Nel “Libro nero della Cina”, uscito l'anno scorso anche in Italia, si confermano, documentandole, le politiche di sistematica violazione di qualsiasi diritto individuale su vasta scala che Pechino sta portando avanti da quasi mezzo secolo nel più totale disinteresse della cosiddetta comunità internazionale.
Per essere considerati però un “successo” politico, oltre che editoriale, questo tipo di pubblicazioni devebbero arrivare a svegliare le coscienze di coloro che, in silenzio, hanno lasciato che la Cina divenisse quell'esperimento di ibrido nazional-autoritario-capitalista di derivazione comunista, tendente all'autarchia che, dalla caduta del Muro di Berlino, e con rare eccezioni, è divenuto il modello vincente di evoluzione o State building per buona parte del mondo in via di sviluppo.
Molti, anche tra gli economisti più estremisti e orientati verso il laissez-faire più assoluto ritengono che non si debbano mischiare i “diritti umani” con gli affari. Altri, tra i politici meno liberali, ricordano quotidianamente le malefatte dei regimi liberal-democratici e del loro impatto globale ponendo “ben altre” urgenze al centro delle iniziative dei loro movimenti sociali basando le proprie tesi su ragionamenti figli di un relativismo culturale di post-marxiana memoria.
Questa strana alleanza tra illiberali di destra e di sinistra ha contribuito di fatto a che la Cina, tanto comunista quanto l'Unione Sovietica, restasse prima fuori dallo scacchiere della Guerra Fredda, e successivamente divenisse un vero e proprio laboratorio per l'evoluzione di modelli di sviluppo a-democratici già sperimentati con successo altrove in Asia, come Singapore, Malesia o Indonesia. Evoluzione e applicazione mai messi in discussione dell'Occidente nei regimi non comunisti e sostanzialmente “ratificata” con l'apertura di Nixon alla Cina. Il successo di questi regimi anti- o a-democratici risiederebbe nella presunta garanzia del mantenimento della necessaria stabilità per investimenti internazionali e nell'altrettanto presunta possibilità di mantenere vedette Occidentaliin quelle acque turbolente del sud-est asiatico non cadute vittima delle incursioni rivoluzioniste marxiste - poiché ritenute meno strategiche dell'Indocina nell'incanalare l'attenzione dell'opinione pubblica e fomentare buona parte dell'antiamericanismo degli anni '60 e '70.
Per tentare di svegliare quanti sembrano essere distratti dall'importanza di tutto questo “ben altro”, piuttosto che dalle persecuzioni ai danni dei tibetani, uiguri, mongoli, cristiani, musulmani, falungong, giornalisti, dissidenti politici e sindacalisti, ed evitare che il sonno della loro ragione continui a generare i mostri che popolano i capitoli del “Libro nero della Cina”, occorrerebbe compilare con urgenza un “Libro d'oro sulla Cina”: un testo cioè sugli affari mondiali di Pechino, al fine di documentarne appieno la quantità e qualità degli investimenti in Europa, Americhe, Africa e Asia. Un tale sforzo di ricerca e documentazione potrebbe farci meglio comprendere come l'avanzata cinese contenga minacce che vanno ben oltre l'occupazione di rilevanti settori del mercato globale.
Infatti, subito dopo l'acquisizione di Honk Kong nel luglio del 1997, e in particolare dal 1999, anno in cui Pechino incassò la vittoria politica, economica e mediatica della decisione di poter ospitare le Olimpiadi nel 2008, la Cina - che per tutti gli anni Novanta a seguito di Tienammen si era dedicata in silenzio a sviluppare il proprio modello di sviluppo nei settori manifatturieri di beni a poco costo sostituendo la costruzione di costose catene di montaggio con veri e propri campi di lavoro forzati a costo pressoché zero accumulando per questo contratti multi-miliardari con tutte le grandi catene di distribuzione americane ed europee - ha iniziato un piano quinquennale di espansione mondiale in settori strategici come l'estrazione del petrolio, la produzione dell'acciaio, l'informatica, le telecomunicazioni e, ultimamente, l'acquisizione di buona parte del debito pubblico degli USA.
La prima zona di espansione è stata naturalmente l'Asia, spesso attraverso le numerose comunità cinesi presenti storicamente nel sud-est asiatico e altrettanto storicamente perseguitate perché ricche in virtù delle spiccate capacità commerciali. Dieci anni di investimenti e silenziosa diplomazia hanno fatto sí che, per esempio, al summit dell'ASEAN del 30 di novembre 2004 sia stata formalizzata la creazione di zona di “libero scambio” tra 10 paesi del sud-est asiatico e la Cina - un accordo che rimuoverebbe mutualmente dazi e tariffe entro il 2010 andando a unire le economie dei membri ASEAN valutate intorno a 1.000 milioni di dollari ai quasi 1.500 milioni della Cina.
L'Africa, e successivamente il sud America, sono seguite a ruota anche grazie a contatti di vicinanze ideologiche retaggio della Guerra Fredda. Pechino è entrata prima come fornitore di aiuti alla cooperazione e lo sviluppo (senza quelle fastidiose clausole che in teoria imporrebbero il rispetto dei diritti umani negli accordi bilaterali tra paesi in via di sviluppo e l'Unione europea) e successivamente come generoso investitore economico in concorrenza diretta con Taiwan. Una rilettura della progressione dei voti che alle Nazioni unite hanno evitato l'adozione di risoluzioni di censura nei confronti di Pechino, volute da Washington, che tenesse presente questo drang nach Westen potrebbe fornire una mappa dettagliata degli investimenti cinesi degli ultimi 10 anni in mezzo mondo.
Inoltre, questa espansione del modello capital-comunista è avvenuta parallelamente all'affermazione della Mafia cinese - che secondo il New York Times dovrebbe sedere di diritto insieme a gruppi come la Mafia russa o la Microsoft al tavolo del G8 reale- al mantenimento dell'inconvertibilità del Renminbi - proprio come per il rublo di sovietica memoria- e, last but not least, all'invasione di cinesi nel mondo “Occidentale”.
Come se tutto questo non bastasse, nel 2005, Francia, Germania e Italia si sono dichiarate pronte a sollevare l'embargo europeo sulle forniture di materiale militare tecnologicamente avanzato che l'Ue aveva imposto alla Cina all'indomani della brutale repressione di Tienammen. Per non essere da meno Vienna e Berlino hanno firmato mega-contratti per rendere Pechino autosufficiente nella produzione di acciaio entro il 2007, mentre inglesi e olandesi si spartiscono da tempo coi cinesi promettenti giacimenti petroliferi in Africa. Recentemente negli USA, un think tank ha addirittura sconsigliato all'Amministrazione Bush di mantenere viva la cinquantennale politica di “privilegi” nei rapporti con Taiwan perché nel lungo periodo potrebbe rovinare le relazioni economiche sempre più rilevanti tra la Cina e gli Stati uniti (il 10% delle esportazioni cinesi arriva direttamente sugli scaffali della mega-catena di supermercati Wal-Mart).
Se è certo che la Cina si è dimostrata un alleato fedele, e per alcuni anche particolarmente efficiente ed efficace, nella lotta al terrorismo internazionale – i cittadini cinesi farebbero i salti di gioia se il diritto penale del loro paese fosse modellato sul famigerato “Patriot Act” statunitense - altrettanto certo è che negli ultimi anni, magari proprio in virtù della sicurezza nazionale, Pechino ha ampliato la pervasività del Comitato Centrale nella vita dei propri “cittadini”.
Hu Jintao, che secondo alcuni commentatori doveva essere il volto dell'avvio del cambiamento cinese, ha invece inasprito le persecuzioni di “minoranze” religiose e di tutte quelle popolazioni di etnia non cinese, represso brutalmente le rivendicazioni sindacali di milioni di lavoratori, deportato internamente milioni di persone per costruire monumentali dighe o altre infrastrutture “necessarie” a rifornire di energia la macchina industriale cinese, incarcerato senza motivo dissidenti politici, intellettuali, scrittori e scienziati, nonché messo a morte migliaia di persone, spesso senza processo per vari tipi di crimini - le stime dell'ultimo rapporto dell'associazione radicale Nessuno Tocchi Caino ritengono che nel 2005 le esecuzioni siano state oltre 5000. Appartiene all'era di Hu anche l'offensiva telematica. Infatti, negli ultimi anni, le autorità cinesi hanno adottato leggi e sviluppato software per bloccare l'accesso a siti ritenuti pericolosi per la sicurezza nazionale (tra i vari anche RadicalParty.org), e per ridirigere ricerche su internet ampliando la censura a tutto quello che poteva essere minimamente sospettato di indurre critiche al Comitato centrale del Partito Comunista cinese e alle sue politiche.
Se le grandi opere strutturali hanno cambiato radicalmente la vita di milioni di cinesi e decine di vallate, le politiche da “grande fratello” che la Cina sta applicando con crescente investimento tecnologico rischiano di avere un impatto enorme anche sul resto del mondo. Dal 2006 i computer IBM saranno prodotti in Cina dalla Lenovo, una compagnia cinese a capitale “misto” che ha rilevato Big Bleu per 1.750 miliardi di dollari metà dei quali pagati in contanti; poter quindi conoscere la qualità – sicurezza, affidabilità e trasparenza - del hardware Made in China potrebbe essere ancora più difficile di quanto non lo sia già oggi.
Da notare poi come, facendo leva sulle potenzialità sterminate del mercato telematico, Pechino sia riuscita anche a imporre ai siti internet con potentissimi motori di ricerca come Google o Yahoo la censura preventiva di alcune pagine e il ridirezionamento su siti governativi ogni qual volta un utente intende fare ricerche considerate “dubbie” o pericolose. Inoltre, il settore News Asia di Google, uno tra i più visitati al mondo, spesso apre con notizie tratte dall'agenzia ufficiale cinese Xinhua o da altre pubblicazioni cinesi.
Le politiche da “grande fratello” della Cina sono in costante evoluzione e, recentemente, hanno subito un'ulteriore sofisticato raffinamento. Infatti dall'inizio del 2000, Pechino, anche per ricevere più agevolmente gli aiuti internazionali, ha dato il via alla creazione di decine di organizzazioni di volontariato e non-governative per affrontare tematiche economiche e sociali promuovendone l'affiliazione al Consiglio economico e sociale delle Nazioni unite. Non essendo consentita la libertà di associazione, le organizzazioni non-governative cinesi, o Ong, agiscono sotto lo stretto controllo delle autorità, donde il soprannome Gongo (dall'inglese Governmental Non-Governmental Organization) coniato dalle associazioni occidentali per i diritti umani. Le Gongo cinesi, che raramente hanno siti web e i cui rappresentanti viaggiano con passaporto di servizio, partecipano alle riunioni formali e informali che avvengono all'interno del sistema dell'Onu e fungono da potente ulteriore macchina propagandistica sia verso l'opinione pubblica occidentale che nei confronti di quella dei paesi in via di sviluppo.
Il controllo della disseminazione dell'informazione da una parte e la mistificazione delle malefatte interne dall'altra mirano, attraverso la magnificazione del progresso tecnologico e della crescente riduzione delle povertà, a proiettare un'immagine di un paese che si sta aprendo alla cosiddetta “società civile”, consentendo una partecipazione diretta dei cinesi alla costruzione del proprio paese. Allo stesso tempo queste Gongo girano il mondo per disarmare la dissidenza in esilio, screditare gli esperti non cinesi e attaccare frontalmente gruppi ritenuti insidiosi come i falungong in quanto rappresentanti del “male”.
Al momento le strategie comunicative di questa nuova public diplomacy cinese si basano sullo sviluppo di un linguaggio che include patriottismo, gergo onusiano e terzomondismo aggiornato e condito con un velato anti-americanismo. In futuro, una volta che il controllo della Rete sarà ancora più efficace – e purtroppo su stimolo dei Governi occidentali gli spazi di libertà nella rete stanno subendo limitazioni sistematiche – ci sarà da aspettarsi un'invasione di milioni di Tazebao elettronici che ci bombarderanno delle magnifiche sorti e progressive del rinato impero cinese.
Consentire che si continui a silenziare l'opposizione di un popolo che a seguito di politiche di selezione della razza è composto in maggioranza da maschi tra i 20 e 35 anni di età potrebbe portare a sollevazioni popolari di tipo e ripercussioni diametralmente opposte rispetto a quelle che hanno caratterizzato la Georgia e l'Ucraina o perfino il Venezuela. Infine, partecipare esternamente alla creazione di un'armata enorme e super attrezzata, al punto da poter arrivare a rivaleggiare con l'esercito statunitense, che è guidata da un Commander in Chief nominato dal Comitato centrale e quindi non sottoposto a nessun tipo di scrutinio politico trasparente, dovrebbe iniziare a preoccupare tanto il Pentagono quanto la NATO tutta intera.
L'esportazione di materiale e tecnologie sofisticate verso Pechino non solo ha contribuito alla crescita del complesso militare e industriale cinese, ma ha anche rappresentato una vera e propria manna per gli ingegneri cinesi che per anni hanno copiato a più non posso, duplicando tutto il duplicabile, senza quindi il minimo riconoscimento dei diritti di proprietà intellettuali degli inventori occidentali che invece viene esatto manu militari in mezzo mondo.
Gli europei e gli americani, invece di porsi questioni di strategie politico/economiche realmente globali, stanno tentando di ingaggiare le autorità cinesi in una guerra alla contraffazione che, proprio come la guerra alla droga, andrà a colpire il piccolo “criminale” o l'innovatore disinteressato rafforzando lo stato di polizia e militarizzandone ancora di più i controlli civili, senza toccare lo strapotere delle mafie vincenti che gestiscono le varie contraffazioni. Il tutto in un contesto in cui si lascia impunentemente mano libera a un governo che non passa attraverso nessun tipo di scrutinio politico nazionale e che sfrutta qualsiasi richiesta di collaborazione internazionale per rafforzare la propria posizione dominante e i suoi crudeli abusi.
A tutto questo occorre porre immediato rimedio, specie perché, tra poco tempo, le università cinesi inizieranno a sfornare migliaia di matematici, ingegneri, scienziati e programmatori capaci non solo di produrre quanto oggi mantiene all'avanguardia gli USA, Giappone, Corea del sud e parte dell'Europa, ma anche di sviluppare invenzioni più avanzate e sofisticate in settori cruciali per il futuro dell'umanità come quelli della genetica, della clonazione umana, delle nano-tecnologie e, perché no, del bio-terrorismo e armi di distruzione di massa.
Innanzitutto occorre rinviare sine die la fine dell'embargo europeo sulla vendita di armi alla Cina – anche perché la storia insegna che lo sbocco naturale della corsa agli armamenti su vasta scala è sempre stato la guerra “mondiale”- allo stesso tempo è illusorio pensare che questa misura possa avere un qualche impatto effettivo se sarà destinata a restare un'eccezione alla regola delle politiche di temporanee convenienze economiche nei confronti della superpotenza cinese. In ultima analisi è da tenere sempre ben presente che la stragrande maggioranza delle decine di milioni di cinesi che popolano, legalmente o illegalmente, il mondo, non sono rifugiati politici, ma, forse, “semplici imprenditori” o possibili “funzionari” di un più oscuro, o sofisticato, silenzioso piano “cinquantacinquennale”.
Rielaborazione di un pezzo apparso su Ideazione di luglio-agosto 2005 a firma Daniele Capezzone, Marco Perduca
We’re on a road to nowhere Come on inside * Takin’ that ride to nowhere We’ll take that ride
1.20.2006
1.18.2006
Grazie a Bonino una proposta di governo radicalmente alternativo alla fallimentare "guerra alla droga" in Afghanistan
Grazie alla leadership di Emma Bonino il Parlamento europeo ha approvato oggi una risoluzione che costituisce una preziosa e prammatica indicazione di governo per la ricostruzione democratica dell'Afganistan. Infatti, come da mesi sostiene la Bonino, e come affermato dalla maggioranza dell'Assemblea di Strasburgo, per affrontare i problemi ancora aperti in Afganistan occorre affrontare in maniera radicalmente diversa la produzione di papavero che l'FMI ritiene essere quasi il 50% del PIL afgano e che rappresenta un giro d'affari pari a 3 miliardi di dollari dei quali solo 500 milioni restano nel paese.
Nella risoluzione del PE si auspica inoltre l'ipotesi di concedere a Kabul licenze per la produzione legale di oppio per fini medico-scientifici come gia' le Nazioni unite consentono a India, Turchia, Australia, Francia, Spagna e Ungheria. La proposta si ancora a quanto la Giunta internazionale per il controllo delle droghe (INCB) e l'OMS documentano da anni e cioe' la crescente domanda legale di morfina per la cura del dolore e una sua scarsa disponibilita' sul mercato internazionale (stime dell'ONU ritengono che 6 paesi ne consumino il 78%!).
A queste preoccupazioni andrebbe aggiunto il fatto che le Nazioni unite, che nel loro mandato hanno anche la gestione delle calamita' naturali, per garantire un effettivo primo pronto soccorso dovrebbero istituire una sorta di 'riserva speciale di oppio umanitario' in caso di tsunami, terremoti oppure per far fronte, in particolare nei paesi poveri, al crescente numero di malati di AIDS e tumori. Per far tutto questo occorre un investimento tanto politico che economico da parte di tutti i paesi che verranno convocati a Londra alla fine del mese, ne va del futuro di popolo che ha gia' sofferto oltre 30 anni di violenze e persecuzioni.
Nella risoluzione del PE si auspica inoltre l'ipotesi di concedere a Kabul licenze per la produzione legale di oppio per fini medico-scientifici come gia' le Nazioni unite consentono a India, Turchia, Australia, Francia, Spagna e Ungheria. La proposta si ancora a quanto la Giunta internazionale per il controllo delle droghe (INCB) e l'OMS documentano da anni e cioe' la crescente domanda legale di morfina per la cura del dolore e una sua scarsa disponibilita' sul mercato internazionale (stime dell'ONU ritengono che 6 paesi ne consumino il 78%!).
A queste preoccupazioni andrebbe aggiunto il fatto che le Nazioni unite, che nel loro mandato hanno anche la gestione delle calamita' naturali, per garantire un effettivo primo pronto soccorso dovrebbero istituire una sorta di 'riserva speciale di oppio umanitario' in caso di tsunami, terremoti oppure per far fronte, in particolare nei paesi poveri, al crescente numero di malati di AIDS e tumori. Per far tutto questo occorre un investimento tanto politico che economico da parte di tutti i paesi che verranno convocati a Londra alla fine del mese, ne va del futuro di popolo che ha gia' sofferto oltre 30 anni di violenze e persecuzioni.
1.17.2006
Diario triste e solitario 2
Stessa palestra, stesso percorso, intenti differenti. Stasera, dopo una giornata passata a parlare e ascoltare (malgrado la festa) tanta gente, ma soprattutto dopo una lezione di yoga piuttosto provante volevo andare al cinema. Strada facendo, la medesima dell'altra volta, entro ancora una volta in quel dannato negozio di dischi dalle offerte sempre piu' speciali.
Sabato, dopo una lunga conferenza via skype, una altrettanto lunga telefonata con l'Europa e un duello blogghistico, ero andato in giro per gallerie d'arte qui dietro casa. Nel giro di quattro isolati mi son imbattuto in almeno sei vernissage (bando al vino, nel 2006 s'e' tornati alla birra in bottiglia dove la Brooklyn beer la fa da padrona insieme alla solita Stella): medium preponderante la fotografia con intervento cromatico posteriore oppure applicazioni di altri oggetti quotidiani evirati. Nella pittura post-baconiana occorrono sempre piu' applicazioni di giochi per bambini, inserti plastici e scatolame vario (non ho preso appunti quindi non posso linkare, sorry).
Al termine del giro, per ripararmi da una tempesta che di li a poco sarebbe diventata di neve son andato al cinema: primo show available "Memoirs of a Geisha". Specie per un maschietto la storia non e' niente di che - non avevo letto il libro e non credo che colmero' la lacuna - pero', pur non essendo un patito del genere trovaroba alla Merchant Ivory, anche se "White Countess" con tutta la famiglia Redgrave e Ralph Feinnes non m'era dispiaciuto, tutto sommato il film fa passare un paio d'ore tLinkra luci e colori, musiche tradizionali giapponesi e raffinate composizioni recenti (con Yo Yo Ma solista) nonche' leggiadre attici cinesi (ebbene si'). Si mormora un'oscar per i costumi...
Domenica invece, a causa del freddo birbone e della neve caduta la notte prima, avevo ritardato l'uscita verso uno dei vari tempi della cinematografia d'autore o d'avanguardia che popolano la Grande mela. L'intenzione era quella di vedere un documentario tratto dal documento finale della Commissione di verita' e riconciliazione che ha documentato oltre vent'anni di terrore in Peru. Tristemente istruttivo (mercoledi' inizia la proiezione della "Caduta di Fujimori"). Gia' che son li compro anche i film per uno spassosissimo film di Billy Wilder sulla Guerra fredda.
Mancano quasi due ore al primo spettacolo e, prima di entrare in sala per tutto il resto del pomeriggio, decido d'andare alla ricerca di un'ottima schiacciata (o pizza bianca) e m'imbatto nella coppia Sarsgaard e Gyllenhall tutti imbacuccati in giro per Soho. Attratto dai saldi al 65% entro in un negozio dove, fortunatamente, non hanno la mia taglia (giacca 52 va bene di spalle, abbondante di petto, ma sicuramente enorme di vita sono i pantaloni, quindi niente abito di lana ble' con tessuto in metallo, emmenomale!).
Finito la seconda visione si sta avvicinando, oltre che i -10, anche l'ora del compleanno. Salto in metropolitana e riesco a mid-town. Alla festa c'e' tutta la RAI-USA, oltre che giornalisti e simpatici 'raccatati', grazie a un amico m'intrattengo un'oretta e poi saluto e ringrazio gli ospiti (i cannoli e i babba' eran molto buoni) e vado a nanna.
Sara' capitato anche anche a voi d'avere una musica in testa, no? a me oggi non m'usciva dalle orecchie Cars di Gary Newman, son cose che capitano. Nel dannato negozio istigato da suoni tardo '70 mi dirigo come uno squalo verso il solito bancone delle offerte ma non trovo quel che cerco, li scovo per caso fuori posto e chiedo ulteriore aiuto al commesso che per 5 minuti fruga tra altri scaffali e database scappando alla fine in cantina per tornare dopo un po' con quel che cercavo. "Thanks man, you're the greatest!" lui s'applaude.
Salgo al secondo piano in cerca della colonna sonora di "Geisha" e m'imbatto nel bancone occasioni della sezione classica. Cerco Schoenberg e Debussy, era tanto che li volevo sentire con calma, quando il commesso, un capellone sulla 50ina con lunga barba bianca, mette un quartetto di archi sconvolgente. Quasi fossimo un duetto con l'unico altro cliente chiediamo a canone di chi si tratta: Dutilleux. Il tipo lo conosce mentre io l'ignoro totalmente!!! Recupero immediatamente (e ne valse la pena) subito facendo mio il CD anch'esso a offerta speciale (i classici della classica son ancora piu' a buon mercato dei classici della non-classica, $6.99).
Nello scendere passo malauguratamente davanti alla lettera "S" dove m'aspettano due vecchissimi CD di Sakamoto (in effetti sarebbe stato un errore madornale lasciarli). Con questi ultimi due abbiamo fatto $109. Il freddo punge ma mi ricordo di dover comprare un altro regalo e m'infilo in libreria dove, oltre a quanto cercavo mi approprio di quattro romanzi di Philip Roth, nonche' l'ultimo di Amartya Sen. Altro salasso e finalmente son pronto per scappare a casa - ormai me la faccio a piedi con Cars sempre in testa. Spesa al supermercato con coda alla cassa perche' non funziona il POS e scenette divertenti che non vi sto a raccontare e poi il solito libro di spie.
Sabato, dopo una lunga conferenza via skype, una altrettanto lunga telefonata con l'Europa e un duello blogghistico, ero andato in giro per gallerie d'arte qui dietro casa. Nel giro di quattro isolati mi son imbattuto in almeno sei vernissage (bando al vino, nel 2006 s'e' tornati alla birra in bottiglia dove la Brooklyn beer la fa da padrona insieme alla solita Stella): medium preponderante la fotografia con intervento cromatico posteriore oppure applicazioni di altri oggetti quotidiani evirati. Nella pittura post-baconiana occorrono sempre piu' applicazioni di giochi per bambini, inserti plastici e scatolame vario (non ho preso appunti quindi non posso linkare, sorry).
Al termine del giro, per ripararmi da una tempesta che di li a poco sarebbe diventata di neve son andato al cinema: primo show available "Memoirs of a Geisha". Specie per un maschietto la storia non e' niente di che - non avevo letto il libro e non credo che colmero' la lacuna - pero', pur non essendo un patito del genere trovaroba alla Merchant Ivory, anche se "White Countess" con tutta la famiglia Redgrave e Ralph Feinnes non m'era dispiaciuto, tutto sommato il film fa passare un paio d'ore tLinkra luci e colori, musiche tradizionali giapponesi e raffinate composizioni recenti (con Yo Yo Ma solista) nonche' leggiadre attici cinesi (ebbene si'). Si mormora un'oscar per i costumi...
Domenica invece, a causa del freddo birbone e della neve caduta la notte prima, avevo ritardato l'uscita verso uno dei vari tempi della cinematografia d'autore o d'avanguardia che popolano la Grande mela. L'intenzione era quella di vedere un documentario tratto dal documento finale della Commissione di verita' e riconciliazione che ha documentato oltre vent'anni di terrore in Peru. Tristemente istruttivo (mercoledi' inizia la proiezione della "Caduta di Fujimori"). Gia' che son li compro anche i film per uno spassosissimo film di Billy Wilder sulla Guerra fredda.
Mancano quasi due ore al primo spettacolo e, prima di entrare in sala per tutto il resto del pomeriggio, decido d'andare alla ricerca di un'ottima schiacciata (o pizza bianca) e m'imbatto nella coppia Sarsgaard e Gyllenhall tutti imbacuccati in giro per Soho. Attratto dai saldi al 65% entro in un negozio dove, fortunatamente, non hanno la mia taglia (giacca 52 va bene di spalle, abbondante di petto, ma sicuramente enorme di vita sono i pantaloni, quindi niente abito di lana ble' con tessuto in metallo, emmenomale!).
Finito la seconda visione si sta avvicinando, oltre che i -10, anche l'ora del compleanno. Salto in metropolitana e riesco a mid-town. Alla festa c'e' tutta la RAI-USA, oltre che giornalisti e simpatici 'raccatati', grazie a un amico m'intrattengo un'oretta e poi saluto e ringrazio gli ospiti (i cannoli e i babba' eran molto buoni) e vado a nanna.
Sara' capitato anche anche a voi d'avere una musica in testa, no? a me oggi non m'usciva dalle orecchie Cars di Gary Newman, son cose che capitano. Nel dannato negozio istigato da suoni tardo '70 mi dirigo come uno squalo verso il solito bancone delle offerte ma non trovo quel che cerco, li scovo per caso fuori posto e chiedo ulteriore aiuto al commesso che per 5 minuti fruga tra altri scaffali e database scappando alla fine in cantina per tornare dopo un po' con quel che cercavo. "Thanks man, you're the greatest!" lui s'applaude.
Salgo al secondo piano in cerca della colonna sonora di "Geisha" e m'imbatto nel bancone occasioni della sezione classica. Cerco Schoenberg e Debussy, era tanto che li volevo sentire con calma, quando il commesso, un capellone sulla 50ina con lunga barba bianca, mette un quartetto di archi sconvolgente. Quasi fossimo un duetto con l'unico altro cliente chiediamo a canone di chi si tratta: Dutilleux. Il tipo lo conosce mentre io l'ignoro totalmente!!! Recupero immediatamente (e ne valse la pena) subito facendo mio il CD anch'esso a offerta speciale (i classici della classica son ancora piu' a buon mercato dei classici della non-classica, $6.99).
Nello scendere passo malauguratamente davanti alla lettera "S" dove m'aspettano due vecchissimi CD di Sakamoto (in effetti sarebbe stato un errore madornale lasciarli). Con questi ultimi due abbiamo fatto $109. Il freddo punge ma mi ricordo di dover comprare un altro regalo e m'infilo in libreria dove, oltre a quanto cercavo mi approprio di quattro romanzi di Philip Roth, nonche' l'ultimo di Amartya Sen. Altro salasso e finalmente son pronto per scappare a casa - ormai me la faccio a piedi con Cars sempre in testa. Spesa al supermercato con coda alla cassa perche' non funziona il POS e scenette divertenti che non vi sto a raccontare e poi il solito libro di spie.
1.16.2006
The quality of freedom in the Internet
"Yahoo, Cisco and Google" wrote the NYT last Sunday "have all been accused of helping China maintain what has been called 'the most sophisticated Internet control system in the world'." While the Village Voice reports on the debates surrounding Wikipedia and on "free culture" that takes flight at NYU.
Subscribe to:
Posts (Atom)

