Giovedi il dibattito in plenaria della 49esima sessione della Commissione Droghe delle Nazioni unite si e' deiviso sulle tendenze del narcotraffico e sugli aspetti budgettari dell'Agenzia di Vienna mentre il comitato d'insieme ha adottato sette risoluzione che venerdi, se confermate, e sicuramente lo saranno, costituiranno il corpo delle decisioni prese da questa 49esima sessione.
Il narcotraffico sta infittendo le proprie reti in tutto il mondo, talvolta allungandole per far perdere le proprie tracce - la cocaina colombiana arriva negli USA attraverso l'Africa occidentale, L'eroina afghana passa attraverso le repubbliche ex-sovietiche dell'asia centrale, l'Iran, ma segue anche la pista pakistana e cinese che attraverso le filippine e l'indonesia raggiunge l'australia e, novita', anche le isole del pacifico. Per tentare di far fronte a questa rete sempre piu' pervasiva gli Stati membri delle Nazioni unite continuano a riaffermare la necessita' non solo di aumentare la cooperazione internazionale sia a livello giudiziario che di polizia e dogane, ma anche di utilizzare in maniera crescente i controlli satellitari e, piu' in generale, le nuove tecnologie. Tanto urgente pare cio' che gli USA avrebbero proposto di dedicare la prossima sessione all'"uso maligno di internet" in relazione al traffico delle droghe - anche il rapporto annuale della Giunta mondiale per il controllo degli stupefacenti (INCB) aveva sollevato il problema delle farmacie virtuali come veicolo per la diffusione di anti-depressivi in un regime di totale mancanza di rispetto delle leggi dei paesi dove questi vengono consumati, e, naturalmente, come portali per la vendita delle sostanze stupefacenti illecite. La decisione sul tema della prossima sessione, l'alternativa potrebbe essere una "celebrazione" del lavoro dell'UNODC e' stata rinviata a una sessione informale da tenersi nelle prossime settimane.
La Bolivia, unica voce fuori dal coro, in conclusione della fase di dibattito relativa al narco-traffico, ha annunciato che hanno lanciato una serie di contatti bilaterali coi partner regionali per sondare il terreno in vista di una possibile richiesta di esclusione della foglia di coca dalla tabella I della convenzione del 1961. Il vice-ministro per la coca e lo sviluppo integrale ha affermato che qualora i contatti con gli altri paesi latino-americani (al momento buoni con tutti tranne che con la Colombia e col Cile, ma per altri motivi di conflitto storico) portassero anche a un interesse degli europei, la Bolivia potrebbe introdurre una mozione alla prossima sessione della Commissione di Vienna. Comunque sia continueranno la loro campagna pro-coca all'Organizzazione mondiale della sanita' (ho suggerito loro di esplorare anche la strada dell'ECOSOC, peraltro prevista dalle Convenzioni stesse, in quanto organo superiore alla Commissione - l'ECOSOC quest'anno si tiene a New York).
Nel dibattito relativo al bilancio dell'Agenzia son venuti al pettine molti nodi. Primo tra tutti che l'UNODC e' in rosso di almeno 2 milioni di dollari e che se i finanziatori storici non confermeranno le proprie quote c'e' il forte rischio che entro la fine del 2006 l'agenzia sia costretta a dichiarare bancarotta. L'Italia, che in questi giorni ha solo partecipato al negoziato relativo ai documenti senza mai prendere la parola in plenaria, pare che abbia tagliato di 2/3 i propri contributi all'agenzia di Vienna. Gli altri donatori, oltre alla Commissione europea e gli USA intorno ai 25 entrambi, sono il Giappone (si vocifera che allo scadere di Costa il prossimo direttore potrebbe essere un giapponese, forse il loro ambasciatore a Washington), la Svezia e la Norvegia. Il Problema che sembra emergere e' che sebbene il bilancio resti intorno al mezzo miliardo di dollari il numero di progetti promossi o co-sponsorizzati dall'UNODC e' cresciuto notevolmente senza che a questa crescita seguisse un impegno degli stati membri. Molte delle questioni sollevate, in particolare dagli USA, Canada, Australia e Norvegia troveranno un supplemento di confronto in seno alla quinta Commissione (Bilancio) dell'Assemblea generale che si terra' dopo pasqua (quando gli USA aspetteranno di vedere alcune delle riforme da loro richieste prima di sbloccare il bilancio cristallizzato a novembre dell'anno scorso).
Oggi si conclude con l'adozione delle varie risoluzioni. Da quel che si puo' capire parlando coi delegati, nessuna menzione della 'riduzione del danno' e' stata fatta nelle risoluzioni, grazie all'opposizione russo-americana, il Giappone ha insistito affinche' in tutte le risoluzione vi fosse un 'cappello' in cui si riafferma di agire restando all'interno delle tre convenzioni e che il ruolo della "societa' civile" e' auspicabile solo in un contesto di pubblicizzazione delle campagne anti-droga e non nel dibattito a Vienna. Interminabile il negoziato su un testo promosso dall'UE che nella versione originale sosteneva la necessita' di valutare il sistema attuale, ma che gia' mercoledi', grazie alle insistenze di Washington, parla di 'stima'.
We’re on a road to nowhere Come on inside * Takin’ that ride to nowhere We’ll take that ride
3.17.2006
Parlava di democrazia, condannato a 10 anni
Un insegnante cinese ventottenne è stato giudicato colpevole di «sovversione dei poteri dello Stato» per due articoli pro-libertà. Dal Corriere online.
3.16.2006
Stabile la produzione di droga nel mondo?
Il dibattito di mercoledi' della 49esima sessione della Commissione droghe delle Nazioni unite e' stato dedicato alla preparazione della sessione speciale dell'Assemblea generale del 2008, che dovra' prendere in considerazione quanto avvenuto negli ultimi 10 anni a seguito della dichiarazione adottata a new york nel 1998 in cui, grazie alle certezze di Pino Arlacchi, gli stati membri delle Nazioni unite si erano posti come obiettivo la cancellazione di tutte le droghe dalla faccia della terra entro il 2008. Nella seconda parte della giornata s'e' parlato anche di riduzione della domanda.
La preparazione dei documenti in vista dell'Assemblea generale del 2008 e' affidata all'ufficio diretto da Antonio Maria Costa che compila i dati forniti dia paesi che hanno ratificato le tre convenzioni ONU (ormai la maggioranza degli stati membri delle Nazioni unite) e che vengono inviati a Vienna ogni due anni in risposta a un questionario preparato dagli "esperti" dall'UNODC. La qualita' delle stime, perche' di questo si tratta, non puo' essere considerata degna di un'elaborazione scientifica. Infatti, non solo non tutti i paesi aggiornano il famoso questionario ogni due anni, ma quando lo fanno, seguono dei parametri che non aiutano a ben comprendere quali siano le reali dinamiche in merito alla produzione, consumo e commercio. Carla Rossi ha smascherato alcuni di questi "trucchi contabili" recentemente nel suo intervento alla prima riunione del Congresso Mondiale per la liberta' della ricerca scientifica, basterebbe solo mettere in evidenza che in nessuno dei documenti si parla mai di quantita' bensi di percentuali di crescita o decrescita, che il periodo preso in considerazione va dal 1998 al 2004 senza dar notizie di quanti paesi abbiano partecipato al questionario e se e come siano stati ponderati i dati forniti che certificano aumenti o diminuizioni della circolazione delle sostanze illecite, che, per esempio, per documentare la diminuizione delle droghe nel mondo di prende in considerazione il numero di confische (maggiori le confische, dice l'ONU, minore la presenza delle droghe; mentre invece si potrebbe sostenere il contrario) e che invece che parlare della quantita' di piante proibite catturate, si parla sempre della quantita' di superficie omettendo il numero di raccolti e l'invenzione di piante sempre potenti. e via di questo passo.
La parola d'ordine di questa sessione e' stabilizzazione. Costa ha annunciato che, grazie all'impegno internazionale, paesi come il Laos sono ormai da considerarsi liberi dal papavero, che la Birmania, anche grazie all'impegno diretto della Cina, si sta ripulendo della produzione e raffinazione di eroina, e che la Tailandia e il Vietnam continuano a tenere sotto controllo la sostanziale riduzione di produzione di eroina. Chiaramente resta l'aumento esponenziale della produzione di oppio per eroina in Afghanistan, ma mai lo si mette in relazione con l'eradicazione delle colture proibite nel cosiddetto triangolo d'oro, ne' tantomeno con le preoccupazioni espresse dall'Ambasciatore del Pakistan che paventa una resurrezione della produzione di semi di papavero, debellata, secondo la vulgata arlacchiana, negli anni 90.
Diversa invece la situazione sulle ande. Tutti i paesi dove tradizionalmente si produce la foglia di coca hanno visto una diminuizione della superficie dedicata alla pianta, che decine di colture ritengono sacra, ma non si da conto delle notizie relative all'invenzione della "super-coca" ne' tantomeno del fatto che la ri raccoglie 6 invece che le tradizionali 4 volte all'anno. Non trovano la necessaria evidenzia anche le notizie che vogliono la Colombia come il terzo produttore di eroina al mondo dopo Afghanistan e la Birmania. Quasi mai si presentano studi indipendenti che comparano l'efficacia dell'eradicazione totale, tramite falo' o fumigazioni, e il cosiddetto sviluppo alternativo che sostituisce le colture proibite con altre lecite.
Visto l'avvicinarsi della scadenza del 2008 l'ufficio di Vienna deve iniziare a preparare il terreno per non esser costretto ad ammettere il fallimento della strategia eradicatoria lanciata nel 98 da Arlacchi. In questo contesto si vanno anche ad inserire alcune delle buone notizie portate da paesi, come la Svizzera, il Regno unito, il Brasile, il Canada e altri che negli ultimi 10 anni hanno avviato programmi di assistenza per i tossicomani investendo in misure socio-sanitarie piuttosto che nella gestione dell'ordine pubblico e nell'interdizione delle partite di droga. Sebbene si tratti di progressi da salutare con soddisfazione, il modo con cui vengono inclusi nei documenti delle Nazioni unite andrebbe a dimostrare che le misure derivate dalle tre Convenzioni funzionano non solo nel contenere la produzione, ma anche, se possibile, nel diminuire il consumo laddove le leggi vengono fatte applicare (senza fornire un apprezzamento o valutazione della qualita' delle leggi in questione).
Le ONG restano escluse, su richiesta degli USA, dal dibattito relativo alle risoluzione, quello che alla fine definira' il futuro dei lavori della Commissione, da quel che si carpisce dai delegati e' che la parola 'evaluation' (valutazione) su richiesta degli statutunitensi e' stata sostituita con 'assessment' (stima) da portare avanti nel pieno rispetto delle Convenzioni, come ribadito dalla Danimarca (che ha preso il posto degli svedesi in quanto ad attivismo conservatore in seno all'UE).
Il dibattito di oggi verte sulle tendenze del narcotraffico mondiale.
La preparazione dei documenti in vista dell'Assemblea generale del 2008 e' affidata all'ufficio diretto da Antonio Maria Costa che compila i dati forniti dia paesi che hanno ratificato le tre convenzioni ONU (ormai la maggioranza degli stati membri delle Nazioni unite) e che vengono inviati a Vienna ogni due anni in risposta a un questionario preparato dagli "esperti" dall'UNODC. La qualita' delle stime, perche' di questo si tratta, non puo' essere considerata degna di un'elaborazione scientifica. Infatti, non solo non tutti i paesi aggiornano il famoso questionario ogni due anni, ma quando lo fanno, seguono dei parametri che non aiutano a ben comprendere quali siano le reali dinamiche in merito alla produzione, consumo e commercio. Carla Rossi ha smascherato alcuni di questi "trucchi contabili" recentemente nel suo intervento alla prima riunione del Congresso Mondiale per la liberta' della ricerca scientifica, basterebbe solo mettere in evidenza che in nessuno dei documenti si parla mai di quantita' bensi di percentuali di crescita o decrescita, che il periodo preso in considerazione va dal 1998 al 2004 senza dar notizie di quanti paesi abbiano partecipato al questionario e se e come siano stati ponderati i dati forniti che certificano aumenti o diminuizioni della circolazione delle sostanze illecite, che, per esempio, per documentare la diminuizione delle droghe nel mondo di prende in considerazione il numero di confische (maggiori le confische, dice l'ONU, minore la presenza delle droghe; mentre invece si potrebbe sostenere il contrario) e che invece che parlare della quantita' di piante proibite catturate, si parla sempre della quantita' di superficie omettendo il numero di raccolti e l'invenzione di piante sempre potenti. e via di questo passo.
La parola d'ordine di questa sessione e' stabilizzazione. Costa ha annunciato che, grazie all'impegno internazionale, paesi come il Laos sono ormai da considerarsi liberi dal papavero, che la Birmania, anche grazie all'impegno diretto della Cina, si sta ripulendo della produzione e raffinazione di eroina, e che la Tailandia e il Vietnam continuano a tenere sotto controllo la sostanziale riduzione di produzione di eroina. Chiaramente resta l'aumento esponenziale della produzione di oppio per eroina in Afghanistan, ma mai lo si mette in relazione con l'eradicazione delle colture proibite nel cosiddetto triangolo d'oro, ne' tantomeno con le preoccupazioni espresse dall'Ambasciatore del Pakistan che paventa una resurrezione della produzione di semi di papavero, debellata, secondo la vulgata arlacchiana, negli anni 90.
Diversa invece la situazione sulle ande. Tutti i paesi dove tradizionalmente si produce la foglia di coca hanno visto una diminuizione della superficie dedicata alla pianta, che decine di colture ritengono sacra, ma non si da conto delle notizie relative all'invenzione della "super-coca" ne' tantomeno del fatto che la ri raccoglie 6 invece che le tradizionali 4 volte all'anno. Non trovano la necessaria evidenzia anche le notizie che vogliono la Colombia come il terzo produttore di eroina al mondo dopo Afghanistan e la Birmania. Quasi mai si presentano studi indipendenti che comparano l'efficacia dell'eradicazione totale, tramite falo' o fumigazioni, e il cosiddetto sviluppo alternativo che sostituisce le colture proibite con altre lecite.
Visto l'avvicinarsi della scadenza del 2008 l'ufficio di Vienna deve iniziare a preparare il terreno per non esser costretto ad ammettere il fallimento della strategia eradicatoria lanciata nel 98 da Arlacchi. In questo contesto si vanno anche ad inserire alcune delle buone notizie portate da paesi, come la Svizzera, il Regno unito, il Brasile, il Canada e altri che negli ultimi 10 anni hanno avviato programmi di assistenza per i tossicomani investendo in misure socio-sanitarie piuttosto che nella gestione dell'ordine pubblico e nell'interdizione delle partite di droga. Sebbene si tratti di progressi da salutare con soddisfazione, il modo con cui vengono inclusi nei documenti delle Nazioni unite andrebbe a dimostrare che le misure derivate dalle tre Convenzioni funzionano non solo nel contenere la produzione, ma anche, se possibile, nel diminuire il consumo laddove le leggi vengono fatte applicare (senza fornire un apprezzamento o valutazione della qualita' delle leggi in questione).
Le ONG restano escluse, su richiesta degli USA, dal dibattito relativo alle risoluzione, quello che alla fine definira' il futuro dei lavori della Commissione, da quel che si carpisce dai delegati e' che la parola 'evaluation' (valutazione) su richiesta degli statutunitensi e' stata sostituita con 'assessment' (stima) da portare avanti nel pieno rispetto delle Convenzioni, come ribadito dalla Danimarca (che ha preso il posto degli svedesi in quanto ad attivismo conservatore in seno all'UE).
Il dibattito di oggi verte sulle tendenze del narcotraffico mondiale.
3.15.2006
Una Commissione fuori dalla realta'
Da lunedi 13 a venerdi 17 sono a Vienna per la 49esima sessione della Commissione droghe dell'ONU in rappresentanza del Partito Radicale Transnazionale. In preparazione della sessione l'ufficio di Marco Pannella aveva inviato una lettera che un documento da me preparato rielaborando testi fatti circolare alla Commissione diritti umani e del Forum indigeno relative all'industrializzazione della foglia di coca nonche' un documento preparato l'estate scorsa in vista della mia partecipazione al seminario di Kabul del Senlis Council sulla possibilita' di concedere all'Afghanistan una licenza di produzione di oppio per fini medico-scientifici.
Nella lettera Pannella mette in evidenza ed allega il testo di una risoluzione sull'Afghanistan adottata dal PE a meta' gennaio su iniziativa di Emma Bonino dove, tra le altre cose, si invitavano gli stati membri dell'UE a prendere in considerazione nuovi approcci "anti-droga" in quel paese. Su stimolo dell'Afghanistan e sostegno dell'India sta circolando una bozza di risoluzione con la quale si vuole denunciare lo studio di fattibilita' del Senlis ritenendolo un grave attacco alle convenzioni ONU. Occorrera' un supplemento di iniziativa degli eurodeputati.
Sicuramente avrete letto sulle agenzie e i giornali delle dichiarazioni del Ministro Giovanardi, che ha alzato di almeno 3 volte la soglia minima per la segnalazione alla polizia fissando in 23 spinelli la quantita' massima per l'uso personale, e del Direttore dell'Agenzia ONU anti-droga Antonio Maria Costa, il quale, pur specificando che l'ONU non s'immischia nelle campagne politiche dei suoi membri, si e' felicitato con l'Italia per aver adottato una legge in perfetta linea con le norme contenute nelle Convenzioni. Quel che non uscira' sui giornali e' lo stagnamento del dibattito di questi giorni ne' le preoccupanti derive da stato di sicurezza permanente che stanno caratterizzando alcune delle "nuove" proposte in merito al controllo delle sostanze stupefacenti.
Mentre e' da notare l'ingente investimento in partecipazione da parte della Cina e il totale disinteresse dei paesi arabi alla Commissione, si segnala come particolarmente aggressiva la delegazione USA. In sintesi queste le posizioni degli statunitensi: niente riduzione del danno; niente valutazione, ma solo una stima dei "risultati" portati a casa negli anni scorsi in vista della sessione speciale dell'Assemblea generale del 2008; eradicazione über alles, quindi scarsa attenzione alla riduzione delle domanda o allo sviluppo alternativo, e niente ONG al dibattito sulle risoluzioni (solo gli olandesi, che hanno in delegazione gli amici del Transnational Institute hanno protestato). Spaccatura invece in seno agli europei coi danesi che guidano il fronte timoroso delle reazioni americane l'Austria volta trovare il consenso e una silenziosa frustrazione dei "progressisti" che non son riusciti a imporre una netta richiesta di valutazione dell'attuale impianto proibizionista in vista del 2008. Spaccatura anche tra i Latino-americani in seguito all'autoesclusione della Bolivia da una bozza di risoluzione sull'eradicazione delle colture. Il Presidente Morales, che ha confermato la sua politica di "narcotraffico zero" non e' disposto a continuare a far passare documenti che demonizzino la foglia sacra dei suoi popoli indigeni.
Il tema dell'anno e' lo "sviluppo alternativo". La sessione e' stata aperta da interventi delle agenzie per la cooperazione e lo sviluppo internazionale degli USA e della Germania con patetiche presentazioni power point che hanno portato via 2/3 del tempo a disposizione degli oratori (tagliando fuori le ONG, me compreso). Le varie presentazioni hanno chiaramente elencato i problemi dei vari programmi di sviluppo alternativo (pochi soldi, poco coordinamento con altre iniziative pro-sviluppo, pro-salute e anti-poverta' portate avanti da altre agennzie ONU) la loro ridotta capacita' di coinvolgere le comunita' dedite alla coltivazione delle piante proibite (pare che si riesca a raggiungere solo il 10% dei coltivatori) concentrandosi in conclusione sulla urgente necessita' di investire ingentemente in quello che, sostengono in molti, deve essere sviluppato come un progetto civil-militare dove l'esercito sarebbe visto come motore di sviluppo economico di varie regioni (Tunisia e Ecuador in particolare). Quindi molto si e' sentito in merito a quel che si dovrebbe fare, quasi niente in merito a quel che e' stato fatto.
Sebbene la totalita' degli interventi relativi allo sviluppo alternativo ha affrontato la necessita' di convertire le piantagioni di foglia di coca sulle ande, Afghanistan e Iran hanno anche posto la questione dell'oppio (l'Iran denunciando i fallimenti degli inglesi nel tentativo di limitare la produzione di papavero nel paese limitrofo). Antonio Maria Costa ha tenuto a sottolineare che sarebbe un grave errore lasciar fuori dai progetti di sviluppo alternativo l'Africa dove, a sua detta, ormai in tutti i paesi la produzione di cannabis sta diventando un problema di proporzioni preoccupanti e quindi da affrontare urgentemente pena l'inferno che investira' l'Europa.
Il Governo boliviano, che della difesa della foglia di coca aveva fatto uno de punti qualificanti a livello internazionale, ha inviato due vice-ministri che hanno preso la parola in 3 occasioni annunciando, tra l'altro, che hanno rinominato il Ministero per lo sviluppo alternativo in Ministero per la coca. All'interno del dibattito sullo sviluppo alternativo i boliviani hanno detto chiaramente che, seppur mantenendo ferme la lotta alla cocaina, la Bolivia non intende sostituire la coltura della foglia di coca con altri prodotti (che tra le altre cose non trovano sbocchi commerciali altrove) ma che investira' nella conversione lecita dei derivati della pianta. Nelle prossime settimane La Paz rendera' nota l'agenda di Morales a proposito dell'eventuale riclassificazione delle foglia all'interno delle tre Convenzioni ONU. Parlando con l'ex deputato MAS Dionicio Nuñez, col quale sono in contatto da un paio di anni grazie alle attivita' della Lega Internazionale Antiproibizionista, invitato come oratore al Forum delle ONG, attraverso il quale ho potuto conoscere l'Ambasciatore boliviano, pare di capire che maggio sara' il mese in cui la Bolivia dovrebbe iniziare le azioni internazionali per affrontare la questione dell'industrializzazione della foglia di coca. All'inizio di maggio ci sara' il forum sociale europeo ad Atene, successivamente una riunione presidenziale EU-paesi andini a Vienna, poco dopo la riunione annuale dell'Organizzazione Mondiale della Sanita' a Ginevra dove La Paz cerchera' consensi per la non eradicazione delle foglia di coca.
In apertura del Forum ONG ho avuto l'opportunita' di porre un paio di domande pubblicamente a Costa, chiedendogli un parere circa la proposta di Morales, mi ha risposto che ancora non ha ricevuto niente di formale (vero) e che da quel che ha potuto leggere sulla stampa intravede margini per discutere (falso). In risposa a una mia critica circa la sua proposta di sviluppo alternativo relativo alla marihuana, in cui gli facendogli notare che in Europa il fenomeno dell'autoproduzione e' ormai diffuso in tutti i paesi e che la quantita' e' pari a quella prodotta in Africa a differenza di quanto sostenuto dal World Drug Report, Costa ha cambiato il focus sostenendo che in Europa, come negli USA bisogna agire sulla domanda con campagne di scoraggiamento. Questa sua risposta ha suscitato la mia reazione sollevando la Fini-Giovanardi come pessimo esempio di agire sulla domanda. A quel punto Costa ha detto che non voleva entrare nel merito e che doveva scappare per un incontro con un ministro.
Della delegazione radicale fanno parte anche 2 membri della rete europea ENCOD e una rappresentante di un'associazione inglese di ex-tossicomani.
Oggi si parla della sessione speciale del 2008.
Nella lettera Pannella mette in evidenza ed allega il testo di una risoluzione sull'Afghanistan adottata dal PE a meta' gennaio su iniziativa di Emma Bonino dove, tra le altre cose, si invitavano gli stati membri dell'UE a prendere in considerazione nuovi approcci "anti-droga" in quel paese. Su stimolo dell'Afghanistan e sostegno dell'India sta circolando una bozza di risoluzione con la quale si vuole denunciare lo studio di fattibilita' del Senlis ritenendolo un grave attacco alle convenzioni ONU. Occorrera' un supplemento di iniziativa degli eurodeputati.
Sicuramente avrete letto sulle agenzie e i giornali delle dichiarazioni del Ministro Giovanardi, che ha alzato di almeno 3 volte la soglia minima per la segnalazione alla polizia fissando in 23 spinelli la quantita' massima per l'uso personale, e del Direttore dell'Agenzia ONU anti-droga Antonio Maria Costa, il quale, pur specificando che l'ONU non s'immischia nelle campagne politiche dei suoi membri, si e' felicitato con l'Italia per aver adottato una legge in perfetta linea con le norme contenute nelle Convenzioni. Quel che non uscira' sui giornali e' lo stagnamento del dibattito di questi giorni ne' le preoccupanti derive da stato di sicurezza permanente che stanno caratterizzando alcune delle "nuove" proposte in merito al controllo delle sostanze stupefacenti.
Mentre e' da notare l'ingente investimento in partecipazione da parte della Cina e il totale disinteresse dei paesi arabi alla Commissione, si segnala come particolarmente aggressiva la delegazione USA. In sintesi queste le posizioni degli statunitensi: niente riduzione del danno; niente valutazione, ma solo una stima dei "risultati" portati a casa negli anni scorsi in vista della sessione speciale dell'Assemblea generale del 2008; eradicazione über alles, quindi scarsa attenzione alla riduzione delle domanda o allo sviluppo alternativo, e niente ONG al dibattito sulle risoluzioni (solo gli olandesi, che hanno in delegazione gli amici del Transnational Institute hanno protestato). Spaccatura invece in seno agli europei coi danesi che guidano il fronte timoroso delle reazioni americane l'Austria volta trovare il consenso e una silenziosa frustrazione dei "progressisti" che non son riusciti a imporre una netta richiesta di valutazione dell'attuale impianto proibizionista in vista del 2008. Spaccatura anche tra i Latino-americani in seguito all'autoesclusione della Bolivia da una bozza di risoluzione sull'eradicazione delle colture. Il Presidente Morales, che ha confermato la sua politica di "narcotraffico zero" non e' disposto a continuare a far passare documenti che demonizzino la foglia sacra dei suoi popoli indigeni.
Il tema dell'anno e' lo "sviluppo alternativo". La sessione e' stata aperta da interventi delle agenzie per la cooperazione e lo sviluppo internazionale degli USA e della Germania con patetiche presentazioni power point che hanno portato via 2/3 del tempo a disposizione degli oratori (tagliando fuori le ONG, me compreso). Le varie presentazioni hanno chiaramente elencato i problemi dei vari programmi di sviluppo alternativo (pochi soldi, poco coordinamento con altre iniziative pro-sviluppo, pro-salute e anti-poverta' portate avanti da altre agennzie ONU) la loro ridotta capacita' di coinvolgere le comunita' dedite alla coltivazione delle piante proibite (pare che si riesca a raggiungere solo il 10% dei coltivatori) concentrandosi in conclusione sulla urgente necessita' di investire ingentemente in quello che, sostengono in molti, deve essere sviluppato come un progetto civil-militare dove l'esercito sarebbe visto come motore di sviluppo economico di varie regioni (Tunisia e Ecuador in particolare). Quindi molto si e' sentito in merito a quel che si dovrebbe fare, quasi niente in merito a quel che e' stato fatto.
Sebbene la totalita' degli interventi relativi allo sviluppo alternativo ha affrontato la necessita' di convertire le piantagioni di foglia di coca sulle ande, Afghanistan e Iran hanno anche posto la questione dell'oppio (l'Iran denunciando i fallimenti degli inglesi nel tentativo di limitare la produzione di papavero nel paese limitrofo). Antonio Maria Costa ha tenuto a sottolineare che sarebbe un grave errore lasciar fuori dai progetti di sviluppo alternativo l'Africa dove, a sua detta, ormai in tutti i paesi la produzione di cannabis sta diventando un problema di proporzioni preoccupanti e quindi da affrontare urgentemente pena l'inferno che investira' l'Europa.
Il Governo boliviano, che della difesa della foglia di coca aveva fatto uno de punti qualificanti a livello internazionale, ha inviato due vice-ministri che hanno preso la parola in 3 occasioni annunciando, tra l'altro, che hanno rinominato il Ministero per lo sviluppo alternativo in Ministero per la coca. All'interno del dibattito sullo sviluppo alternativo i boliviani hanno detto chiaramente che, seppur mantenendo ferme la lotta alla cocaina, la Bolivia non intende sostituire la coltura della foglia di coca con altri prodotti (che tra le altre cose non trovano sbocchi commerciali altrove) ma che investira' nella conversione lecita dei derivati della pianta. Nelle prossime settimane La Paz rendera' nota l'agenda di Morales a proposito dell'eventuale riclassificazione delle foglia all'interno delle tre Convenzioni ONU. Parlando con l'ex deputato MAS Dionicio Nuñez, col quale sono in contatto da un paio di anni grazie alle attivita' della Lega Internazionale Antiproibizionista, invitato come oratore al Forum delle ONG, attraverso il quale ho potuto conoscere l'Ambasciatore boliviano, pare di capire che maggio sara' il mese in cui la Bolivia dovrebbe iniziare le azioni internazionali per affrontare la questione dell'industrializzazione della foglia di coca. All'inizio di maggio ci sara' il forum sociale europeo ad Atene, successivamente una riunione presidenziale EU-paesi andini a Vienna, poco dopo la riunione annuale dell'Organizzazione Mondiale della Sanita' a Ginevra dove La Paz cerchera' consensi per la non eradicazione delle foglia di coca.
In apertura del Forum ONG ho avuto l'opportunita' di porre un paio di domande pubblicamente a Costa, chiedendogli un parere circa la proposta di Morales, mi ha risposto che ancora non ha ricevuto niente di formale (vero) e che da quel che ha potuto leggere sulla stampa intravede margini per discutere (falso). In risposa a una mia critica circa la sua proposta di sviluppo alternativo relativo alla marihuana, in cui gli facendogli notare che in Europa il fenomeno dell'autoproduzione e' ormai diffuso in tutti i paesi e che la quantita' e' pari a quella prodotta in Africa a differenza di quanto sostenuto dal World Drug Report, Costa ha cambiato il focus sostenendo che in Europa, come negli USA bisogna agire sulla domanda con campagne di scoraggiamento. Questa sua risposta ha suscitato la mia reazione sollevando la Fini-Giovanardi come pessimo esempio di agire sulla domanda. A quel punto Costa ha detto che non voleva entrare nel merito e che doveva scappare per un incontro con un ministro.
Della delegazione radicale fanno parte anche 2 membri della rete europea ENCOD e una rappresentante di un'associazione inglese di ex-tossicomani.
Oggi si parla della sessione speciale del 2008.
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