3.24.2007

Che fine ha fatto la fermezza con l'Iran?

Per cultori del partito del rigore a-negoziale:

IRAN/ "CINQUE PIU' UNO" RIBADISCE IMPEGNO A SOLUZIONE NEGOZIATA
* IRAN/ "CINQUE PIU' UNO" RIBADISCE IMPEGNO A SOLUZIONE NEGOZIATA
Ambasciatore Usa: ma ulteriori sanzioni se Teheran non obbedisce

New York, 24 mar. (Apcom) - I promotori della risoluzione 1747
approvata oggi all'unanimità dal Consiglio di Sicurezza delle
Nazioni Unite hanno ribadito "l'impegno a una soluzione
negoziata" della crisi. Lo ha detto l'ambasciatore britannico al
Palazzo di Vetro, Sir Emyr Jones Parry, leggendo una nota del
cosiddetto "cinque più uno", il gruppo composto dai cinque membri
permanenti del Consiglio e dalla Germania.

La risoluzione, ha aggiunto l'ambasciatore di Londra, è la
necessaria conseguenza "delle continue inadempienze dell'Iran".
Al dibattito al quale era stata in settimana annunciata la
presenza del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, ha invece
partecipato il ministro degli Esteri di Teheran, Manouchehr
Mottaki.

Anche l'ambasciatore ad interim americano Alejandro Wolff ha
ribadito la volontà americana di continuare sulla strada della
diplomazia. Ma senza escludere l'ipotesi di ulteriori strette
dell'embargo, qualora Teheran non risponderà positivamente alla
risoluzione.

Le nuove sanzioni prendono di mira 28 individui e società che
hanno a che fare con il programma di armamenti iraniano, un terzo
dei quali legati ai Pasdaran. Già a dicembre il Consiglio
dell'Onu aveva votato all'unanimità per imporre sanzioni
all'Iran, vietando la vendita al regime di materiali e tecnologie
che potrebbero essere utilizzati nel programma nucleare e
congelando gli asset di dieci aziende iraniane e 12 individui.

La risoluzione include anche un embargo sulle esportazioni di
armi convenzionali, particolarmente severo, che mira a bloccare i
rapporti con le milizie sciite libanesi di Hezbollah e con i
gruppi armati sciiti attivi in Iraq. Queste vendite avvengono
tuttavia in clandestinità e difficilmente potranno essere
intaccate dal provvedimento dell'Onu.

Emc

Perché i talebani rifiutano 1 milione di euro

Ammesso e non concesso che sia vero, se si arrivasse a poter sapere per certo che in effetti i talebani hanno rifiutato un milione di euro per montare questo popò di casino per cinque altri dei loro in cambio di Mastrogiacomo, forse si sarebbe trovato un altro elemento dell'unica strategia che resta a loro disposizione...

Come ti blocco le sanzioni ad Ahmadinejad

Tira e molla, tira e molla, alla fine pareva quasi che i 5 membri del Consiglio di Sicurezza più la Germania fossero arrivati alla decisione finale di imporre sanzioni economiche e finanziare molto pesanti nei confronti dell'Iran che non deflette, o così almeno si legge sui giornali, dai propri piani di sviluppare il "nucleare civile", che in virtù del trattato di non proliferazione è addirittura un "diritto inalienabile".

Da ieri invece si è aperto un altro bel fronte di negoziati, ma non all'interno dell'ONU, in virtù di un confuso incidente di sconfinamento di una quindicina di marinai britannici (a nuoto?) di pattuglia nelle acque irachene in acque territoriali iraniane. Non sarà mica che per il loro rilascio adesso si annacqueranno le sanzioni?

Alle volte il "caso" fa proprio bene le cose...

Su Cuba la solita vecchia propaganda?

Dalla Reuters a Repubblica.it ci si informa che alcuni tra gli edifici storici de l'Havana starebbero per crollare data l'incuria e la povertà dell'isola. Nessuno si interroga più di tanto sui vari perché.

Di diverso tenore, invece, buona parte delle foto del webmaster di Radicalparty.org che settimana scorsa ha documentato - oltre a documentare il sostegno di cinque radicali alla manifestazione de las damas de blanco che chiedevano libertà per i "proprio uomini" incarcerati perché dissidenti - ha scattato un centinaio di foto in giro per la capitale cubana.

La stampa tradizionale però sottolinea un'evidenza che non può sfuggire né al primo nel al secondo reportage, il posto è splendido anche se il regime di Castro lo sta disneizzando con la complicità dei Buena Vista Social Club.

Generazione di fenomeni qurantenni

E' di ieri, ma come tutto quello che esce dalla sua "lettera 22" è per sempre, questa dichiarazione di Pannella a proposito di tante cose, tra le quali, anche il voto del 27 prossimo sul rifinanziamento delle missioni italiane all'estero, che fa presente a quella generazione di fenomeni mediatici del nulla espresso con toni da statisti che ormai caratterizza questi splendidi quarantenni. Gallina vecchia - clandestina - continua a far buon brodo, e nutre anche quando lui si priva di alimenti, per i poveritti della città...

PANNELLA AGLI IMPAZIENTI: "158 VOTI IL 27 MARZO O DIMISSIONI?"

Roma, 23 marzo 2007

• Dichiarazione di Marco Pannella

"Comprendiamo bene che vi siano illustri Impazienti, impazienti di assicurarsi - ma da subito - la formale apertura d'un processo formativo di un nuovo governo; potenzialmente migliore, di certo, comunque espressione di una maggioranza più ricca nella quale e dalla quale tornare proficuamente ad operare, esporsi, sacrificarsi, come di già accaduto nel formarsi della Maggioranza attuale.

Ma ci chiediamo: a questo fine è proprio indispensabile assumersi di già, anzi tempo, toni, funzioni, oneri Presidenziali, Quirinalisti, a ritmo chaplinesco di " tempi moderni" editando "ineludibili doveri politici", tali ancorché privi di "obbligo" istituzionale, giuridico?

Per ora, non dispiaccia troppo ricordarlo all'uno o all'altro Impaziente, v'è ancora (ed egregiamente) altri ad assolvere la responsabilità di Presidente della Repubblica malgrado non corrisponda appieno a quel Patto Generazionale che lo vedrebbe tutt'al più' con funzioni di Vice, di Consigliere e di Vecchio Saggio.

Fuor di sorriso, dinanzi a tale impazienza, mi sia consentito dalla clandestinità radicale di sommessamente mormorare che, a mio avviso, le maggioranze parlamentari si computano dopodiché hanno o non hanno efficacia istituzionale e politica. Per consuetudini, regolamenti, leggi e Costituzione del nostro Paese.

Il 27 marzo, quindi, il Governo non avrebbe nessun "ineludibile" dovere di dimettersi se non dovesse riportare i "suoi 158 voti" o - magari i suoi 138 voti - all'interno della maggioranza del Senato nell'ambito della maggioranza riportata e computata. Lo so, manco gravemente all'ingiunzione: "nessuno pensi di poter… " eludere in tal modo l'"ineludibile"; anche se il più illustre degli illustri Impazienti ci ricorda che (come risulterà certamente dalle ricerche degli storici di questo periodo della storia italiana): "mi permisi di mettere TUTTI…in guardia". Tutti, sembrerebbe anche "il Quirinale".

Ciò detto, un secondo incarico, proprio a Romano Prodi, io glielo darei volentieri. Prima o poi, sostituire parte della cd "sinistra radicale", (quella della vecchia politica del "tanto peggio tanto meglio", "del doppio binario", che continuamente ribadiscono di essere davvero "comunisti"), sostituirei, dunque, siffatti amici con altri : liberali, cattolico-liberali, laici, liberal-socialisti e social-democratici, repubblicani, italiani ed europei, che non mancano. Ma, per il momento, in-quieta non movere; finché possibile."

3.22.2007

Quel bugiardone

Di Fini.

Taliban 2.0

Dunque si diceva che i Talebani, con una trentina d'anni di ritardo, stanno applicando in Afghanistan il situazionismo a quella che gli "esperti" chiamano "guerra assimetrica" ma che, invece, assomiglia in modo impressionante a uno spettacolo multi-mediale e sempre piu' para-bellico.

Il programma dell'Internazionale Situazionista prevedeva creare situazioni, definite come "momenti di vita concretamente e deliberatamente costruiti mediante l’organizzazione collettiva di un ambiente unitario e di un gioco di eventi. Le situazioni vanno create tramite l'Urbanismo Unitario, un nuovo ambiente spaziale di attività dove l’arte integrale ed una nuova architettura possano finalmente realizzarsi. I situazionisti si propongono di inventare giochi di una nuova essenza, ampliando la parte non-mediocre della vita, diminuendone, per quanto possibile i momenti nulli".

Ecco, diminuire i momenti nulli (di una vita mediocre tanto di qua quanto di là dell'Eurasia), specie durante il rigido inverno afgano, e' quello che i "talebani" hanno imparato a fare. E, con l'aiuto di qualcuno che sicuramente non ha studiato all'università di Kabul, li hanno diminuiti lavorando alla creazione di una reputazione di pericolosità crescente. Non avendo una struttura organizzata, non godendo di finanziamenti ingenti (i "signori della droga" afgani sono solo l'ultima ruota del carro del narco-traffico mondiale in mano alle mafie russe e cinesi alleate con quella pachistana, iraniana e delle ex-repubbliche sovietiche in sinergia con la mafia, camorra, 'ndrangheta e sacra corona unita), e avendo perso anche la visibilità mondiale dovuta alle frequentazioni di al Qaeda, i "talebani" hanno deciso di avvalersi di una serie di espedienti per magnificare quel poco che facevano, e vedevano accadere intorno a loro, andando incontro anche agli interessi di chi, comunque, ritiene che la presenza internazionale in Afghanistan abbia un senso solo se carattarizzata in primis dal dispiegamento della forza militare.

Sono settimane che si legge che la primavera avrebbe portato la grande offensiva talebana, specie nelle province del sud del paese, e che, in preparazione di ciò, la NATO stesse lanciando una possente controffensiva. I talebani, consci della loro inconsistenza, ma anche al corrente delle problematiche legate alle regole d'ingaggio degli invasori stranieri, sono corsi ai ripari: da una parte hanno messo il cappello, pardon il turbante, su una serie di attentati estemporanei, dall'altra hanno tentato il colpo grosso in proprio col rapimento di un giornalista di un paese per il quale la presenza in Afghanistan rappresenta un elemento di grande fibrillazione di politica interna - ma anche uno dei pochi fiori all'occhiello di efficacia di intervento "umanitario".

I "momenti di vita" creati dai talebani, con la complicità delle grandi multinazionali dell'informazione, riguardano la vita nelle madrasse, la vita nei campi di esercitazione e la vita per strada fatta di canti contro l'impero americano. E sono momenti che servono a mantenere alta la sensazione di malcoltento, rabbia, odio nei confronti degli "occidentali". Tutto questo pericolo imminente gioca però anche a favore degli internazionali che hanno da un lato bisogno di distogliere l'attenzione dall'Iraq dove quotidianamente le cose si complicano, e dall'altra devono giustificare una presenza, pur scarsa nei numeri, ma comunque significativa politicamente parlando, in un paese dove col beneplacito della comunita' internazionale si doveva portare liberta' e democrazia (ma dove purtroppo s'è contribuito alla creazione di una repubblica islamica...).

A questo Taliban 2.0 concorrono quindi le bande che tendono imboscate, banditi che rapinano, disperati che si fanno saltare in aria, "qaedisti" (che non capiscono una lingua di quelle parlate in Afghanistan) che hanno perso la bussola e i protettori, i "signori della droga", i "signori della guerra", e le immagini di CNN, BBC, Reuters, AP, Repubblica, la RAI eccetera che rappresentano una vita "medievale" in Afghanistan che contribuisce a tingere di romantico, ma anche di partigiano, il "teatro di guerra". Ultime, ma per questo meno importanti, le cancellerie di una decina scarsa di paesi e, naturalmente, il Web.

Il situazionismo talebano è però a "fine di bene", nel senso che facendoli abbaiare a volontà in prime time television non li si faranno mordere. In questo gioco di eventi occorrerebbe però sapersi infilare con altrettanta creatività. La carta straniante sarebbe una ressurezione di buon senso e legalizzargli l'oppio a pasqua...

In attesa godiamoci lo scioglimento delle nevi.

A proposito di skunk

Jimmomo e il rigore radicale

Sono ormai diversi giorni, anzi mesi, diciamo da quando non fa piu' parte della Direzione di Radicali italiani, che Federico Punzi s'avventa sul nuovo corso del movimento liberale, liberista e libertario magari per proseguire il teatrino che ha accompagnato il cambio di segreteria. La campagna e' in piena linea col vate Capezzone: si utilizzano dichiarazioni, "posizioni" e lotte classicamente e squisitamente radicali per scagliarle contro il Governo al fine di spaccare la Rosa nel Pugno prima e farne uscire la componente radicale dalla maggioranza poi. In tutto questo si predilige da una parte il Presidente del Consiglio Prodi - ormai causa di tutti i mali terreni e non - dall'altra la politica estera italiana in un gioco fatto di polemica strumentale piu' che sterile.

E' sufficiente leggere l'intervista di Emma Bonino apparsa oggi sul Corriere della Sera e ampiamente riportata in un posto odierno di Jimmomo per apprezzare come gli intrecci della vicenda vengano affrontata dalla Bonino non sulla linea del rigore ma nella loro complessita'. Il titolista Punzi invece, in perfetta linea con la politica editoriale del Corriere della Sera, nella sua campagna di manipolazione a fini altri, insiste sul "rigore".

A cosa mirano Punzi e il vate, posto che per quest'anno le fellowship all'American Enterprise Institute sono gia' state tutte assegnate? Per saperlo non vi perdete il Comitato nazionale dei Radicali italiani previsto per la fine del mese. Dasvidania.

USA ostaggi e li getta per Strada

Ieri sera si sono svegliati i portavoce, ma tutti ufficiosi per carità!, di Foggy bottom e del Foreign Office dando fiato a una serie di trattenute riserve relativamente alle modalità di scambio talebani-Mastrogiacomo che hanno consentito la conclusione delle vicenda del rapimento del giornalista italiano.

A me però, ancora una volta, non me la contano giusta e lancio qui un preoccupato sondaggio:

- è peggio che gli americani sapessero dell'imminente rilascio dei talebani, avessero consentito e poi avessero facilitato le soffiate negative dei soliti noti e bene informati vicini al Dipartimento di stato?

- oppure che gli americani non fossero al corrente di quanto il governo afgano, da loro formato e protetto e finanziato si accingesse a fare in contravvenzione con la sbandierata linea della fermezza USA?

Entrambi gli scenari mi paiono piuttosto preoccupanti, personalmente propenderi per il primo. Checché se ne dica e scriva, infatti, a me pare che la politica estera italiana PURTROPPO (e dico purtroppo perché mi pare che si navighi a vista salvo ogni tanto consultare mappe scritte 30 anni fa) è l'unica sponda sulla quale oggi possono puntare gli americani dopo quasi sei anni di scarsi successi in giro per il grande medio oriente.

Ben inteso che per politica estera italiana non intendo la diplomazia parallela di Emergency, che è, par di capire, diplomazia parallela diversa da quella della Comunità di Sant'Egidio o della Santa Sede. Ma di questo se ne riparla, intanto votate votate votate.

3.21.2007

Lo stupefacente disinteresse europeo per la coca boliviana

Se dovesse essere vero quanto pubblicato dal Chicago Tribune qualche tempo fa, e cioè che a seguito di un incontro tra i ministri degli esteri di Bolivia e Venezuela tenutosi a Caracas all’inizio di febbraio, il Presidente Chavez avrebbe annunciato l’intenzione di sostenere l’industrializzazione della produzione della foglia di coca in Bolivia, si registrerebbe l’ennesimo esempio di inanità politica dei paesi europei di fronte alle richieste di assistenza e apertura di decine di paesi in via di sviluppo, un atteggiamento che contribuisce ad accrescere la visibilità e l’affidabilità del ruolo di attori globali per paesi come il Venezuela, la Cina e la Russia.

Alla Commissione Droghe dell’ONU conclusasi la settimana scorsa, la delegazione boliviana ha confermato l’annuncio del Presidente Morales di voler estendere la produzione legale di coca in Bolivia a 50.000 acri entro il 201, contro gli attuali 20.000, senza incontrare il minimo interesse fattivo da parte delle diplomazie europee.

Sono anni che tanto a Bruxelles quanto alle Nazioni unite di Vienna la LIA e il
Partito Radicale Transnazionale, oltre a denunciare i disastri del proibizionismo, chiedono un cambiamento di rotta relativamente al cosiddetto sviluppo alternativo volto alla cancellazione della coca per cocaina, proponendo progetti di sviluppo maggiormente sostenibili legati tanto alle tradizioni, anche religiose, delle decine di popoli indigeni quanto alle recenti innovazioni riguardanti i derivati dalla foglia di coca da cui si può produrre sapone, integratori alimentari, farina, pasta dentifricia, infusi nonché medicine.

Proibizionismo e protezionismo continuano a condannare alla povertà milioni di persone, lasciarli in balia ai populismi o totalitarismi del terzo millennio non potrà che aggravare la situazione.

E me li vogliono eradicare...


Bando alle ciance...

... vamos muuuuuuuuuuuuuuy bien!

Vita da cani

Pover Ronald, no, non è Reagan...

Mastrogiacomo, sogno o son dest(r)o?

Sarà stata l'indigestione mediatica, sarà stato il fumo che circondava la vicenda, sarà stata questa primavera che tarda ad arrivare, ma io, ieri notte, ho fatto un sogno che mi ha portato nel caro Afghanistan dal quale mi son destato con un'agnizione.

Ero in una casupola tra pastori barbuti circondati da vecchi kalashnicov di produzione russa e nuove copie degli originali made in China, qualche mina antiuomo languiva in una cassetta di legno dove mi pareva ci fossero anche scritte in italiano e appoggiati ai muri c'erano vecchissimi lanciamissili stinger mezzi arrugginiti. Il tanfo di chiuso, fumo, sterco e sporco ci assaliva mentre in silenzio si beveva tè e sgranocchiava del pane raffermo, chi più chi meno s'indossava dei cenci scuri arrotolati in testa. Le barbe non erano troppo lunghe. Eravamo tutti in attesa di una telefonata, strano ma i cellulari funzionano bene anche a Kandahar.

Arrivata la telefonata ci siamo precipiati con le nostre moto, che a occhio e croce erano delle carcasse a due tempi rimesse insieme con pezzi provenienti da mezza Asia centrale, e ci siamo diretti verso la strada - che non era principale perché c'era solo quella - per assaltare una macchina moderna, quindi non dei nostri, sulla quale viaggiavano 3 o 4 nostri simili e uno coi capelli chiari e la faccia da straniero. Dai picchia e mena li abbiamo immobilizzati senza sparare un colpo e li abbiamo portati via. Ridai, ripicchia e rimena abbiamo dovuto far fuori uno che tentava di scappare (per non far scoprire la nostra inefficienza uno gli ha infilato un coltello nel collo).

Poi, sapete come accade nei sogni, il tempo è trascorso in modo stupefacente e non ricordo e non mi ricordo dove si sia stati coi nostri ostaggi, ma non mi pare ci si sia mossi più di tanto. Com'è come non è, alla fine ci siamo ritrovati nella stessa casa dalla quale eravamo partiti e abbiamo iniziato a ricevere visite di questi e quelli, chi col turbante, chi col pakul, chi coi capelli chiari, chi in uniforme conosciuta, chi in uniforme sconosciuta, chi con l'interprete, chi con una "E" sulle magliette, tutti che ci chiedevano quanto volessimo.

Da altrove ci dissero di lasciar perdere le solite stronzate del ritiro delle truppe dall'Afghanistan, o i loro sporchi dollari, ma di insistere affinché venissero rilasciati alcuni dei "nostri" (mai visti né sentiti rammentare da nessuno dei miei compari turbantati) perché nei prossimi mesi ne avremmo avuto di bisogno per altre azioni simili.

Dai picchia e mena, i nostri interlocutori, alla fine, con l'assenso di altra gente che però non è mai stata nominata o ricordata direttamente, hanno esaudito le richieste che avevamo più o meno comunicato a tutti. Quelli con la maligetta strana in modo particolare ci avevano assicurato che quello fosse il modo migliore per uscire bene da una vicenda che era costata la vita di uno di "noi". Alla fine abbiamo rilasciato 2 o 3 dei 3 o 4 che avevamo preso trattenendone uno in previsione di rischi futuri.

Stanchi, ma increduli di tutto quel via vai, nella nostra casupola disadorna, abbiamo festeggiato il successo dell'operazione con tè e pane raffermo, ma non abbiamo sparato nessun colpo per esultare, da quando son partiti gli arabi le pallottole scarseggiano, e siamo andati a vedere a che punto era la fioritura dei papaveri. Eran lì, alti, alti, alti.

Un tuono mi ha fatto svegliare e lì, assetato, tutto mi è sembrato chiaro: questi "talebani" non esistono né ci sarà la grande offensiva di primavera. La strada che questi, chiunque essi siano, seguiranno con destrezza è quella del situazionismo e, per i più riconoscibili, delle pubbliche relazioni - anche perché così qualcuno da quelle parti, magari quelli con la "E" sulla maglietta, li sta consigliando con perizia e dovizia di contatti nazionali e internazionali. Non so se ci sia da rallegrarsene e di certo stasera mangerò leggero, magari del tè e pane raffermo...

3.20.2007

Pasteffagiolistan

Polito laico? no solo un ex-comunista

Il Senatore Polito, sul Foglio del 20 marzo ritorna sul dietrofront dell'Independent salutandolo come il segnale della laicità tipica della perfida albione. Egli, in virtuù del suo valoroso passato non s'è accorto che questi non hanno fatto altro che applicare, scusandosi, la regola aurea di chi sta a sinistra: l’autocritica.

Ammesso e non concesso che Polito abbia colto il problema sollevato dall’Independent, che mai, per esempio s’era sognato, ahimé in piena tradizione progressista , di liberalizzare le droghe, ma eventualmente di riclassificare i derivati della cannabis, e posto anche che mai un quotidiano in Italia si sia azzardato a lanciare campagne simili, occorrerebbe capirsi sul significato delle parole per poter avere un dibattito, per l’appunto, laico, magari proprio sugli stupefacenti.

Frequentando quel “laicone” che è Marco Pannella, unico antiproibizionista in giro di questi tempi, credo di aver imparato almeno un paio di cose a proposito:

1) raramente chi si definisce laico (o antiproibizionista) in realtà lo è;

2) è avversario della laicità (dello Stato come del vivere) tutto ciò che fa chierico, cioè tutto ciò che ha bisogno del ricorso ai garbugli da esperti, tecnocrati e burocrati per essere compreso e applicato.

La ricerca scientifica, scomodata da Polito nel suo pezzo, è da proibire solo quanto reca danno a terzi ma non può essere limitata in quanto tale, eventualmente i suoi risolutati devono essere regolati dalla politica in modo tale da contenere i possibili danni che i vari fenomeni possono provocare sugli individui.

Ora, sapendo, anche perché lo documentano le Nazioni unite, che in oltre 40 anni il proibizionismo non è riuscito a controllare o contenere la presenza delle droghe nella nostra vita, come si può arrivare ad affermare che è del laico rivedere le proprie posizioni (laiche? Proibizioniste? Antiproibizioniste? Punizioniste? Agnostiche?) di fronte alla notizia, e capirai che notizia, della creazione di una sostanza 25 volte più potente?

Non sarà mica che il permissivismo, anch'esso denunciato da Polito, alla fin fine viene applicato al rigore argomentativo invece che ai comportamenti anti-sociali?

Mastrogiacomo libero... di parlare?

In situazioni come quella di Mastrogiacomo, che tra l'altro possono sempre capitare a tutti coloro i quali hanno la ventura di infilarsi in zone dove si combatte, oltre alla prudenza che dovrebbe caretterizzare le proprie mosse, c'è sempre bisogno di fare tutto il possibile per non intralciare il lavoro di coloro i quali operano per salvare la vita dei rapiti. Però, spesso in vicende come queste, ci sono molte cose poco, o forse troppo chiare.

Niente mi toglie dalla testa che i talebani, in quanto tali, non esistano, ma che essi siano animanti dalla società dello spettacolo (e della guerra) che non perde occasione di ricordarci che da un paio di anni si stanno rafforzando, che al momento dello scioglimento delle nevi lanceranno l'offensiva di primavera, che stanno vincendo la battaglia per le menti e i cuori di molte zone del sud dell'Afghanistan e che continuano a godere del sostegno del Pakistan, eccetera eccetera. Se tutto ciò corrispondesse alla realtà nel campo, perché il bisogno di un colpo di teatro? e di questo colpo in modo particolare?

La regia è di qualcuno che conosce bene i suoi "polli" e che sa dosare bene gli ingredienti dell'intreccio. La scelta della vittima, un giornalista proveniente da un paese, ritenuto buono (anche a pagare riscatti) dove il Governo ha rischiato di cadere, seppur strumentalmente, per il voto di conferma delle missioni all'estero tra cui la partecipazione all'ISAF in Afghanistan; la zona del rapimento, un'area ritenuta tra le più pericolose del paese e terra di produzione di papavero per oppio, questione che aveva visto l'Italia prendere le distanze dai partner internazionali tutti intenti a volerlo eradicare piuttosto che dirottarlo verso il mercato globale degli analgesici; la richiesta "ragionevole" dei rapitori, non più il ritiro immediato del contingente - si badi bene fin dall'inizio si è specificato che si trattava di un rapimento dei "talebani" e non di banditi o balordi come i sequestratori della Cantoni, quindi di una parte in causa nel conflitto - bensì lo scambio di prigionieri; la paura di uno dei cinque talebani da liberare ormai diventato "collaboratore di giustizia internazionale"; le trattative parallele, da una parte i canali aperti dalla Farnesina, dall'altra quelli della "Repubblica" che vedevano in Gino Strada il jolly pontiere coi rapitori.

Il tutto non farebbe una piega se la vicenda fosse stata seguita con un minimo di sincera attenzione da parte della stampa internazionale... Posto che i parenti dell'autista di Mastrogiacomo reclamano il corpo del loro caro, e che per il momento non se ne hanno notizie, posto che Emergency incasserà contributi a più non posso per la pubblicità ricevuta, posto anche che "tutto è bene quel che finisce bene" sarebbe interessante, un giorno, magari tra dieci anni quando l'Afghanistan sarà in pace e ci potremo ridurre le sofferenze grazie ai suoi oppiacei, sapere come sono andate realmente le cose. Perché a me non m'hanno convinto

3.19.2007

Abbrescia? ASVEJATEEEEEEEEE!

Indovina indovinello chi manca in questo riassunto della giornata?

DROGA: FA DISCUTERE IN ITALIA RETROMARCIA INDEPENDENT/ANSA
DROGA: FA DISCUTERE IN ITALIA RETROMARCIA INDEPENDENT/ANSA

(di Angela Abbrescia)
(ANSA) - ROMA, 19 MAR - La clamorosa retromarcia del
quotidiano britannico The Independent sulla pericolosita' della
cannabis, dovuta all'allarme su un nuovo tipo di hashish, lo
skunk, 25 volte piu' potente, fa riaprire il dibattito anche in
Italia, dove si sta lavorando a una riforma della legislazione
sulla droga in senso meno punitivo nei confronti dei consumatori
e dove si pensa di riposizionare la cannabis tra le sostanze
meno pericolose.
L'iniziativa dell'Independent non convince Federserd, la
federazione nazionale dei Sert (servizi pubblici per le
dipendenze), che la vede come un'operazione ''politica''. Uno
dei dirigenti dell'organizzazione, il farmacologo Felice Nava,
assicura che lo skunk, che ha preso il posto del ''vecchio''
hashish nelle abitudini dei giovani inglesi, da noi non e'
ancora arrivato, ma avverte: il dilagare di queste nuove
sostanze ''e' anche frutto del proibizionismo'' e non e' escluso
che ''tra uno o due anni, o anche prima, possa arrivare anche
qui''. Se ci chiediamo perche' sostanze come lo skunk sono sul
mercato, secondo Nava la risposta e' semplice: ''se ad esempio
un pusher deve scegliere tra spacciare un chilo di hashish o
dieci chilogrammi di marijuana, che piu' o meno si equivalgono
come numero di spinelli che se ne possono ottenere, sceglie
l'hashish che e' di dimensioni piu' contenute e quindi piu'
facile da trasportare e da spacciare. Questo discorso vale ancor
di piu' nel caso dello skunk: essendo piu' concentrato, ne serve
una minore quantita'''. Ma se chiedi a un consumatore se
preferisce la marijuana o l'hashish, aggiunge il farmacologo, ti
rispondera' che preferisce la marijuana, perche' e' molto piu'
profumata e gradevole e ha un effetto piu' 'morbido'''. Quindi,
se il consumatore sceglie un tipo di sostanza piuttosto che un
altro non dipende dalle preferenze, ma da cio' che offre il
mercato illegale. E vietare, dice Nava, non risolve il problema,
anzi lo complica.
E se Franco Corleone di ''Forum droghe'' vede nell'articolo
dell'Independent la mano di Antonio Maria Costa, il direttore
dell'Ufficio dell'Onu contro la droga, e ritiene che la vicenda
confermi la ''necessita' di legalizzare la cannabis'' perche'
''e' giusto che i consumatori conoscano il contenuto di cio' che
acquistano e soprattutto la concentrazione del principio
attivo'', sull'altro fronte Andrea Fantoma, ex dirigente del
Dipartimento antidroga nel governo Berlusconi, ricorda che gia'
dalla Relazione al Parlamento del 2005 era emerso che ''in
Italia si stava affermando un tipo di marijuana a elevata
concentrazione''. Fantoma, ora presidente della Fondazione 26
giugno, si chiede ''a quali elucubrazioni e voli pindarici
ricorreranno il ministro Paolo Ferrero e i suoi consulenti per
commentare queste notizie''.
E la risposta non tarda a giungere: ''il dibattito sullo
skunk rischia di essere fuorviante ed e' bene fare chiarezza''
afferma il responsabile delle politiche sociali del Prc
Francesco Piobbichi, uno dei consulenti di Ferrero.
Innanzitutto, sottolinea, nell'articolo dell'Independent si
precisa che il numero di consumatori negli ultimi anni non e'
aumentato, nonostante il governo inglese nel 2003 abbia
posizionato la cannabis nella tabella delle sostanze meno
pericolose. In realta', secondo Piobbichi, ''abbiamo bisogno di
costruire un sistema d'allerta rapido per capire quali sostanze
girano nelle nostre strade, e informare chi, pur sapendo che
l'uso o l'abuso di queste provocano danni, decide di
utilizzarle''. ''Il vero nodo infatti - spiega - e' questo, le
sostanze che sono inserite in tabella sono ben differenti da
quelle tagliate che girano oggi nelle nostre strade. Per questo
dobbiamo essere meno ideologici e mettere al centro i
comportamenti a rischio degli individui legati all'utilizzo
delle sostanze, piu' che concentrarci sulla sostanza stessa. Se
utilizzassimo la griglia d'interpretazione classica, oggi
dovremmo dare le sanzioni amministrative a chi consuma alcol per
sballarsi (anche se non guida) o dovremmo mettere in tabella la
colla o la benzina, perche' i ragazzi la sniffano''. (ANSA).

BurkaBand



Great Electronica made in Afghanistan

Appello contro la "gerontocrazia", giocoforza ampolloso e un po' aulico...

Luca Josi che ci dice di avere "quarant'anni, due figlie, due matrimoni, due vite professionali ormai distanti tra loro" e di aver ricevuto per oltre 20 anni "inviti per partecipare a convegni sul ricambio generazionale" ha deciso di lanciare un manifesto contro la gerontocrazia che vede illustri "gggiovani" tra i firmatari tra i quali i consueti Marco Follini, Daniele Capezzone, Paolo Messa, eccetera eccetera...

lo Josi, che a quanto pare ha avuto modo di iniziare un discorso in vita sua dicendo "noi giovani", ci dice che il suo appello è "giocoforza ampolloso e un po' aulico". Ora, io di appelli ne ho letti (e scritti) almeno un paio, ma questo qui sotto - che verrà presentato mercoledì 20 marzo alle 1045 all'Ara Pacis - tutto è tranne che ampolloso o aulico è solo il fratello più giovane (ci mancherebbe!) della Corazzata Potemkin di fantozziana memoria. Eccovelo:

Un Patto

Una comunità è viva quando condivide un sentimento, una missione, quando si riconosce in una chiamata. Una comunità, assieme al piacere di ritrovarsi, può condividere una responsabilità che tuttavia la obbliga ad un impegno, ad un programma per chi verrà: non per decidere del destino altrui, ma per offrire il proprio.

Sentirsi insostituibili è una debolezza umana che col passare degli anni confonde molti uomini, e si tenta invariabilmente di allungare l'esistenza e di negarne le età. Noi non possiamo sapere se tra dieci o venti anni cadremo nello stesso inganno, ma abbiamo la possibilità di pensare, sin da oggi, a uno strumento che ci impedisca di interpretare a nostra volta un ruolo civilmente malsano.

Sappiamo che un'indubbia gerontocrazia ha dato vita a generazioni che hanno rimosso e allontanato ogni avventura di responsabilizzazione, e che sono cresciute nell'idea di essere ancora giovani, ancora protette e inadeguate, magari all'età di quaranta anni. E' in questo modo che una società, come figlia di genitori morbosamente protettivi, non si sviluppa e ritarda il suo confronto con la realtà al pari di un adulto privo di adolescenza.

Per questo, forse, può servire accendere nel nostro Paese un comportamento, un'attitudine e obbligare una generazione a svegliarsi. Darle un segno per spiegare che il problema del suo futuro, la coperta o il tappo, non saremo noi.

Per poter cambiare, dunque, serve il tuo e nostro esempio che trasformi in realtà una necessità. Se tu non sarai il primo a farlo, non potrai pretendere che altri lo facciano per te. Non potrai chiedere ad altri un impegno che per te non vale. Perciò serve un gesto, uno strappo, forse una rinuncia.

Chi di noi, quindi, coerentemente a quando chiede ricambio e competitività, è disposto, oggi, a sottoscrivere un patto che lo impegni, raggiunta l'età dei 60 anni, a lasciare o non accettare un ruolo di leadership (cariche primarie della politica e dell'economia) continuando ad offrire il suo impegno nei ruoli di vice, di numero due, di saggio, di consulente o di qualsiasi altra posizione che consenta alla società di avvantaggiarsi e non disperdere la sua esperienza?

Guerre e tragedie, ad altre generazioni, hanno rapito il domani. Noi abbiamo avuto molto, e, se anzichè chiedere saremo pronti a dare, ad autolimitare a soli altri vent'anni la finestra del nostro potenziale primato, tutto ciò richiamerà all'obbligo di crescere chi giovane lo è ancora davvero.

Una comunità che diventa leader anticipa il cambiamento, anticipa un futuro passo indietro per obbligare altri a farne in avanti. Così vivono le nazioni che emergono, che esplorano: dove l'errore è lecito perchè si cresce provando, mettendo alla prova nuovi talenti.

Forse così, senza stupore, un giorno avremo un governo guidato da un quarantenne come Stati Uniti, Gran Bretagna o Spagna. Un quarantenne con vent'anni di responsabilità avanti a sè.

Calendario triste e solitario

Tra tutti l'unico che mi preoccupa è il patto generazionale, vedere dei vecchi under 40 è proprio sconcertante...

oggi, 19 mar.

20 mar.

20 mar.

20 mar.

20 mar.

21 mar.

22 mar.

23 mar.

23 mar.

Questa morfina non s'ha da fare!

Pare proprio che a Washington la cosa non piaccia.

Sempre sul dietrofront dell'Indipendent

DROGA: PERDUCA, DA INDEPENDENT ATTEGGIAMENTO PATERNALISTICO (ANSA) - ROMA, 19 MAR - ''L'autocritica dell'Independent, che comunque non rinnega totalmente la campagna di declassificazione della cannabis lanciata dieci anni fa, e' il tipico atteggiamento di chi non affronta il problema degli stupefacenti alla radice ma solo in termini paternalistici e di riduzione del danno, come pare in molti stiano facendo anche sul fronte 'progressista' italiano''. Lo afferma Marco Perduca, segretario della Lega Internazionale Antiproibizionisti. Il problema, secondo Perduca, non e' tanto la tossicita' delle sostanze, ma ''il continuare a mantenerle al di fuori della legge''. ''Dal dopoguerra a oggi - spiega - la proibizione non ha aiutato a governare il fenomeno, anzi! In quasi 50 anni di politiche internazionali che hanno reso illegali anche le piante da cui si raffinano gli stupefacenti, si e' visto un costante globale aumento di produzione, consumo e traffico di tutte le sostanze. La settimana scorsa la Commissione droghe delle Nazioni Unite ha notato che da qualche anno il consumo si sta spostando verso i paesi poveri. Solo l'avvio di una regolamentazione degli stupefacenti tramite la legalizzazione potra' innescare dinamiche virtuose di vero contenimento del fenomeno''. Si tratta, conclude Perduca, di ''includere in un quadro normativo globale quanto oggi e' in balia del mercato nero dei narcotrafficanti e dei loro complici, rendendone possibile il consumo - libero da paternalismi in modo consapevole grazie all'informazione sulla qualita' delle sostanze e delle possibili conseguenze della loro assunzione''.

3.18.2007

Pentitismo paternalista

DROGA: RADICALI, INDEPENDENT SOLO PATERNALISTI PENTITI
Roma, 18 mar. (Adnkronos) - ''Quanto pubblicato dall'Independent
- che a leggerlo bene non rinnega totalmente la campagna di
declassificazione della cannabis lanciata dieci anni fa - e'
un'autocritica tipica di chi non affronta il problema degli
''stupefacenti'' alla radice ma solo in termini paternalistici e di
''riduzione del danno'' un po' come il Senatore Polito''.Marco
Perduca, Segretario della Lega Internazionale Antiproibizionisti,
polemizza: ''A parte il fatto che non sono solo i giovani a fare
consumo delle cosiddette ''droghe leggere'', e indipendentemente dalla
loro tossicita', mantenere le sostanze stupefacenti illegali non
potra' aiutare a governare il fenomeno che, in virtu' del
proibizionismo aumenta costantemente''.

''Infatti, la loro regolamentazione tramite la legalizzazione
deve avere poco a che fare con la loro pericolosita' -prosegue- Si
tratta di includere nella legge quanto oggi e' in balia del mercato
nero dei narco-trafficanti e dei loro complici rendendone possibile il
consumo - libero da paternalismi - in modo consapevole grazie
all'informazione sulla qualita' delle sostanze e delle possibili
conseguenze della loro assunzione. La ricerca scientifica e' sempre la
benvenuta tanto quanto la liberta' di scelta informata''.

Enjoy (the silence)

E' ufficiale, non c'è veramente più religione

M.O.: CHAVEZ AD AHMADINEJAD, NO ALLA CANCELLAZIONE DI ISRAELE
Caracas, 17 mar. - (Adnkronos) - Su Israele si incrina l'asse'
Chavez-Ahmadinejad. Il presidente venezuelano ha criticato le
dichiarazioni del suo omologo iraniano, secondo il quale lo Stato
ebraico dovrebbe "essere cancellato dalla mappa geografica". "Non sono
d'accordo con le sue parole e non sostengo la cancellazione di alcuna
nazione", ha detto in un'intervista televisiva Hugo Chavez, spesso
contestato per le sue dichiarazioni antisemite.

Il presidente venezuelano ha piu' volte espresso il suo sostegno
al programma nucleare iraniano, cosi' come ha denunciato l'intervento
militare in Libano da parte di Israele l'estate scorsa, accusando lo
Stato ebraico di essere artefice di un "nuovo Olocausto".

Venezuela e Iran hanno di recente preso parte al summit del
Movimento dei Paesi non allineati, che si e' tenuto a Cuba, in cui
hanno rafforzato la loro posizione ostile agli Stati Uniti in merito
al diritto di Teheran di sviluppare energia nucleare.

E peggio di Fidel?

E peggio dell'incertezza sulle tasse?

Mah, fate vobis...

Ancora 10 anni e poi tutti al mare!!!

E se lo dice Sterling ci si può credere.

Il lupo perde il pelo, ma non il vizio