3.08.2007

Sempre sull'oppio afgano

Per chi non ha tempo di leggere.

A proposito di furbetti del quartierino

Dichiara Daniele Capezzone al giornale on line Diario21.net: "Non c'è una linea chiara né in politica estera, né in politica economica, né sui diritti civili. In queste condizioni, si può al massimo tirare a campare, ma mi pare difficile dare al paese il senso di un progetto, di una visione, di una prospettiva. Aggiungo che condivido la tesi di chi dice che, se sull'Afghanistan non ci fossero i 158 voti al Senato, sarebbe molto opportuno che il Governo ne traesse le conseguenze. E in più vedo una incessante azione, da Palazzo Chigi, sui gangli della nostra economia, sui poteri reali, con un interventismo governativo che mi pare sbagliato e pericoloso (nei settori delle banche, delle tlc, delle infrastrutture, delle reti eccetera).

A proposito di linee chiare, scorrendo il tabulato della votazione per il rifinanziamento delle missioni internazionali, risultano assenti, Luciano D'Ulizia e Aurelio Misiti (Idv), l'argentino Ricardo Merlo (Misto) e il trentino Giacomo Bezzi (minoranze linguistiche), Gian Luigi Pegolo (Prc), Giuditta Pasqualino (Udeur), Massimo Cialente, Aleandro Longhi, Andrea Papini, Francesco Piro e Francesco Tolotti (Ulivo), Gian Franco Schietroma e Daniele Capezzone (Rnp).

Maggioranza narcotizzata

Altro che narcotraffico legalizzato!

L'ordine del giorno preparato dal deputato della RnP D’Elia e fatto proprio dal Governo ieri non è né un espediente per tenere compatta la maggioranza né una provocazione nei confronti dell’opposizione bensì l’avvio di un impegnativo percorso che propone una progressiva evoluzione delle spese e strutture militari in investimenti civili per favorire il progresso verso la libertà e la democrazia dell’Afghanistan.

L’impegno preso dal Governo italiano, che dovrà essere presentato in maniera solita ai partner presenti e attivi in Afghanistan - anche grazie alla convocazione di una conferenza per la pace in quel paese - potrebbe consentire l’innesco di un circolo virtuoso in cui si passerebbe dalle politiche di eradicazione forzata del papavero alla promozione di norme da “stato di diritto” che invece di privare i contadini afgani della maggiore fonte di introiti a loro disposizione oggi, ne consentirebbe la conversione in segmenti di mercato legali. Non si tratta di legalizzare il narcotraffico, ma di rispondere all’appello dell’Onu che ritiene occorra fare sforzi globali per soddisfare il crescente fabbisogno reale di analgeisici, specie nei paesi poveri.

Con la decisione di ieri il Governo Prodi, che ha più volte affermato di voler perseguire il multilateralismo, ha, dopo la moratoria delle esecuzioni capitali, un ulteriore proposta concreta per riempire di contenuti la propria presenza alle Nazioni unite.

Al sito www.radicalparty.org una nota articolata sull’impatto dell’oppio in Afghanistan

L'oppio agnano spiegato ai bambini

Il sistema internazionale che governa la produzione e compra vendita delle sostanze e piante contenute nelle tre Convenzioni delle Nazioni unite in materia di sostanze stupefacenti viene monitorato dalla Giunta internazionale per il controllo delle sostanze narcotiche (INCB) che, sulla base delle stime ricevute dagli stati membri delle Nazioni unite, e territori internazionalmente riconosciuti, quantifica la domanda legale di dette sostanze garantendo che ad essa corrisponda una quantità pari di offerta delle sostanze controllate dalle Convenzioni. Qualora si verifichi un eccesso di offerta, essa viene accantonata e va a incidere sulla quantità prodotta per l’anno successivo.

Il rapporto annuale dell’INCB del 2006 denuncia che solo il 78% degli Stati membri delle Nazioni unite forniscono stime corrette relativamente alla documentazione necessaria per certificare la quantità delle sostanze soggette al controllo delle tre Convenzioni Onu in materia di stupefacenti da utilizzarsi legalmente per fini medico-scientifici. Tra i paesi che non comunicano i propri dati ci sarebbero i più poveri e quelli interessati da conflitti. Malgrado ciò, l’INCB riporta un basso livello di consumo degli analgesici da oppio per la cura del dolore (sia moderato che severo), in particolare la situazione che caratterizza numerosi paesi in via di sviluppo rimane un punto di grave preoccupazione per il Board. Dal 1996 al 2005 il consumo globale di morfina è raddoppiato passando da 16 a quasi 32 tonnellate, Circa 50 paesi hanno aumentato la loro prescrizione di oppiacei di oltre il 100% nello stesso periodo. Il 70% dei paesi col più alto consumo di analgesici da oppio si trova in Europa e in America del nord.

In aggiunta alla mancata comunicazione del 22% dei membri dell’Onu, il Rapporto 2006 lamenta inoltre il fatto che, per molti anni consecutivamente, un sostanziale numero di Governi non ha aggiornato le proprie stime relativamente alla richiesta di sostanze psicotrope legali tra le quali figurano la morfina e la codeina. Questa mancanza di documentazione fa ragionevolmente ipotizzare quindi che vi sia una certa inattualità delle cifre in possesso del Board relativamente alla quantificazione del reale fabbisogno mondiale di oppiacei, nonché della sua distribuzione territoriale tra i vari stati e territori riconosciti dalle Nazioni unite.

Da tenere presente inoltre che negli ultimi mesi i Paesi bassi hanno classificato l’eroina come medicina per la cura delle tossicodipendenze - annunciando programmi simili a quanto già avviene in Svizzera di somministrazione controllata di eroina per tossicomani - e che in Italia è prevista una liberalizzazione della prescrizione della morfina nel quadro della promozione delle cure del dolore.

Le Nazioni unite stimano che nel 2006 la produzione illecita di oppio in Afghanistan abbia superato le 6.100 tonnellate, un incremento del 50% rispetto all’anno precedente. La totalità del raccolto viene utilizzata per la produzione di eroina pari al 93% delle produzione di materie prime per eroina per un totale stimato intorno a 2,7 miliardi di dollari, eroina che raggiunge nella stragrande maggioranza dei casi i mercati europei principalmente attraverso l’Iran, il Pakistan, l’Uzbekistan mentre traffici minori, ma in espansione, interessano le ex-repubbliche sovietiche site al nord nonché la Cina. Solo una frazione infinitesimale del giro d’affare legato al traffico di oppiacei resta ai contadini mentre il resto va ad arricchire i signori della droga, quelli della guerra, i Talebani nonché buona parte dei responsabili delle amministrazioni locali e centrale dove la corruzione regna sovrana.

L’Onu ritiene che 2,9 milioni di persone (pari al 12,6% della popolazione) siano coinvolte a vario livello nella produzione di oppio e nel traffico di oppiacei più o meno raffinati, e che le discrepanze tra le previsioni di crescita elaborate dal Fondo Monetario Internazionale che anticipavano una crescita del 12%, contro l’8% riportato, siano dovute a una diminuzione della produzione di cereali scartata per la coltivazione una pianta maggiormente redditizia come il papavero.

Secondo l’Ufficio per le droghe e il crimine delle Nazioni unite (UNODC) nel 2006 la superficie dell’Afghanistan dedicata alla coltura illecita del papavero ha raggiunto la superficie record di 165.000 ettari, un incremento del 59% rispetto al 2005 e più del doppio del 2003[1]. Secondo quanto riportato dalle autorità afgane l’area in cui le colture illecite di papavero sono state eradicate dai governatori locali, che nel 2005 era di 5.000 ettari, è triplicata per il 2006 (15.300) ma rappresenta poco meno del 10% della superficie totale per la produzione dell’oppio. Il giro d’affari mondiale generato dall’eroina afgana viene stimato tra i 400 e i 500 miliardi di dollari mentre è impossibile quantificare quale sia l’ammontare che interessa attività di riciclaggio di danaro, che le Nazioni unite stesse ritengono interessare tra il 3 e il 5% del commercio globale (tra i 590 e i 1.500 miliardi di dollari).

L’aumento più significativo della coltivazione è stato registrato nella provincia meridionale di Helmand dove la coltivazione ha raggiunto i 69.300 ettari in un contesto che negli ultimi mesi è stato caratterizzato da un inasprimento degli scontri tra le forze della Coalizione internazionale e i Talebani, uno sviluppo in controtendenza rispetto alle fasi iniziali dell’intervento militare dell’inverno 2001 quando la produzione aveva toccato i minimi storici dei 7.606 ettari in tutto il paese. Le Nazioni unite certificano che solo 6 delle 34 province Afgane non conoscono la produzione di papavero.

A seguito di questa preoccupante situazione che non accenna a cambiare, e in linea con quanto già fatto negli anni scorsi, l’International Narcotics Control Board (INCB) ha invocato ancora una volta l’articolo 14[2] della Convenzione unica sulle sostanze stupefacenti dell’Onu seguendo da vicino le attività del Governo di Kabul volte ad adottare tutte le misure necessaria per garantire la proibizione della produzione e del traffico delle sostanze illecite. Anche a questo fine nel 2004, grazie all’impegno europeo, il direttorato nazionale anti-droga è stato elevato a rango di Ministero[3]. Nel quadro della nuova legislazione anti-droga afgana, ad agosto del 2006, è stata istituita la Commissione per la regolamentazione delle droghe che dovrà “regolare l’esportazione, importazione, vendita, distribuzione e licenze di produzione per fini medico-scientifici e impieghi industriali leciti”[4].

In questa drammatica situazione che non accenna a mutare, abbiamo chiesto al Governo italiano con un ordine del giorno (che è stato accolto il 7 marzo 2007)[5] di impegnarsi a promuovere nelle sedi internazionali competenti un piano efficace di riconversione delle colture illecite di oppio in coltivazioni legali anche ai fini di una loro parziale utilizzazione per le terapie del dolore. La coltivazione di oppio è già legale in India, Turchia, Francia, Ungheria, Spagna e Australia, ma non risulta sufficiente a coprire la crescente richiesta mondiale di oppiacei per le terapie del dolore. C’è una sorta di razzismo in tutto questo; infatti, se si considera inoltre, che il 79% della produzione globale di morfina si consuma in dieci paesi tra l’Europa e il Nord America, mentre i paesi in via di sviluppo, che rappresentano circa l'80% della popolazione mondiale, corrispondono solo al 10% del consumo globale di morfina. Allo stesso tempo, sebbene nel 2005 sia stato creato dalle Nazioni unite l’Emergency Relief Fund per far fronte a carestie e calamità naturali, non è mai stato discusso uno stoccaggio significativo di oppiacei per il pronto intervento umanitario.

L'Italia, è al 103° posto per l'utilizzo della morfina contro il dolore: un fatto che si può spiegare solo, in un paese in cui la storia oscurantista della Chiesa evidentemente pesa ancora, con l’equivalenza “oppio uguale zolfo uguale demonio”. Le ripercussioni di questo tipo di politiche hanno delle drammatiche, se non tragiche, ripercussioni in Africa dove l’AIDS sta distruggendo intere popolazioni e i malati terminali muoiono tra atroci sofferenze.



[1] http://www.unodc.org/pdf/afg/afghanistan_opium_survey_2004.pdf.

[2] http://www.admin.ch/ch/i/rs/0_812_121_03/a14.html.

[3] http://www.mcn.gov.af/.

[4] http://www.mcn.gov.af/eng/downloads/press_release/drug_committee.htm.

[5] Testo dell’OdG accolto dal Governo il 7 marzo 2006: La Camera, premesso che: condizione per la stabilizzazione dell’Afghanistan è il raggiungimento di adeguati livelli di sicurezza per la popolazione attraverso il controllo del territorio e un livello di sufficiente sviluppo economico e di promozione sociale tale da migliorare sensibilmente le condizioni di vita delle popolazioni; per ottenere tali risultati – come peraltro previsto dalle risoluzioni delle Nazioni Unite in materia – assume rilevanza la definizione di un’efficace strategia di contrasto e riconversione delle coltivazioni illegali di oppio, aumentate in quest’ultimo anno, che alimentano una condizione di ricattabilità dei contadini afgani da parte dei mercanti di droga e dei cosiddetti “signori della guerra” che utilizzano i rilevanti proventi del traffico illegale per i propri fini;

impegna il Governo: a sostenere nelle sedi internazionali competenti, in attuazione della mozione n. 1/00014 approvata dalla Camera il 19 luglio 2006, ogni iniziativa tesa ad individuare un’efficace strategia di contrasto alla coltivazione e al commercio illegali di oppio, anche attraverso eventuali programmi di riconversione delle colture illecite di oppio in Afghanistan in colture legali, ai fini dell’utilizzazione dell’oppio medesimo per le terapie del dolore.

9/2193/4. Sereni, D’Elia, Venier, Mantovani, Donadi, Mattarella, Brugger, Villetti, Bonelli, Fabris

3.07.2007

"la cura Capezzone"

Da sgnasciarsi, letteralmente da sganasciarsi.

Radicalistan

AFGHANISTAN: ROMA, DOMANI CONFERENZA STAMPA RADICALI SU LEGALIZZAZIONE OPPIO
SARA' UTILIZZATO PER IL MERCATO MONDIALE DEGLI ANALGESICI

Roma, 7 mar. (Adnkronos) - Domani alle 11, presso la sede di via
di Torre Argentina 76, a Roma, il Partito Radicale Nonviolento,
transnazionale e transpartito, Radicali italiani e la Rosa nel Pugno
terranno una conferenza stampa per presentare i vari aspetti della
proposta relativa alla trasformazione progressiva delle colture
illecite dell'oppio afgano in oppiacei per il mercato mondiale degli
analgesici.

Parteciperanno, tra gli altri, Rita Bernardini, segretaria ed
Elisabetta Zamparutti, tesoriera di Radicali italiani; Sergio D'Elia,
deputato della RnP, Marco Perduca, segretario della Lega
Internazionale Antiproibizionista. Previsti gli interventi di altri
deputati italiani ed europei.

Oppio: La Carta (straccia) delle Nazioni unite

"Cercare di eliminare il papavero da oppio dall'Afganistan non è impossibile: Iran e Thailandia ci sono riusciti", dice Antonio Maria Costa, Direttore dell'ufficio Onu sulla droghe ed il crimine citando dati e cifre. Ma la realtà è ben diversa e quei dati sono carta straccia, scientificamente parlando: lo dimostra Marco Perduca, segretario della Lega Internazionale Antiproibizionista, sulla base di una lettura attenta dei rapporti ufficiali.

errata corrige: gli abitanti dell'Afghanistan sono 28 milioni invece che 14 (il che aggrava ulteriormente la lettura della situazione)

Oppio, maloppio, prezzemolo e finoppio

Sul Corriere di oggi, l'ex-direttore dell'Economist affronta la questione delel conversione dell'oppio afgano per la produzioe di analgesici. Cosi si conclude il suo intervento:

"Il problema di gran lunga più spinoso però ri­guarda i costi dell'operazione. Nessuno lo sa con certezza, ma si stima che i contadini afghani guada­gnino circa 700 milioni di dollari ogni anno dal commercio dell'oppio. Il reddito complessivo per tutti gli afghani, compresi i talebani, i contrabban­dieri, i funzionari corrotti e altri, si aggira su un terzo del Pil del Paese, e cioè 2,8 miliardi di dollari all'incirca. Se vogliamo che funzioni il progetto di acquistare l'oppio da convertire in morfina, quel reddito complessivo dovrà essere rimpiazzato, a be­neficio di tutti, talebani esclusi. Per i contadini, si tratterà di acquistare semplicemente il loro raccol­to, ma sarà più difficile supplire agli introiti per il resto della popolazione. E questa operazione do­vrà essere ripetuta ogni anno, e con la prospettiva di fornire prima o poi agli afghani un modo alterna­tivo di guadagnarsi da vivere.

I costi non sono impossibili: immaginiamo che si tratti di spendere qualcosa come 4 miliardi di dolla­ri o più l'anno. Questo rappresenta grosso modo un ventesimo di quanto la sola America spende per la guerra in Iraq ogni anno. Il lato più arduo sarà convincere tutti a contribuire una quota. E poi ci sarebbe da affrontare un'altra questione: che fare se gli agricoltori di altri Paesi si mettono a coltivare il papavero da oppio per offrirlo in vendita al fon­do occidentale per la morfina?"

Ma una volta non erano contro il probizionismo all'Economist?

Detto questo e mettendo da parte per un attimo la curiosità di leggere questo pezzo nella sua versione orginale perché quel (e altri) tra parentesi mi puzza... a me pare che se questi devono essere i ragionamenti dell'ex direttore di nientepopodimenoché l'Economist, siamo messi molto male, moooooooolto male!

Possibile che da un liberale in economia si debba prendere in considerazione la risposta "emergenziale" (e narcotizzante il mercato) dell'acquisto della totalità della produzione illegale di oppio in Afghanistan per evitare che questa finisca nelle mani dei "talebani" e non si perda neanche un attimo ad affrontare la questione nella sua complessità (donde la necessità di una critica antiproibizionista) ragionando sugli investimenti neessari di medio e lungo termine?

Alcuni spunti:
1) quantificare in maniera scientificamente documentata e documentabile la domanda globale legale di analgesici oppiacei;
2) promuovre l'uso delle terapie palliative in tutto il mondo;
3) creare un fondo per emergenze analgesiche in caso di calamità naturali (cosa che a livello di proposta già esiste si chiama UN Emergency Relief Fund);
4) studiare la possibilità di uso non "stupefacente" dei derivati dal papavero (in alcuni paesi come l'Ungheria sono un ingrediente tipico di molti piatti)
5) includere l'eroina tra le medicine essenziali per la cura delle tossicomanie.

Provaci ancora Bill!

Oppio bi-partisan

Mi raccomando la sicurezza.

3.06.2007

Stanno alzando il solito polverone?

Ultime dall'Afghanistan

Secondo il rapporto del 2006 presentato dalla Giunta internazionale per il controllo degli stupefacenti (INCB) si stima che l'anno scorso la produzione illecita di oppio in Afghanistan abbia superato le 6.100 tonnellate - un incremento del 50% rispetto al 2005. La totalità del raccolto viene utilizzata per la produzione di eroina pari al 93% delle produzione mondiale per un totale stimato intorno a 2,7 miliardi di dollari; l'eroina raggiunge, nella stragrande maggioranza dei casi, i mercati europei principalmente attraverso l’Iran, il Pakistan, mentre traffici minori, ma in espansione, interessano le ex-repubbliche sovietiche site al nord nonché la Cina.

Solo una frazione infinitesimale del giro d’affare legato al traffico di oppiacei resta ai contadini afgani mentre il resto va ad arricchire i signori della droga, quelli della guerra, i Talebani nonché buona parte dei responsabili delle amministrazioni locali e centrale dove la corruzione regna sovrana. L’Onu ritiene che 2,9 milioni di persone (pari al 12,6% della popolazione) siano coinvolte a vario livello nella produzione di oppio e nel traffico di oppiacei più o meno raffinati, e che le discrepanze tra le previsioni di crescita elaborate dal Fondo Monetario Internazionale che anticipavano una crescita del 12%, contro l’8% riportato, siano dovute a una diminuzione della produzione di cereali a cui è stata preferita la coltivazione una pianta maggiormente redditizia come il papavero.

Secondo l’Ufficio per le droghe e il crimine delle Nazioni unite (UNODC) di Vienna, nel 2006 la superficie dell’Afghanistan dedicata alla coltura illecita del papavero ha raggiunto la superficie record di 165.000 ettari, un incremento del 59% rispetto al 2005 e più del doppio di quanto registrato nel 2003. Secondo quanto riportato dalle autorità afgane l’area in cui le colture illecite di papavero sono state eradicate dai governatori locali, che nel 2005 era di 5.000 ettari, è triplicata per il 2006 (15.300) ma rappresenta poco meno del 10% della superficie totale per la produzione dell’oppio. Il giro d’affari mondiale generato dall’eroina afgana viene stimato tra i 400 e i 500 miliardi di dollari mentre è impossibile quantificare quale sia l’ammontare che interessa attività di riciclaggio di danaro che le Nazioni unite stesse ritengono interessare tra il 3 e il 5% del commercio globale (tra i 590 e i 1500 miliardi di dollari).

L’aumento più significativo della coltivazione è stato registrato nella provincia meridionale del Helmand dove la coltivazione ha raggiunto i 69.300 ettari in un contesto che negli ultimi mesi è stato caratterizzato da un inasprimento degli scontri tra le forze della Coalizione internazionale e i Talebani. Si tratta di uno sviluppo in controtendenza rispetto alle fasi iniziali dell’intervento militare dell’inverno 2001 quando la produzione aveva toccato i minimi storici di 7.606 ettari in tutto il paese. Le Nazioni unite certificano che solo 6 delle 34 province Afgane non conoscono la produzione di papavero.

A seguito di questa preoccupante situazione che non accenna a cambiare, e in linea con quanto già fatto negli anni scorsi, l’INCB ha invocato ancora una volta l’articolo 14 della Convenzione unica del 1961 sulle sostanze stupefacenti dell’Onu seguendo da vicino le attività del Governo di Kabul volte ad adottare tutte le misure necessarie per garantire la proibizione della produzione e del traffico delle sostanze illecite. A questo proposito nel 2004, grazie all’impegno europeo, il direttorato nazionale anti-droga è stato elevato a rango di Ministero. Ad agosto del 2006, nel quadro della nuova legislazione anti-droga afgana, è stato istituita la Commissione per la regolamentazione delle droghe che dovrà “regolare l’esportazione, importazione, vendita, distribuzione e licenze di produzione per fini medico-scientifici e impieghi industriali leciti”.

Laddove si eradica con succusso l'oppio arrivano altre "droghe", infatti, in questi ultimi anni, è stato anche registrato un significativo aumento nella produzione e consumo di resina da cannabis (hashish) mentre è ormai un fenomeno consolidato l’uso personale problematico di oppio che interessa lo 0,6% della popolazione, mentre l'eroina viene consumata dallo 0,2% degli afghani. Queste quote di mercato nazionale sono ritenute da alcuni osservatori come una delle cause dell’aumento del 20,6% della produzione nazionale.

Approssimativamente il 35% degli uomini e il 25% delle donne considerati tossicomani in Afghanistan vive nei campi rifugiati in Iran e nella province lungo la frontiera nord occidentale del Pakistan. Data l’assunzione per via endovenosa e le pressoché inesistenti condizioni igienico-sanitarie nei campi, le Nazioni unite mettono in evidenza come vi sia inoltre un enorme rischio si diffusione di malattie ematiche a partire dall’HIV/AIDS.
"Va inoltre notato che la morfina è una delle sostanze sulla "Lista delle Droghe Essenziali" redatta dall'OMS in quanto analgesico fondamentale per le terapie del dolore e che essa non è coperta da brevetto.

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Scusate le spalle

Alta politica

Le tube di fallOppio e le sole di Arlacchi

Sono 10 anni che i radicali lavorano perche' le politiche internazionali di eradicazione delle colture in Afghanistan vengano riviste drasticamente e da sempre cercano un confronto nel merito con le agenzie competenti delle Nazioni unite e i vari stati membri dell'Onu. Qui tutti i documenti ufficiali e non sulla questione.

Finalmente, tanto tono' che piovve e ce n'era veramente di bisogno di questa acqua radicale e riformatrice. Da mesi si andava leggendo di proposte di conferenze internazionali per la Pace in Afghanistan e di cambi di rotta che potessero incanalare sul versante civile la presenza militare italiana in quel paese ma mai si era sentito avanzare una minima proposta di reale ed efficace discontinuita' con quando avanzato e adottato in passato a Berlino nel 2001 e a Londra nel 2006.


Ogni conferenza di pace che si rispetti, e purtroppo a oggi ve ne sono state pochissime degne di esser rispettate, dovrebbe invitare al tavolo delle trattative i belligeranti, nel caso dell'Afghanistan non mi pare che vi sia, e meno male!, l'intenzione di convocare talebani e "qaedisti", chi va piuttosto incluso nei negoziati e' il buon senso che purtroppo pare scarseggiare in diverse capitali tranne, da ieri, a Roma.

A parte le patetiche dichiarazioni dei Gasparri o Calderoli di turno ieri alla Camera, il vero problema e' rappresentanto dalla rigidita' ideologica dei gestori dell'Ufficio dell'Onu sulla droga e il crimine diretto a Vienna da Antonio Maria Costa che insiste con la linea tracciata da Pino Arlacchi, suo predecessore all'UNODC, del massimo investimento nell'eradicazione delle colture illegali anche laddove, Colombia e Afghanistan in testa, esse sono parte integrata di conflitti armati.

Quando intorno al 1996-97 i talebani erano alle prime armi e controllavano solo il sud del paese, la zona dove da sempre, anche se la coltura del papavero non e' tradizionale in Afghanistan, si coltiva la pianta, Arlacchi mando' un emissario per patteggiare col Mullah Omar uno schema che prevedeva il riconoscimento da parte delle Nazioni unite della legittimita' e legalita' del Governo talebano dell'Afghanistan, in cambio della totale eradicazione delle piantagioni di papavero. Solo l'arresto di Emma Bonino nell'autunno del 1998, e una sua campagna contro tale iniziativa intitolata "Un fiore per le donne di Kabul" riuscirono a guadagnare il sostegno di Madeleine Albright e scongiurare la ratifica del progetto.

Da ieri si potrebbe aprire una nuova fase, si trattera' di allaragare piu' che le intese nazionali, quelle internazionali, ma intanto s'e' rotto il muro del silenzio.

3.05.2007

«Acquistare oppio afghano a fini terapeutici»

Dopo quasi due anni di duro lavoro scoppia il bubbone alla Camera dei Deputati dove Verdi, Rifondazione e, naturalmente, la Rosa nel Pugno, hanno chiesto che insieme al rifinanziamento della missione in Afghanistan si possa avviare una sperimentazione per l'acquisizione dell'oppio afghano ai fini terapeutici. È questo il senso della conferenza stampa che si è tenuta nella sala stampa di Montecitorio per presentare l'ordine del giorno, nel quale c'è scritto che il governo deve «sostenere, nell'ambito della progettata conferenza internazionale di pace, il progetto di trasformare l'oppio afghano in morfina e codeina al fine di soddisfare la domanda a livello internazionale, in gran parte inevasa, di farmaci per la terapia del dolore».

E poche ore dopo arriva una prima apertura del governo, nella persona del ministro degli Esteri D'Alema: rispondendo alle domande dei giornalisti al termine della riunione dei capi delle diplomazie europee ha sottolineato che il governo italiano «non può decidere di comprare l'oppio perchè sarebbe una decisione illegale visto che il governo afghano considera illegale la sua produzione». «Questo è stato compreso da tutti, mentre c'è un ordine del giorno che propone di discutere in sede internazionale questa ipotesi», che, ha sottolineato il vicepremier, non è «nuova» perché è stata suggerita da diverse organizzazioni umanitarie e anche in sede di Organizzazione mondiale della sanità e che prevede «la possibilità che la comunità internazionale acquisti parte di questa produzione allo scopo di produzione di medicinali».

Se ne era già parlato qui tempo fa (e nel frattempo ci si era dati da fare ;) La strada è ancora in salita, ma chi la dura...

Proibizionismo sulle droghe alla chetichella (in viva voce)

La Giunta internazionale per il controllo degli stupefacenti (INCB) ha da poco reso pubblico il suo rapporto 2006 sullo stato dell'arte delle "droghe" nel mondo. La Giunta è un po' il cane da guardia delle tre convenzoni Onu che vogliono porre sotto controllo le "droghe" nel mondo e ha, tra gli altri compiti, quello di controllare il modo co cui i paesi che hanno ratificato i tre documenti includono le norme proibizioniste internazionali nei vari codici penali. Contrariamente a quanto alcuni ritengono, il lavoro della Giunta non può essere considerato scientifico né metodologicamente accettabile; si tratta infatti di una breve carrellata relativa a decine di temi basata sulla raccolta di stime di stime, peraltro non aggiornate all'anno in questione, dei tre quarti degli stati membri dell'Onu.

Se ne parla qui con Roberto Spagnoli di Radio Radicale.

Kasinistan