with a bit of breakdance. For those who missed it, the U.S. MTV Music Awards is on line here. Nothing to do with "I want my MTV" times, but still, the best (commercial) pop show around these days.
We’re on a road to nowhere Come on inside * Takin’ that ride to nowhere We’ll take that ride
9.01.2006
Israele, le ragioni di una sconfitta
Dal sito Gay.tv un'interessante intervista in cui il "terrorista" palestinese Abu Odai sostiene che la (presunta) sconfitta di Israele, subita ai danni dei macho Hezbollah, sia dovuta al fatto che Tsahal sia un gruppo di checche.Gia' son partite catene di solidarieta' gay, tanto che l'attore porno gay Michael Lucas terrà degli shows per le truppe israeliane. Presto ci diranno che UNIFIL sara' ribattezzata ANIFIL... (pessima questa, lo so, lo so).
8.30.2006
a proposito di (islamo)fascismi
se qualcuno, oltre che dichiarare sui massimi sistemi, leggesse di questi preoccupanti sviluppi magari si potrebbe intervenire per tempo nel segno della discontinuità col passato.
Buon'ultima
feria d'agosto
Oggi sul Giornale la penna di Telese ci regala un'interessante intervista intitolata «Ha proprio ragione Bush esiste l’islamofascismo» che inizia così:
"Gianni Vernetti, sottosegretario agli Esteri con delega per il Sud Est asiatico e per i diritti civili, è tornato proprio ieri dalle vacanze, rientrando nell’agone politico con il suo solito profilo alto". A me il profilo pare un po' insolito, capisco la necessità di collocarsi a "destra" nell'Unione, come dice Telese, ma andrebbe tenuto presente quel che il datore di lavoro dice e fa - comunque son problemi miei. quel che invece è solito è il modo di Telese di fare certe interviste.
Leggere per credere
"Gianni Vernetti, sottosegretario agli Esteri con delega per il Sud Est asiatico e per i diritti civili, è tornato proprio ieri dalle vacanze, rientrando nell’agone politico con il suo solito profilo alto". A me il profilo pare un po' insolito, capisco la necessità di collocarsi a "destra" nell'Unione, come dice Telese, ma andrebbe tenuto presente quel che il datore di lavoro dice e fa - comunque son problemi miei. quel che invece è solito è il modo di Telese di fare certe interviste.
Leggere per credere
Branco Leon(t)e
Stamani qualche quotidiano italiano ritorna sulla presunta incapacità italiana di comandare una missione di pace. Non mi pare che gli esperti di turno, uno da campo (il Generale Clark), l'altro da camargue (il "consigliere" Perle), si allineino con l'editorialista del New Republic, ma qualcosa andrà pur detta per salvare l'onor patrio prima che lo faccia l'italiano Magdi Allam, no?
A dire tutta la verità questa missione potrebbe essere portatrice (si spera sana) di un'agenda di pace duratura. Data la sua componente europea, e ci includo anche il contingente turco nell'europeicità del contingente, l'UNIFL 2 potrebbe far risvegliare qualche coscienza in giro per l'UE e far prendere in pochi mesi decisioni che in decenni son state rinviate se non sistematicamente escluse dal dibattito. Quindi, tenute presenti le tutte complicazioni derivanti da un mandato "debole" e "poco chiaro" (almeno al momento), il problema che i militari dovranno affrontare sul "teatro" sarà carico di implicazioni molto più politiche delle varie Bosnie, Somalie e Kossovi degli anni scorsi.
Tornando invece alle complesse argomentazioni dei fini analisti d'oltreoceano, Kahn concludeva l'altro giorno il suo pezzo sul NR così:
"But, if the Italians shouldn't be leading the peacekeeping effort, who should? As in the old joke, the British would be an ideal choice if they weren't already overcommitted in Iraq and Afghanistan. The second best option would be ... the French. Contrary to their reputation for being, in the immortal words of The Simpsons, "cheese-eating surrender monkeys," the French have proved themselves to be capable and courageous peacekeepers in recent years. After an initially reprehensible performance in Rwanda--where they failed to stop the genocide--the French acted decisively, sending in a large force to establish and protect safe zones that ultimately saved lives. (The French are rightly criticized for having allowed Hutu génocidaires to shelter in these protected areas and for actively helping many Hutu officials escape into Zaire. But it should also be remembered that the French saved the lives of many ordinary Hutus as well--and that they acted when the United States was unwilling to get involved.)."
Ora tralasciando la pronfondità dell'analisi dei fallimenti italiani (gli amici di Human Rights Watch ne dicono di tutti i colori ogni tanto, magari se ne riparla) e le battute da turista ricchione (detto amorevolmente s'intende) sui drop-dead gorgeous carabinieri in divisa "Armani", credo che si possa parimenti apprezzare l'operato dei nostri cugini d'oltralpe laddove questi son stati chiamati a comandare la pace.
Come si sa, il Perdukistan è da sempre impegnato nella guerra alle menzogne (o ricerca della verità fate voi) come nello scontro culturale e politico contro i francese; in questo contesto occorrerebbe ricordare al gran Kahn che les bleus in Africa non si sono distinti né per la loro efficienza di contenimento né tantomeno per il rispetto del diritto umanitario internazionale (e per l'appunto proprio il Ruanda e la Costa d'Avoroi sono esempi lampanti che potrebbero essere utilizzati per dimostrare il contrario di quello che dice Kahn). Non solo, tra tutti gli Stati europei in Libano la Francia è l'unico che, pur avendo ratificato lo Statuto della Corte Penale Internazionale non ne rionosce la giurisdizione sui crimini di guerra (anzi a dirla tutta è stato il paese che ha condizionato il proprio sostegno a tale norma dello Statuto, tanto da scriverlo e arrivare a porre una "questione di fiducia" a Roma durante la conferenza diplomatica che lo ha adottato). Se solo ci pubblicassero una letteruccia su NR, si direbbe che con quelle sue abbaiate Khan non morde. Mo' vallo a tradurre nella lingua del Bardo...
A dire tutta la verità questa missione potrebbe essere portatrice (si spera sana) di un'agenda di pace duratura. Data la sua componente europea, e ci includo anche il contingente turco nell'europeicità del contingente, l'UNIFL 2 potrebbe far risvegliare qualche coscienza in giro per l'UE e far prendere in pochi mesi decisioni che in decenni son state rinviate se non sistematicamente escluse dal dibattito. Quindi, tenute presenti le tutte complicazioni derivanti da un mandato "debole" e "poco chiaro" (almeno al momento), il problema che i militari dovranno affrontare sul "teatro" sarà carico di implicazioni molto più politiche delle varie Bosnie, Somalie e Kossovi degli anni scorsi.
Tornando invece alle complesse argomentazioni dei fini analisti d'oltreoceano, Kahn concludeva l'altro giorno il suo pezzo sul NR così:
"But, if the Italians shouldn't be leading the peacekeeping effort, who should? As in the old joke, the British would be an ideal choice if they weren't already overcommitted in Iraq and Afghanistan. The second best option would be ... the French. Contrary to their reputation for being, in the immortal words of The Simpsons, "cheese-eating surrender monkeys," the French have proved themselves to be capable and courageous peacekeepers in recent years. After an initially reprehensible performance in Rwanda--where they failed to stop the genocide--the French acted decisively, sending in a large force to establish and protect safe zones that ultimately saved lives. (The French are rightly criticized for having allowed Hutu génocidaires to shelter in these protected areas and for actively helping many Hutu officials escape into Zaire. But it should also be remembered that the French saved the lives of many ordinary Hutus as well--and that they acted when the United States was unwilling to get involved.)."
Ora tralasciando la pronfondità dell'analisi dei fallimenti italiani (gli amici di Human Rights Watch ne dicono di tutti i colori ogni tanto, magari se ne riparla) e le battute da turista ricchione (detto amorevolmente s'intende) sui drop-dead gorgeous carabinieri in divisa "Armani", credo che si possa parimenti apprezzare l'operato dei nostri cugini d'oltralpe laddove questi son stati chiamati a comandare la pace.
Come si sa, il Perdukistan è da sempre impegnato nella guerra alle menzogne (o ricerca della verità fate voi) come nello scontro culturale e politico contro i francese; in questo contesto occorrerebbe ricordare al gran Kahn che les bleus in Africa non si sono distinti né per la loro efficienza di contenimento né tantomeno per il rispetto del diritto umanitario internazionale (e per l'appunto proprio il Ruanda e la Costa d'Avoroi sono esempi lampanti che potrebbero essere utilizzati per dimostrare il contrario di quello che dice Kahn). Non solo, tra tutti gli Stati europei in Libano la Francia è l'unico che, pur avendo ratificato lo Statuto della Corte Penale Internazionale non ne rionosce la giurisdizione sui crimini di guerra (anzi a dirla tutta è stato il paese che ha condizionato il proprio sostegno a tale norma dello Statuto, tanto da scriverlo e arrivare a porre una "questione di fiducia" a Roma durante la conferenza diplomatica che lo ha adottato). Se solo ci pubblicassero una letteruccia su NR, si direbbe che con quelle sue abbaiate Khan non morde. Mo' vallo a tradurre nella lingua del Bardo...
8.29.2006
Common places
After "Mamma Mia!"and "Pizza" we finally can include "Carabinieri's Armani-designed Uniforms". Gimme a friggin' break!!!
By the way, whatever happened to the "Latin Lover"?
By the way, whatever happened to the "Latin Lover"?
Il match dell'anno [o del secolo (o del millennio)]
Secondo alcune angenzie Ahmadinejad avrebbe lanciato una sfida a Bush: l'organizzazione di un "undibattito televisivo sulle questioni internazionali e il modo di risolverle".
Come "condizione" avrebbe posto la totale mancanza di "censura, soprattutto per il popoloamericano", che, com'è noto rispetto a quello iraniano, soffre di gravi attacchi alla libertà di espressione.
Io conosco qualcuno che prima direbbe che non si può fare perché l'interlocutore non è "legittimo" ma poi, per il bene dell'umanità, si sacrificherebbe (moooooooooolto) volentieri...
Come "condizione" avrebbe posto la totale mancanza di "censura, soprattutto per il popoloamericano", che, com'è noto rispetto a quello iraniano, soffre di gravi attacchi alla libertà di espressione.
Io conosco qualcuno che prima direbbe che non si può fare perché l'interlocutore non è "legittimo" ma poi, per il bene dell'umanità, si sacrificherebbe (moooooooooolto) volentieri...
"tavole della pace"
Dopo la scarsa partecipazione alla marcia d'Assisi, sempre nella terra di San Franscesco si sta per lanciare il "Campo Antiimperialista". Il campeggio dei pensatori della liberazione dal "grande" e "piccolo" Satana si terrà all'Isola Polvese un piccolo paradiso terrestre nel Trasimeno che, secondo la provincia di Perugia sua gestrice, intende realizzare sull'isolotto un "Parco scientifico didattico per la valorizzazione della biodiversità e la conversione ecologica delle attività umane: osservazioni e critiche sono utili, la collaborazione é necessaria." Mai tirarsi indietro a chi chiede suggerimenti:
- come prima mossa affiggerei un calendario all'entrata dell'Isola, tanto per sottolineare l'ormai definitiva entrata nel terzo millennio;
- la seconda, farei notare ai partecipanti alle iniziative politiche umbre, che i luoghi a loro gentilmente concessi (si ipotizza a costo zero) sono mantenuti grazie a un contributo di Telecom italia;
- infine, aggiungerei un punto esclamativo al posto della virgola al comandamento 9 del decalogo dell'Isola "Non lasciare tracce, porta via solo i ricordi." Non che ci sia il rischio che certe adunanze abbiano un impatto, ma è sempre meglio prevenire che curare...
- come prima mossa affiggerei un calendario all'entrata dell'Isola, tanto per sottolineare l'ormai definitiva entrata nel terzo millennio;
- la seconda, farei notare ai partecipanti alle iniziative politiche umbre, che i luoghi a loro gentilmente concessi (si ipotizza a costo zero) sono mantenuti grazie a un contributo di Telecom italia;
- infine, aggiungerei un punto esclamativo al posto della virgola al comandamento 9 del decalogo dell'Isola "Non lasciare tracce, porta via solo i ricordi." Non che ci sia il rischio che certe adunanze abbiano un impatto, ma è sempre meglio prevenire che curare...
8.28.2006
Allammi d'oltre oceano
Alla fine non ho seguito gli spostamenti della (ex) deputata (ex) liberale (ex) olandese Ayaan Hirsi Ali, ma mi sa tanto che dalla padella delle minacce fisiche potrebbe essere caduta nella brace di quelle ideologiche.
Certo non sarebbe né la prima né l'ultima volta che qualcosa di simile accade, ma dispiace vedere certe "partenze". Dispiace ancora di più vedere dove certe menti arrivano, visto che in quelle stanze, oltre che l'attuale ministro della difesa del governo polacco di "Radio Maria" s'è rifugiata pure la rivoluzionaria Timoshenko... speiramo nel frattempo abbiano (almeno) aperto le finestre
Certo non sarebbe né la prima né l'ultima volta che qualcosa di simile accade, ma dispiace vedere certe "partenze". Dispiace ancora di più vedere dove certe menti arrivano, visto che in quelle stanze, oltre che l'attuale ministro della difesa del governo polacco di "Radio Maria" s'è rifugiata pure la rivoluzionaria Timoshenko... speiramo nel frattempo abbiano (almeno) aperto le finestre
Sempre a proposito di giramenti
e di come risolverli in positivo (oggi "ho perso" il portafoglio sul bus), c'è da complimentarsi con chi non solo fa i propri interessi ma anche quelli dell'umanità.
Ma quale pace senza politica?
Venerdi' 26 giugno, si sono riuniti a Bruxelles i ministri degli Esteri UE. L'Italia, che si è candidata a giocare un ruolo di primo piano nella crisi mediorientale, dovrebbe fare un passo ulteriore nel tentativo di costruire una pace finalmente duratura e fondata sul rispetto della legge. Per far ciò occorre che la risposta 'militare' venga inserita in un contesto di più ampie scelte politiche che riportino l'Unione europea a giocare un ruolo centrale di aggregatore, affermando l’urgenza di una grande "patria Europea" contro la deriva da "Europa delle patrie" che invece sempre più la caratterizza.
Sono decenni che Marco Pannella si batte per attualizzare quanto ispirò il Manifesto di Ventotene 60 anni fa, denunciando i limiti, se non le oppressioni, dello Stato nazionale. Dal 14 agosto, su iniziativa del Partito Radicale Transnazionale e di Pannella stesso, è in fase di convocazione un grande Satyagraha per la pace, un'azione di ispirazione nonviolenta gandhiana, che ha come obiettivo finale quello di una pace duratura in Medio Oriente e come “strumento” quello del "ricongiungimento" di Israele nella UE. Si propone una rapida conversione di Israele alla sovranità limitata di già propria agli altri 25 Stati membri dell’UE, perché solo così "è possibile organizzare una Politica di Pace come alternativa alla probabile guerra imminente".
Nel dibattito che occupa le prima pagine di tutti i quotidiani mondiali si continua da affrontare la questione da una prospettiva troppo ristretta rispetto all'importanza dei giochi regionali e alle ripercussioni che scelte di discontinuità potrebbero avere. La proposta radicale si situa proprio in questo contesto e riguarda più il rapporto tra “pace” e “Stato nazionale” che non gli assetti della geopolitica mediorientale, anche se, chiaramente, questi ne risentirebbero notevolmente.
Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni, durante l'infuocarsi della Seconda Guerra Mondiale, lo avevano già denunciato a chiare lettere: "Lo Stato" - scrivevano in esordio del Manifesto di Ventotene - "da tutelatore della libertà dei cittadini, si è trasformato in padrone di sudditi, tenuti a servirlo con tutte le facoltà per rendere massima l'efficenza bellica". Occorre riportare quel monito visionario al centro dell'agire delle istituzioni di Bruxelles ma anche delle più attive capitali europee. In oltre un mese di conflitto nessuno pare ritenere che l'Unione europea possa giocare altro ruolo che quello del mediatore tra le "parti" oppure del finanziamento alla ricostruzione post-bellica, dove gli iraniani stanno già facendo la parte del leone attraverso Hezbollah. Ma cosa ci si può aspettare dalla mediazione in un contesto che vede il petrolio a quasi 80 dollari, l’Iran che studia da potenza nucleare e che con la Siria sostiene il complesso sistema terroristico che vuol destablizzare Palestina, Libano e Iraq?
Perseguire politiche di "stabilimento" o ""mantenimento della pace" su mera base militare potrebbe essere foriero di conflitti di impossibile gestione o vittoria. L'esperienza della ex-Jugoslavia lo dovrebbe insegnarcelo.
La risposta europea questa volta deve essere pienamente politica. Se neghiamo la concreta prospettiva di adesione ai nostri vicini balcani e mediterranei, l’UE perderà quel potere di attrazione – in buona parte già compromesso – che può esercitare in quanto spazio di pace, di libero commercio e di "perseguimento della felicità", oltre che di quella "sicurezza" fondamentale per qualsiasi negoziato. Lo scriveva il 20 agosto Pannella sul Corriere della Sera: "Israele, parte di un’Unione Europea di oltre mezzo miliardo di persone, potrebbe essere indubbiamente più disponibile e interessata sia a rinunce territoriali, sia a rapporti politici istituzionali ed economici radicalmente nuovi con Libanesi democratici, con uno Stato democratico palestinese, con l’intero Medioriente".
Non deve però sfuggire che alla responsabilità europea corrisponde anche quella israeliana. Infatti, all'indomani della prima intifada, il Partito Radicale, da sempre vicino alla "difesa di Israele", convocò nel 1988 il suo Consiglio federale a Gerusalemme mettendo in guardia sul fatto che in Israele "una vecchia classe dirigente […] si è rivelata incapace, sul piano delle idee e del governo, dell'amministrazione, di concepire in modo moderno ed efficace sia la prevenzione sia la repressione, muovendosi secondo una strategia vecchia di cinquant'anni, che isola Israele, tanto più che nel mondo predominano conformismo, demagogia, sottovalutazione del pericolo mortale che rappresentano i regimi totalitari, di destra o di sinistra che siano". Oggi occorre che sia Bruxelles che Gerusalemme rilancino formalmente il proprio rapporto per definire un percorso che possa portare alla piena membership europea di Israele da ricercare tanto a livello istituzionale che di confronto con l’opinione pubblica.
Nel 2004 un sondaggio commissionato dalla Commissione Europea ha rivelato che l’85% degli israeliani (ebrei o arabi) risulta essere a favore della piena adesione di Israele all’Ue. In questo agosto "mediorientale" Pannella torna alla carica con la speranza del nonviolento che finalmente si passi alla creazione di una Pace che possa essere concreta alternativa "all’altrimenti probabile, prossimo scatenamento di una guerra globale, senza confini geopolitici, etici, umani”.
Per aderire al Satyagraha: www.radicalparty.org.
Sono decenni che Marco Pannella si batte per attualizzare quanto ispirò il Manifesto di Ventotene 60 anni fa, denunciando i limiti, se non le oppressioni, dello Stato nazionale. Dal 14 agosto, su iniziativa del Partito Radicale Transnazionale e di Pannella stesso, è in fase di convocazione un grande Satyagraha per la pace, un'azione di ispirazione nonviolenta gandhiana, che ha come obiettivo finale quello di una pace duratura in Medio Oriente e come “strumento” quello del "ricongiungimento" di Israele nella UE. Si propone una rapida conversione di Israele alla sovranità limitata di già propria agli altri 25 Stati membri dell’UE, perché solo così "è possibile organizzare una Politica di Pace come alternativa alla probabile guerra imminente".
Nel dibattito che occupa le prima pagine di tutti i quotidiani mondiali si continua da affrontare la questione da una prospettiva troppo ristretta rispetto all'importanza dei giochi regionali e alle ripercussioni che scelte di discontinuità potrebbero avere. La proposta radicale si situa proprio in questo contesto e riguarda più il rapporto tra “pace” e “Stato nazionale” che non gli assetti della geopolitica mediorientale, anche se, chiaramente, questi ne risentirebbero notevolmente.
Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni, durante l'infuocarsi della Seconda Guerra Mondiale, lo avevano già denunciato a chiare lettere: "Lo Stato" - scrivevano in esordio del Manifesto di Ventotene - "da tutelatore della libertà dei cittadini, si è trasformato in padrone di sudditi, tenuti a servirlo con tutte le facoltà per rendere massima l'efficenza bellica". Occorre riportare quel monito visionario al centro dell'agire delle istituzioni di Bruxelles ma anche delle più attive capitali europee. In oltre un mese di conflitto nessuno pare ritenere che l'Unione europea possa giocare altro ruolo che quello del mediatore tra le "parti" oppure del finanziamento alla ricostruzione post-bellica, dove gli iraniani stanno già facendo la parte del leone attraverso Hezbollah. Ma cosa ci si può aspettare dalla mediazione in un contesto che vede il petrolio a quasi 80 dollari, l’Iran che studia da potenza nucleare e che con la Siria sostiene il complesso sistema terroristico che vuol destablizzare Palestina, Libano e Iraq?
Perseguire politiche di "stabilimento" o ""mantenimento della pace" su mera base militare potrebbe essere foriero di conflitti di impossibile gestione o vittoria. L'esperienza della ex-Jugoslavia lo dovrebbe insegnarcelo.
La risposta europea questa volta deve essere pienamente politica. Se neghiamo la concreta prospettiva di adesione ai nostri vicini balcani e mediterranei, l’UE perderà quel potere di attrazione – in buona parte già compromesso – che può esercitare in quanto spazio di pace, di libero commercio e di "perseguimento della felicità", oltre che di quella "sicurezza" fondamentale per qualsiasi negoziato. Lo scriveva il 20 agosto Pannella sul Corriere della Sera: "Israele, parte di un’Unione Europea di oltre mezzo miliardo di persone, potrebbe essere indubbiamente più disponibile e interessata sia a rinunce territoriali, sia a rapporti politici istituzionali ed economici radicalmente nuovi con Libanesi democratici, con uno Stato democratico palestinese, con l’intero Medioriente".
Non deve però sfuggire che alla responsabilità europea corrisponde anche quella israeliana. Infatti, all'indomani della prima intifada, il Partito Radicale, da sempre vicino alla "difesa di Israele", convocò nel 1988 il suo Consiglio federale a Gerusalemme mettendo in guardia sul fatto che in Israele "una vecchia classe dirigente […] si è rivelata incapace, sul piano delle idee e del governo, dell'amministrazione, di concepire in modo moderno ed efficace sia la prevenzione sia la repressione, muovendosi secondo una strategia vecchia di cinquant'anni, che isola Israele, tanto più che nel mondo predominano conformismo, demagogia, sottovalutazione del pericolo mortale che rappresentano i regimi totalitari, di destra o di sinistra che siano". Oggi occorre che sia Bruxelles che Gerusalemme rilancino formalmente il proprio rapporto per definire un percorso che possa portare alla piena membership europea di Israele da ricercare tanto a livello istituzionale che di confronto con l’opinione pubblica.
Nel 2004 un sondaggio commissionato dalla Commissione Europea ha rivelato che l’85% degli israeliani (ebrei o arabi) risulta essere a favore della piena adesione di Israele all’Ue. In questo agosto "mediorientale" Pannella torna alla carica con la speranza del nonviolento che finalmente si passi alla creazione di una Pace che possa essere concreta alternativa "all’altrimenti probabile, prossimo scatenamento di una guerra globale, senza confini geopolitici, etici, umani”.
Per aderire al Satyagraha: www.radicalparty.org.
8.27.2006
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