars | 280 |
| The stern was formed | |
| A gilded shell | |
| Red and gold | |
| The brisk swell | |
| Rippled both shores | 285 |
| Southwest wind | |
| Carried down stream | |
| The peal of bells | |
| White towers | |
| Weialala leia | 290 |
| Wallala leialala | |
| 'Trams and dusty trees. | |
| Highbury bore me. Richmond and Kew | |
| Undid me. By Richmond I raised my knees | |
| Supine on the floor of a narrow canoe.' | 295 |
| 'My feet are at Moorgate, and my heart | |
| Under my feet. After the event | |
| He wept. He promised "a new start". | |
| I made no comment. What should I resent?' | |
| 'On Margate Sands. | 300 |
| I can connect | |
| Nothing with nothing. | |
| The broken fingernails of dirty hands. | |
| My people humble people who expect | |
| Nothing.' | 305 |
| la la | |
| To Carthage then I came | |
| Burning burning burning burning | |
| O Lord Thou pluckest me out | |
| O Lord Thou pluckest | 310 |
| burning | |
PHLEBAS the Phoenician, a fortnight dead, | |
| Forgot the cry of gulls, and the deep seas swell | |
| And the profit and loss. | |
| A current under sea | 315 |
| Picked his bones in whispers. As he rose and fell | |
| He passed the stages of his age and youth | |
| Entering the whirlpool. | |
| Gentile or Jew | |
| O you who turn the wheel and look to windward, | 320 |
| Consider Phlebas, who was once handsome and tall as you. | |
AFTER the torchlight red on sweaty faces | |
| After the frosty silence in the gardens | |
| After the agony in stony places | |
| The shouting and the crying | 325 |
| Prison and place and reverberation | |
| Of thunder of spring over distant mountains | |
| He who was living is now dead | |
| We who were living are now dying | |
| With a little patience | 330 |
| Here is no water but only rock | |
| Rock and no water and the sandy road | |
| The road winding above among the mountains | |
| Which are mountains of rock without water | |
| If there were water we should stop and drink | 335 |
| Amongst the rock one cannot stop or think | |
| Sweat is dry and feet are in the sand | |
| If there were only water amongst the rock | |
| Dead mountain mouth of carious teeth that cannot spit | |
| Here one can neither stand nor lie nor sit | 340 |
| There is not even silence in the mountains | |
| But dry sterile thunder without rain | |
| There is not even solitude in the mountains | |
| But red sullen faces sneer and snarl | |
| From doors of mudcracked houses If there were water | 345 |
| And no rock | |
| If there were rock | |
| And also water | |
| And water | |
| A spring | 350 |
| A pool among the rock | |
| If there were the sound of water only | |
| Not the cicada | |
| And dry grass singing | |
| But sound of water over a rock | 355 |
| Where the hermit-thrush sings in the pine trees | |
| Drip drop drip drop drop drop drop | |
| But there is no water | |
| Who is the third who walks always beside you? | |
| When I count, there are only you and I together | 360 |
| But when I look ahead up the white road | |
| There is always another one walking beside you | |
| Gliding wrapt in a brown mantle, hooded | |
| I do not know whether a man or a woman | |
| —But who is that on the other side of you? | 365 |
| What is that sound high in the air | |
| Murmur of maternal lamentation | |
| Who are those hooded hordes swarming | |
| Over endless plains, stumbling in cracked earth | |
| Ringed by the flat horizon only | 370 |
| What is the city over the mountains | |
| Cracks and reforms and bursts in the violet air | |
| Falling towers | |
| Jerusalem Athens Alexandria | |
| Vienna London | 375 |
| Unreal | |
| A woman drew her long black hair out tight | |
| And fiddled whisper music on those strings | |
| And bats with baby faces in the violet light | |
| Whistled, and beat their wings | 380 |
| And crawled head downward down a blackened wall | |
| And upside down in air were towers | |
| Tolling reminiscent bells, that kept the hours | |
| And voices singing out of empty cisterns and exhausted wells. | |
| In this decayed hole among the mountains | 385 |
| In the faint moonlight, the grass is singing | |
| Over the tumbled graves, about the chapel | |
| There is the empty chapel, only the wind's home. | |
| It has no windows, and the door swings, | |
| Dry bones can harm no one. | 390 |
| Only a cock stood on the rooftree | |
| Co co rico co co rico | |
| In a flash of lightning. Then a damp gust | |
| Bringing rain | |
| Ganga was sunken, and the limp leaves | 395 |
| Waited for rain, while the black clouds | |
| Gathered far distant, over Himavant. | |
| The jungle crouched, humped in silence. | |
| Then spoke the thunder | |
| D A | 400 |
| Datta: what have we given? | |
| My friend, blood shaking my heart | |
| The awful daring of a moment's surrender | |
| Which an age of prudence can never retract | |
| By this, and this only, we have existed | 405 |
| Which is not to be found in our obituaries | |
| Or in memories draped by the beneficent spider | |
| Or under seals broken by the lean solicitor | |
| In our empty rooms | |
| D A | 410 |
| Dayadhvam: I have heard the key | |
| Turn in the door once and turn once only | |
| We think of the key, each in his prison | |
| Thinking of the key, each confirms a prison | |
| Only at nightfall, aetherial rumours | 415 |
| Revive for a moment a broken Coriolanus | |
| D A | |
| Damyata: The boat responded | |
| Gaily, to the hand expert with sail and oar | |
| The sea was calm, your heart would have responded | 420 |
| Gaily, when invited, beating obedient | |
| To controlling hands | |
| I sat upon the shore | |
| Fishing, with the arid plain behind me | |
| Shall I at least set my lands in order? | 425 |
| London Bridge is falling down falling down falling down | |
| Poi s'ascose nel foco che gli affina | |
| Quando fiam ceu chelidon—O swallow swallow | |
| Le Prince d'Aquitaine à la tour abolie | |
| These fragments I have shored against my ruins | 430 |
| Why then Ile fit you. Hieronymo's mad againe. | |
| Datta. Dayadhvam. Damyata. | |
| Shantih shantih shantih |
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