8.04.2006

La lega degli umani

Mentre su New York calavano ieri le prime ombre della sera, e si continuava a discutere di cosa dovesse essere incluso nella famigerata risoluzione del Consiglio di Sicurezza che dovrebbe aprire la strada per una seconda fase meno cruenta degli scontri in Libano, m'è tornata in mente una canzane hyper-1980s degli Human League che si intitolava, per l'appunto, Lebanon. Il testo non è niente di che (la musica e l'interpretazione erano molto meglio). Il commento banale è che pare scritta ieri:

Lebanon
She dreams of nineteen sixty-nine

Before the soldiers came
The life was cheap on bread and wine
And sharing meant no shame
She is awakened by the screams
Of rockets flying from nearby
And scared she clings onto her dreams
To beat the fear that she might die

And who will have won
When the soldiers have gone
From the lebanon
The lebanon

Before he leaves the camp he stops
He scans the world outside
And where there used to be some shops
Is where the snipers sometimes hide
He left his home the week before
He thought hed be like the police
But now he finds he is at war
Werent we supposed to keep the peace

And who will have won
When the soldiers have gone
From the lebanon
The lebanon
The lebanon
From the lebanon

I must be dreaming
It cant be true
I must be dreaming
It cant be true

And who will have won
When the soldiers have gone?
From the lebanon
The lebanon
The lebanon
From the lebanon

Adesso siamo a posto

Allivano rolo

8.02.2006

Le dimensioni di un fenomeno

Paure e misure, c'aspetta un'estate impegnativa, altro che...

Vamos bien

nel senso di "annamo bbene"...

Mensaje del Comandante en Jefe al pueblo de Cuba y a los amigos del mundo

Yo no puedo inventar noticias buenas, porque no sería ético, y si las noticias fueran malas, el único que va a sacar provecho es el enemigo. En la situación específica de Cuba, debido a los planes del imperio, mi estado de salud se convierte en un secreto de estado que no puede estar divulgándose constantemente; y los compatriotas deben comprender eso. No puedo caer en el círculo vicioso de los parámetros de salud que constantemente, a lo largo del día, se mueven.

Puedo decir que es una situación estable, pero una evolución real del estado de salud necesita el transcurso del tiempo.

Lo más que podría decir es que la situación se mantendrá estable durante muchos días, antes de poder dar un veredicto.

Estoy muy agradecido por todos los mensajes de nuestros compatriotas y de muchas personas en el mundo.

Lamento haberles causado tanta preocupación y molestia a los amigos en el mundo.

De ánimo me encuentro perfectamente bien.

Lo importante es que en el país todo marcha y marchará perfectamente bien.

El país está preparado para su defensa por las Fuerzas Armadas Revolucionarias y el pueblo.

Nuestros compatriotas lo conocerán todo a su debido tiempo, como pasó cuando mi caída en Villa Clara.

Hay que luchar y trabajar.

Agosto 1º del 2006, 5:30 p.m.

8.01.2006

"Palle, che ci vuoi fare?"

Nel leggere il Foglio in questi giorni, ebbene sì continuo a leggere il Foglio malgrado la dreiva teo-con degli ultimi tempi, mi sono imbattuto in Alessandro Schwed che mi ha colpito per il suo scrivere in fiorentino di una volta oltre che per essere stato uno degli autori de il Male.

La simpatia per l'uso dell'appellativo "palle" nel riferirsi ad amici e parenti mi ha ricordato un mio zio che lo usava spesso, zio che, per l'appunto si trova anche nel titolo dell'ultimo romanzo di Schwed che mi son comprato giusto oggi. Ciliegina sulla torta il fatto gli Schwed, come parte della mia famiglia, sono di origine ungherese...

In sintesi:
"Viaggiando su un treno diretto in Ungheria, il protagonista apprende che la seconda guerra mondiale non si è mai svolta, e, dopo essersi convinto, riceve una bastonata in testa. Era partito per far visita allo zio di Ungheria, di cui ora, grazie al colpo, non ricorda più il nome. Curiosa coincidenza, perché dallo zio voleva farsi raccontare proprio ciò che era successo alla loro famiglia durante la guerra, qualcosa che ha a che fare con un posto chiamato Auschwitz. Il colpo, dice, ha provocato uno "mnemomoto": buffe amnesie, certo, ma anche la capacità di raccontare terrori nascosti e taciuti, che lo zio - lo zio Coso, appunto - come moltissime vittime ha rimosso per sopravvivere. Alessandro Schwed è il vero nome dello scrittore satirico Giga Melik."

La fine di un'era

Era l'ora!