12.17.2005

- 8 alla marcia per non marcire

E' deciso, la marcia di Natale per l'Amnistia la giustizia e la libertà si fa. Senza i segretari e le segreterie, ma con preti, storti e malfatti. La stampa italiana, guidata dal CorSera, continua a seguire da vicino e con approfondimenti degni del giornalismo anglossassone (eccezzion fatta per il titolo di Libero, lo metto più tardi, che virgoletta Pannella senza aver letto l'intervista il quale sostiene il contrario) che mettono sempre più in evidenza quanto grave sia la situazione delle carceri in Italia e quanto non possa essere rinviato non solo un provvedimento di amnistia e indulto ma anche un dibattito sull'amminstrazione delle giustizia nel belpaese. Un riforma, quella della giustizia italiana, che viene chiesta (ma se esistesse un meccanismo sovrannazionale di sanzione delle derive anti-democratiche sarebbe imposta) anche del Consiglio d'Europa che sostiene che se si continua così, in Italia è a rischio lo stato di diritto.

Il Foglio di ieri, cogliendo la solita topica sugli USA - scrivono infatti che "In America il numero dei carcerati è tragicamente alto, ma si tratta quasi esclusivamente di detenuti condannati con un giusto processo" mentre si sa che proprio colà è iniziata la deriva della giustizia di classe (e razza) - coglie in pieno il cuore culturale e politico dell'iniziativa di Pannella, e cioè il riuscire a far tirare fuori il meglio, o il peggio, di sé alla classe politica italiana che ormai non rappresenta altro che sé stessa. I tatticismi, o i giustizialismi, stanno venendo a galla con un effetto domino lento e inesorabile del quale in pochi ce ne meravigliamo, come in pochi ci si meraviglia dell'iniziativa del deputato della Margherita Roberto Giachetti che da lunedì inizierà a raccogliere firme per convocare il Parlamento in una seduta straordinaria e affrontare la questione.

C'é da sperare che gli italiani, sicuramente distratti dalle spese natalizie e dal pastone delle stronzate quotidiane che occupano gli schermi televisivi, inizino a cogliere dove stia la politica e come reagiscano i politici ogni qualvolta si presenti l'occasione (per la verità andrebbe detto ogni qualvolta viene loro presentata) la necessità di adottare misure di governo di fenomeni di massa, sia che si tratti della fecondazione assistita, della libertà di ricerca scientifica, delle tossicodipendenze, delle preferenze e ordinamenti sessuali oppure, appunto dell'amministrazione delle giustizia.

Mancano 8 giorni alla marcia, caro viandante nel Perdukistan annuncia la tua partecipazione.

12.15.2005

Amnistia: dalla vecchia guardia una lotta d'avanguardia

Ecco qui il parterre des rois del comitato promotore della marcia dell'amnistia. Il 12 dicembre Pannella aveva inviato la lettera qui sotto a Romano Prodi.

"Caro Romano, da decenni, ormai, ovunque il paese, e Roma in particolare, sono teatro di manifestazioni popolari di massa, oltre che di mobilitazioni di rivendicazione di settori sindacali, corporativi; e per celebrazioni di ogni tipo. Manifestazioni, mobilitazioni, celebrazioni “assicurate” da un sistema organizzato, che funziona in genere a sostegno di schieramenti politici e/o istituzionali.

Finora invano, da settimane ho sperato che, almeno questa volta, fosse possibile veder esprimersi in tal modo soggetti e/o oggetti delle grandi questioni sociali, democratiche, liberali, socialiste, laiche, nonviolente di classe e insieme di Riforma civile e di religiosità umanistica.

“Ieri” mai venne dato uno spazio, ed erano milioni, ai cosiddetti “fuorilegge del matrimonio” che per generazioni si sono visti vietati famiglia, amore e dignità sociale: costretti a vivere nella clandestinità obbligata e vergognosa di sé; mentre chi poteva, si faceva annullare il matrimonio a pagamento, dalla Sacra Rota. E non solo. Mai, venne promossa e tenuta manifestazione, quando, in pochissimi, si lottava e poi si ottenne la chiusura dei lager manicomiali, la fine di questa altra tragedia. O di quella dei milioni di donne massacrate, raschiate, distrutte dalla piaga degli aborti, moltiplicatisi del non-detto ufficiale e “sociale”.

Per risolvere problemi sociali “vecchi” di decenni prodotto e frutto della cultura, dell’ideologia, degli interessi delle classi politiche dominanti con il fascismo e il post-fascismo, bastarono cinque anni: cinque anni dalla presentazione del progetto di legge Fortuna-Baslini; poi tre anni dalla richiesta referendaria sull’aborto. Così l’Italia venne accolta e ri-conosciuta come società e Stato europei.

L’Italia, anche quella “ufficiale”, sembrò per un attimo comprendere e comprenderci: negli stessi tempi si dette gli obiettivi che proponevamo: per esempio il nuovo diritto di famiglia (che giaceva parlamentarmente e politicamente dimenticato dal 1971) vide la luce in quei giorni; o l’abolizione dei lager manicomiali, solo da noi radicali promossa e sostenuta con un referendum, mentre perfino Franco Basaglia la riteneva un’iniziativa immatura e prematura.

Vengo al dunque: oggi la maggiore, tremenda questione sociale italiana è costituita dall’Amministrazione della (si fa per dire) “Giustizia”. I fatti, mai come in questo caso, parlano, anzi: “gridano”:

a) Gli ultimi provvedimenti di amnistia e di indulto risalgono a quindici anni fa.

b) Sono trascorsi cinque anni dal Giubileo e dalla campagna per l'amnistia e l'indulto, per un "Piano Marshall" per le carceri e il reinserimento sociale dei detenuti.

c) Sono trascorsi tre anni da quando il Parlamento applaudì ripetutamente Giovanni Paolo II mentre invocava un provvedimento di clemenza e una riduzione delle pene.

d) A chiedere l'amnistia e l'indulto non sono solo i detenuti e le associazioni, ma anche gli operatori, la polizia penitenziaria, i medici e gli infermieri, gli educatori e gli assistenti sociali, i direttori, gli avvocati, i magistrati.

e) Attualmente sono 60.000 i detenuti in Italia: un vero e proprio record nella storia repubblicana. Altre 50.000 persone sono in misura alternativa alla detenzione. Altre 70-80.000 persone, già condannate a pene inferiori a tre anni (quattro in caso di tossicodipendenza), sono in attesa della decisione del giudice circa la possibilità di scontare la condanna in misura alterativa. In totale: 180-190.000 persone, che significa una crescita esponenziale di ben volte nel volgere di quindici anni.

f) In Italia un'amnistia di fatto esiste già. Un’amnistia clandestina e di classe. Basti pensare che, solo negli ultimi cinque anni, ben 865.073 persone hanno beneficiato della prescrizione dei reati penali per i quali erano state inquisite. Se crescono le carcerazioni, crescono ancora di più le prescrizioni: da 66.556 nel 1996 a 94.181 nel 2000 a 221.888 nel 2004.

g) Non è vero che aumentando le carcerazioni si riducono i reati. E se la mano pesante della giustizia si scarica per intero sugli esclusi, senza avvocato e senza difesa, soprattutto immigrati e tossicodipendenti, in totale sono 8.942.932 i processi pendenti, di cui 5.580.000 penali. Tra la data del delitto e quella della sentenza la durata media è di 35 mesi per il primo grado del processo e di 65 mesi per l'appello. Sono moltissimi i reati che non vengono nemmeno perseguiti: nella sua relazione di apertura dell’Anno Giudiziario, il primo presidente della Corte di Cassazione Francesco Favara stima che per ognuno dei sei milioni di processi penali pendenti, siano almeno cinque le persone coinvolte, mentre due sono quelle coinvolte nelle otre tre milioni di cause civili pendenti, la maggior parte in ragione delle loro funzioni pubbliche, ma i milioni e milioni per ragioni e cause personali; il presidente Favara ha inoltre documentato come le persone denunciate siano state ben 536.287 e i delitti denunciati per i quali è iniziata l'azione penale siano stati 2.890.629 (in crescita rispetto all'anno precedente), ma nell'80,8 per cento dei casi l'autore era ignoto.

h) Il problema della sicurezza e della legalità riguarda la società libera, ben più che il carcere. Le vittime del reato hanno interessi non dissimili da quelli delle vittime di un sistema della giustizia forte con i deboli e debole con i forti. Una giustizia che sia efficace ed efficiente ed equa è una necessità di tutti.

i) Il carcere è spesso un luogo illegale, dove le leggi non sono applicate. Come, ad esempio, il Regolamento penitenziario, varato nel 2000 e rimasto in buona parte lettera morta.

l) L'amnistia e l'indulto, da semplici provvedimenti umanitari e razionalizzanti, diventano l'unica risposta a quella che è divenuta una vera e propria emergenza sociale. Una questione che, direttamente e indirettamente, riguarda la vita e le condizioni di milioni di cittadini e di famiglie italiane. Per costruire una nuova giustizia, occorre rimuovere questo enorme "tappo" con un'amnistia. Attraverso l'indulto, invece, è possibile riportare il numero delle presenze a quello delle capienze, vale a dire ridurre di almeno 15.000 gli attuali detenuti.

m) Investire sul recupero e sulla prevenzione è la vera politica per la sicurezza, una politica meno costosa socialmente, umanamente ed economicamente. Tenere una persona in carcere, peraltro nelle attuali condizioni miserevoli, costa 63.875 euro l'anno, in gran parte per la struttura, mentre per il vitto di ogni recluso si spendono mediamente solo 1,58 euro al giorno. Tenere un tossicodipendente in carcere (e sono almeno 18.000) costa il quadruplo che assisterlo in una comunità o affidarlo a un servizio pubblico.

Ciò detto e premesso: da giorni, settimane, ufficialmente, chiedo ai massimi leader del centro-sinistra, del mondo sindacale e delle associazioni che operano nel “sociale” se non ritengano necessario, opportuno, urgente, e perfino utile a loro oltre che a tutti noi, su questa grande questione sociale del nostro tempo, assicurare quelle strutture e quei servizi che vengono normalmente assicurati per tenere a Roma le grandi manifestazioni di massa e, quindi, non solo aderire, come già in tanti in queste ore stanno facendo, ma anche concretamente consentire una presenza popolare e di massa alla grande Marcia di Natale per l’Amnistia, la Giustizia e la Libertà, il cui comitato promotore è presieduto da don Antonio Mazzi, e di cui fanno già parte i senatori a vita Giulio Andreotti, Emilio Colombo, Giorgio Napolitano, don Antonio Mazzi e Luigi Ciotti, decine di esponenti del mondo politico, sociale e culturale.

Da settimane, ufficialmente, abbiamo chiesto al sistema anonimo ma evidentissimo della “creazione” delle “grandi manifestazioni di popolo”, alle loro forze politiche e sociali di riferimento - in gran parte impegnate sullo stesso fronte di lotta elettorale al quale la Rosa nel Pugno concorre - di cessare di letteralmente impedire, con l’arma dell’ignoranza, dell’estraneità, dell’omissione di servizi e di soccorso, la manifestazione della massima realtà, della sofferenza, di rivolta umana, civile, SOCIALE, per consentire a questa questione che riguarda e tortura il vivere, il vissuto con la disperazione che dilaga, di manifestare, di manifestarsi. L’unica risposta è di ostilità psicologica, antropologica, quasi; di timore e di irrazionale paura con il riflesso catastrofico dello struzzo dinanzi al pericolo.

Chiedo con tutta la speranza e l’amore della nonviolenza e della virtù della prudenza, con questi modesti 3 giorni di sciopero della fame, che simbolizzano il mio e il nostro farvi fiducia e trasmettervi tutta la povera forza fisica mia, che il leader della opposizione, della quale io stesso e i miei compagni facciamo autonoma parte, recuperi il ritardo che sta per impedire la tenuta della Grande Marcia di Natale per l’Amnistia, la Giustizia e la Libertà, o continui a immergere e sommergere il presente e il futuro della nostra società e delle nostre coscienze."

12.14.2005

unione d'intenti e d'ingegni

Tanto per capire se e come si potranno condividere buona parte dei punti "elettronici" del documento di Fiuggi che sono alla base del progetto della Rosa nel Pugno, stamani mi sono sciroppato un paio di tavoli dell'Ulivo che trattavano di innovazione, società dell'informazione, società e conoscenza. Devo dire che a sinistra si è molto più avanti che a destra (forse con un'eccezione tra i giovani di Forza Italia mi si dice) nell'affrontare le pervasioni tecnologiche nel campo dei liberi saperi e nel declinare tutto quanto è stato elaborato negli ultimi 10 anni negli USA dall'EFF e dal Prof. Lessig e comunque da un ventennio gira intorno agli sregolati genii del free software. Come ben si sa le promesse dei politici son peggio di quelle dei marinai, allo stesso tempo la massa critica che li pungola mi pare di notevole livello nonché dalle ampie (e liberalissime, non me ne vogliano) vedute.

Già che c'ero, ho fatto atto di presenza all'incontro organizzato dall'ARCI intitolato "Fermiamo il WTO la cultura non è merce", dove si ponevano questioni simili a quelle del mattino e in più ci si impegnava a promuovere tra i partiti dell'Ulivo la Convenzione sulle diversità culturali da poco adottata dall'UNESCO - e firmata da tutti gli stati membri delle Nazioni unite eccezzion fatta per gli USA e Israele - nonché a far propria la richiesta pressante di finanziamenti al fondo per la solidarietà digitale. Tutto bene, specie per uno come me che gli garba l'ONU, però con un paio di paletti (come li avrebbe chiamati Marcello Pera quanto era liberale):
1 Si ratifichi la Convenzione a patto di denunciare le thre sulle droghe, è noto che le piante della coca e cannabis, ma anche altri funghi proibiti dalla Convenzione unica del 1961 fanno parte integrante della cultura e religioni di decine di popoli andino-amazonici, centro-americani e caraibici.

2 Si riempia 'sto divario digitale di dosi da cavallo di rispetto dei fondamentali diritti umani negando finanziamenti a tutti quei paesi, come la Tunisia paese ospite del Summit Mondiale sulla società dell'informazione, che negano qualsiasi tipo di libertà.

Se son rose fioriranno, per il momento let's let the sunshine in...

non svolta a sinistra l'amnistia

3° giorno di digiuno.

quei comunardi de Radio Radicale

Il mio amichetto Diego Galli (quante volte lo cito ahò) m'ha appena segnalato il Creative Commons Blog.

12.13.2005

Chi controllerà la Rete?

Il mio amichetto Diego Galli, fresco fresco da Londra mi segnala questo interessante intervento di Kenneth Neil Cukier su Foreign Affairs, nel numero di novembre dicembre 2005, nonché "Cool Tools for Tyrants" di Derek Bambauer apparso nel numero di gennaio/febbraio di Legal Affairs.

Schnauzernegger

Alle 0035 di ieri notte è stato terminato il 51enne Stanley Tookie Williams ex-leader della gang dei Crips che nel 1979 aveva brutalmente assassinato quattro persone. A niente son valsi gli appelli nazionali e internazionali al Governatore della California Arnold Schwarzenegger affinché concedesse la grazia a qualcuno che nello scontare la propria pena aveva iniziato a riconsiderare quanto fatto in gioventù.

Sergio d'Elia, Segretario di Nessuno tocchi Caino, ha da poco rilasciato una dichiarazione che sottoscrivo in pieno e che riguarda non tanto la pena di morte quanto l'amministrazione della giustizia nella più antica democrazia liberale del mondo.

Dice d'Elia "Uccidere una persona che ha passato 25 anni nel braccio della morte, equivale a uccidere un innocente, una persona che forse - sottolineo forse - non era estranea al delitto, sicuramente però una persona diversa da quella del delitto. E' una giustizia letteralmente spietata quella che non sa cogliere la diversità, l'innocenza ritrovata dell'uomo della pena rispetto a quello del delitto. Che giustizia è quella che dopo un quarto di secolo entra in una cella, afferra un uomo che negli anni ha maturato un distacco netto e profondo dal suo passato e non costituisce più una minaccia per nessuno, lo lega ad un lettino e lo giustizia a sangue freddo? E' la giustizia dell'"occhio per occhio" dell'Antico Testamento: una giustizia elementare, primordiale, banale; è una giustizia senza pietà, senza grazia e senza speranza. Una giustizia che non abbia in sé il dono della grazia non è una giustizia forte, è una giustizia debole, monca, incompleta".

12.12.2005

Grillo parlante, amnistia avanzante

Come annunciato da questi schermi in anteprima, anche Beppe Grillo aderisce alla campagna per la Marcia di Natale per l'amnistia, lo intervista Emilio Targia per Radio Radicale.

Information wars

In today's International Herald Tribune a long interesting piece on one of the aspects of "public diplomacy".

12.11.2005

Avanti miei prodi!

Marco Pannella in questo intervento scritto per “Notizie Radicali” affronta i temi legati alla più grande questione sociale del nostro tempo in Italia, costituita dalla situazione nelle carceri e dalla cattiva amministrazione della giustizia. Dalla mezzanotte di domenica Pannella inizia un digiuno di dialogo, chiedendo ai leader del centro-sinistra e del sindacato di dare precise risposte ai temi e alle questioni che pone da giorni.

Amnistia anche per le "perle scandinave"

Premetto che ammiro il coraggio e pure la faccia tosta.

Il bello dei blog è che si conosce il peccato ma non il peccatore (anche se siamo tutti un po' amichetti), quindi si riesce in parte a tenere separato l'opinioninsta dalle opinioni. Il brutto però è che spesso si passano ore a leggere cose vecchie scritte da giovani nell'era della tecnologia che consentirebbe un massimo di circolazione dell'informazione.

Oggi nel passeggiare nella città dei liberi son inciampato in questa Perla scandivana (confesso che, tranne qualche rarissima eccezione, ho poca simpatia per gli scandinavi in generale - perché finti buonisti promotori dello stato di polizia social-democratico, e dei norvegesi in particolare - perché mestatori in questioni mediorientali e fintamente generosi fino all'inversosimile) ma in quel post Qualcuno aiuti Pannella! di rigor nordico ne ho visto pochino.

Come il titolo lascia immaginare (altrimenti sarebbe stato qualcosa del tipo "Aiutiamo Pannella" o "Ammazziamo Pannella") il post non è né uno scervellamento per sostenere tre giorni di digiuno annunciati da Pannella (sostegno da poco giunto anche da Beppe Grillo), né una dichiarazione di odio alla Fallaci nei confronti del lider radicale (colà chiamato "leader dei pannelliani" sic!), bensì di una listarella di cosucce trite e ritrite che ormai non si sentono più da tempo manco nel più avvinazzato bar di periferia. Giusto per non sciupare la scoperta delle meta-perle, e dei consoni commenti che ha suscitato, basterebbe tra le tante sfilar quella che vorrebbe Pannella candidato alla Camera nel 1994 contro Fini per "togliergli la leadership dei moderati".

Certo la politica è cosa complessa, certo il rimbalzo mediatico degli scambi politicanti da pastone dei TG è di difficile sopportazione e ancora più difficile dissezione per la ricerca del contendere, certo se si viene dalla penisola scandinava mal ci si orienta nel belpaese, ma che da giovani già si decida di rinunciare a porsi dei dubbi (anche) su ciò che si ritiene di conoscere a fondo è cosa preoccupante, specie se lo si fa all'interno di una città di liberi che non si meravigliano!

Postilla alla premessa, ammiro il coraggio e pure la faccia tosta, ma solo se sorprendono e hanno un fine, che magari può arrivare perfino a giustificare i mezzi, ma queste son perle da China Town altroché Atlantico.

Comunque sia, anche se le imperlate scandinave non sfiorano manco da lontano il reato di opinione (che solitamente nobilita sempre chi lo fa), l'amnistia resta una misura umanitaria per l'oggi e, visto che se son rose fioriranno, anche per il domani...