Settimana scorsa ci si era dilungati da questi schermi e altrove su "questa storia di internet libero" tentando di mettere in evidenza come - sebbene la retorica ufficiale voglia la Rete libera e bella perché nelle mani dell'associazione privata californiana ICANN - le cose siano leggermente non solo più complesse ma anche forse mal rappresentate dai ranger del modello americano.
Ebbene, è di oggi la notizia che il Presidente dell'ICANN Vint Cerf non prevede per il momento nessuna decisione in merito al dominio per siti pornografici .xxx opzionato da ICM Registry. Cerf (che in inglese suona pericolosamente come serf=servo) è diventato tutto di un tratto un frate trappista? no, deve semplicemente soffrire la pressione (e non poter reagire, almeno per il momento) della destra reazionaria americana che fa pressione sull'"editore di riferimento" della Rete, cioè il Dipartimento del Commercio affinché "non venga legittimata la pornografia".
Ora, indipendentemente dalle opinioni personali in merito alla creazione di un distretto a luci rosse su internet, mi pare che si confermi la tendenza proibizionista anche del benevolo regolamentatore a stelle e strisce, che fare? Buttarsi sulla Cina?
We’re on a road to nowhere Come on inside * Takin’ that ride to nowhere We’ll take that ride
12.03.2005
mi pensi? ma quanto mi pensi?
Ieri i ministri dell'UE hanno adottato una direttiva che ratificherebbe il diritto per i governi dell'Unione di conservare i dati relativi a emittenti e riceventi telefonate, sms, fax ed email scambiate da, in, e per il territorio dell'UE fino a 24 mesi. Pare che il testo del messaggio non faccia parte dei dati trattenibili. La palla passa adesso al Parlamento europeo per l'eventuale defintivo via libera.
La misura vorrebbe ampliare alla lotta alla pirateria telematica le misure previste per l'antiterrorismo.
Un pensiero stupendo: forse e' arrivato il caso di creare un alias DJ Beat Laden?
La misura vorrebbe ampliare alla lotta alla pirateria telematica le misure previste per l'antiterrorismo.
Un pensiero stupendo: forse e' arrivato il caso di creare un alias DJ Beat Laden?
"dal corpo dei malati al cuore della politica"
Dal 2 al 4 dicembre a Orvieto per il IV Congresso dell'Associazione Coscioni.
12.01.2005
11.30.2005
S'offra al potente Camillo la patente di puntuto e...
... si torni a bloggare in pace e armonia.
Son due giorni che nella citta' dei liberi ci si scambiano opinioni e un paio di pesci in faccia (ma non fa che bene alla salute muoversi) in merito alla grazia... (anche se mi sa' che ci deve essere della ruggine in Danimarca ;-) e tutto perche' Camillo penso Conte di zizzaniur c'e' andato giu' con l'accetta contro questo e quello in materia di grazia.
Ora, le opinioni del sior Conte noi le si tengono sempre nella giusta considerazione pero' in quell'occasione c'e' da dire ch'egli non l'aveva fatta proprio tutta fuori dal vasino. Ad aggravandum verrebbe inoltre da notare che alcune delle reazioni a una sua ulteriore clavata assestata ieri dal suo tazebao elettronico tenderebbero in effetti a confermare che il dito nella piaga zizzaniur l'aveva messo... Certo "idiozie" non m'era parso tutta 'sta gran "offesa" - a casa mia ne volano di peggio - al tempo stesso capisco che non essere riconosciuti liberali dal vate possa provocare turbamenti... ma, come diceva Donna Summer, Enough is Enough.
Mettendo quindi da parte per un attimo il dramma della situazione delle carceri in Italia nonche' il caso di Sofri (al quale Adriano vanno tutti gli auguri di pronta guarigione e la cui vicenda personale e giuridica non e' che un aspetto minore di una faccenda piu' grave e complessa) e prima di passare oltre, ci tenevo a sottolineare che una delle cose che piu' m'ha colpito in questo "sofrigate" e' che subito s'e' passati a parlare di cattedre e patenti... possibile che tutto il mondo sia paese? Mah!
Siccome nel Perdukistan splende sempre il sol, da qualche tempo pure quello dell'avvenir, nel rileggere tutta la faccenda a notte fonda - ma giusti numi, che vedono i miei occhi, proprio ora che c'e' chi scrive nientepopodimenoche' una lettera aperta al sior Conte dandogli del LEIIIIIIIIIIIII :( - viene da sorridere, anche perche', in fin dei conti, la piazza virtuale dei liberi ha dimostrato, se non altro, di reagire in maniera vitale e creativa e non totalmente all'unisono (tie' ecco n'altra patente;).
Talmente creativa che sarebbe un'idiozia (n'antra? ;) gettare tutta questa libera energia! Se ne potrebbe trarre feconda ispirazione per il libretto di un'opera buffa. Dopotutto di patenti gia' si cantava un paio di secoli fa... si scenda dalle cattedre quindi e si sostituiscan le patenti cogli spartiti (che tanto le bacchette non mancano ;)!
[...]
CHERUBINO
La patente.
LA CONTESSA
Che sollecita gente!
CHERUBINO
L'ebbi or da Basilio.
LA CONTESSA
(gliela rende)
Dalla fretta obliato hanno il sigillo.
SUSANNA
(sorte)
Il sigillo di che?
LA CONTESSA
Della patente.
SUSANNA
Cospetto! Che premura!
Ecco la cuffia.
LA CONTESSA
Spicciati: va bene!
Miserabili noi, se il Conte viene.
Son due giorni che nella citta' dei liberi ci si scambiano opinioni e un paio di pesci in faccia (ma non fa che bene alla salute muoversi) in merito alla grazia... (anche se mi sa' che ci deve essere della ruggine in Danimarca ;-) e tutto perche' Camillo penso Conte di zizzaniur c'e' andato giu' con l'accetta contro questo e quello in materia di grazia.
Ora, le opinioni del sior Conte noi le si tengono sempre nella giusta considerazione pero' in quell'occasione c'e' da dire ch'egli non l'aveva fatta proprio tutta fuori dal vasino. Ad aggravandum verrebbe inoltre da notare che alcune delle reazioni a una sua ulteriore clavata assestata ieri dal suo tazebao elettronico tenderebbero in effetti a confermare che il dito nella piaga zizzaniur l'aveva messo... Certo "idiozie" non m'era parso tutta 'sta gran "offesa" - a casa mia ne volano di peggio - al tempo stesso capisco che non essere riconosciuti liberali dal vate possa provocare turbamenti... ma, come diceva Donna Summer, Enough is Enough.
Mettendo quindi da parte per un attimo il dramma della situazione delle carceri in Italia nonche' il caso di Sofri (al quale Adriano vanno tutti gli auguri di pronta guarigione e la cui vicenda personale e giuridica non e' che un aspetto minore di una faccenda piu' grave e complessa) e prima di passare oltre, ci tenevo a sottolineare che una delle cose che piu' m'ha colpito in questo "sofrigate" e' che subito s'e' passati a parlare di cattedre e patenti... possibile che tutto il mondo sia paese? Mah!
Siccome nel Perdukistan splende sempre il sol, da qualche tempo pure quello dell'avvenir, nel rileggere tutta la faccenda a notte fonda - ma giusti numi, che vedono i miei occhi, proprio ora che c'e' chi scrive nientepopodimenoche' una lettera aperta al sior Conte dandogli del LEIIIIIIIIIIIII :( - viene da sorridere, anche perche', in fin dei conti, la piazza virtuale dei liberi ha dimostrato, se non altro, di reagire in maniera vitale e creativa e non totalmente all'unisono (tie' ecco n'altra patente;).
Talmente creativa che sarebbe un'idiozia (n'antra? ;) gettare tutta questa libera energia! Se ne potrebbe trarre feconda ispirazione per il libretto di un'opera buffa. Dopotutto di patenti gia' si cantava un paio di secoli fa... si scenda dalle cattedre quindi e si sostituiscan le patenti cogli spartiti (che tanto le bacchette non mancano ;)!
[...]
CHERUBINO
La patente.
LA CONTESSA
Che sollecita gente!
CHERUBINO
L'ebbi or da Basilio.
LA CONTESSA
(gliela rende)
Dalla fretta obliato hanno il sigillo.
SUSANNA
(sorte)
Il sigillo di che?
LA CONTESSA
Della patente.
SUSANNA
Cospetto! Che premura!
Ecco la cuffia.
LA CONTESSA
Spicciati: va bene!
Miserabili noi, se il Conte viene.
Giornata mondiale lotta all'AIDS. Quando quella contro oscurantismi e proibizioni?
Il 21 novembre, l'Organizzazione mondiale della sanita' e Unaids (il programma Onu per la lotta alla malattia) nel loro “Aids Epidemic Update” avevano confermato una tendenza globale alla crescita di infezioni in tutto il mondo con un aumento impressionante in Europa dell'Est, Asia centrale e orientale per un totale di oltre 40 milioni di sieropositivi. Le cause principali della diffusione del virus sono legate a rapporti sessuali non protetti e uso endovenoso di sostanze stupefacenti.
Le lodevoli iniziative del Fondo Globale dell'ONU su AIDS, TBC e malaria hanno iniziato a prendere in considerazione la pandemia in maniera finalmente piu' sistematica, ma se, oltre alle cure per tutti e alla promozione di ricerca scientifica, non si avvia anche un processo di ripensamento di altre politiche non si arrivera' mai a garantire una vita degna ai milioni di individui che oggi vivono col virus.
Visto e considerato che la diffusione dell'HIV/AIDS e' legata tanto alla trasmissione per via sessuale quanto all'assunzione di droghe per via endovenosa, la prevenzione e il contenimento del virus non possono non passare attraverso campagne laiche di massiccia informazione, non demonizzazione di comportamenti individuali - a partire dalle preferenze sessuali e uso di sostanze psicotrope - fornitura di medicine a costo zero - dagli antiretrovirali ai vari tipi di palliativi per arrivare alla morfina per la cura del dolore - distribuzione di preservativi, siringhe sterili, uso massiccio di metadone fino alla distribuzione controllata di eroina.
A 25 anni dalla scoperta del virus, che oggi non fa piu' notizia, contro l'HIV/AIDS occorre giocare, finalmente, la carta dell'antiproibizionismo sulla conoscenza e sulle “droghe” per curare, ma anche per dare speranza di vita alle vittime dell'indifferenza.
Le lodevoli iniziative del Fondo Globale dell'ONU su AIDS, TBC e malaria hanno iniziato a prendere in considerazione la pandemia in maniera finalmente piu' sistematica, ma se, oltre alle cure per tutti e alla promozione di ricerca scientifica, non si avvia anche un processo di ripensamento di altre politiche non si arrivera' mai a garantire una vita degna ai milioni di individui che oggi vivono col virus.
Visto e considerato che la diffusione dell'HIV/AIDS e' legata tanto alla trasmissione per via sessuale quanto all'assunzione di droghe per via endovenosa, la prevenzione e il contenimento del virus non possono non passare attraverso campagne laiche di massiccia informazione, non demonizzazione di comportamenti individuali - a partire dalle preferenze sessuali e uso di sostanze psicotrope - fornitura di medicine a costo zero - dagli antiretrovirali ai vari tipi di palliativi per arrivare alla morfina per la cura del dolore - distribuzione di preservativi, siringhe sterili, uso massiccio di metadone fino alla distribuzione controllata di eroina.
A 25 anni dalla scoperta del virus, che oggi non fa piu' notizia, contro l'HIV/AIDS occorre giocare, finalmente, la carta dell'antiproibizionismo sulla conoscenza e sulle “droghe” per curare, ma anche per dare speranza di vita alle vittime dell'indifferenza.
Questa storia di internet libero
Finito il Summit Mondiale sulla Società dell'informazione tenutosi a Tunisi dal 16 al 18 novembre 2006 son iniziate le solite analisi e polemiche sull'esito della riunione e in particolare sul compromesso finale che ha visto i paesi democratici confermare da un lato l'ICANN come “gestore” della rete e dall'altro avviare un processo “multilaterale” che nel 2006 culminerà con la convocazione di un Forum internazionale ad Atene per discutere, presumibilmente, di alcune delle eccezioni - ma si spera anche di altro - sollevate nei mesi scorsi da decine di stati membri dell'ONU in merito alla Rete.
Assieme a Marco Cappato fin dalla fine del 2002 abbiamo seguito attraverso il suo lavoro al Parlamento europeo i preparativi per il Summit tunisino, mentre anche con Gianluca Eramo, Gaia Carretta e Mihai Romanciuc in seno alle Nazioni unite a Parigi e Ginevra, in qualità di rappresentanti del Partito Radicale Transnazionale all'ONU, abbiamo partecipato alle fasi preliminari del Summit producendo documenti di vario tipo denunciando fermamente le derive autoritarie e anti-liberiste dei negoziati
.
Col passare del tempo infatti, e non sempre su stimolo delle vituperate (quasi sempre a prescindere) Nazioni unite, o del “capro espiatorio” dai paesi non-democratici, si è assistito al fiorire di proposte basate su soluzioni tecnicistiche e burocraticistiche che insinuavano, dietro slogan che aggiravano il problema principale, il progetto della cristallizzazione dell'esistente ampliando l'intrusione nella privacy dei “naviganti”, finanziando governi di paesi in via di sviluppo con fondi di “solidarietà digitale” tardo-terzomondisti e proponendo onerose legislazioni in materia di proprietà intellettuali, diritti d'autore e brevetti, nonché forti limitazioni a sistemi operativi e piattaforme “alternative” o “non-commerciali” e quindi antagoniste ai prodotti maggiormente diffusi.
Alla notizia del raggiunto accordo sul futuro della gestione della Rete, con Marco Cappato ci siamo dichiarati soddisfatti (lo ha fatto l'ICANN stesso poco dopo) del risultato dei negoziati perché sia nel merito - il confronto tra democratici - che nel merito - il non retrocedere in merito a quanto di positivo l'ICANN ha garantito in questi anni - il compromesso finale arginava buona parte degli attacci stumentali e in cattiva fede sferrati da vari governi alla vigilia di Tunisi. Allo stesso tempo, anticipando quanto poi molti opinionisti statunitensi hanno fatto dalle colonne del Wall Street Journal, Los Angeles Times o dell'arci-conservatrice Heritage Foundation, abbiamo riconosciuto la necessità si seguire da vicino quanto accadrà all'interno del proposto Forum Internazionale al fine di tenere sotto controllo le varie porposte di “riforma” che altro non sono che misure di ulteriore arginamento delle libertà individuali ed economiche.
Ma quale sarebbe il problema principale aggirato a Tunisi?
Come sintetizzato sempre con Cappato in una lettera al Foglio del 17 novembre scorso, e riproposto in un'analisi apparsa su Notizie Radicali il 22, la Rete è ben altro da quella prateria libera e sconfinata che molti governanti e opinionisti vorrebbero venderci; infatti essa è regolata non solo da leggi nazionali o direttive regionali, ma anche dalle finite combinazioni numeriche che ne costituiscono l'architettura interna la cui chiave si trova nella Suite 33 dell'Admiralty Way a Marina del Rey in California.
Ora, come si sa, il mondo si divide in “americani”, “amerikani”, “anti-americani”, “americanofili” e, ahinoi, “americanisti”, quindi occorre sempre tener presente che quando si muovono critiche agli Stati uniti lo si fa consci di camminare sulla lama di un rasoio particolarmente affilato e certi di dover subire le bacchettate del ranger di turno (non me ne voglia Federico Punzi). Però, proprio in virtù del ruolo che gli USA giocano nella gestione e promozione della Rete non credo si possa fare economia del ruolo che essi giocano e fanno giocare ai lori alleati, partner e “avversari”.
Qui ci si ritiene americani (senza “k” però) e da tempo - e con sistematicità crescente, specie da quando con Cappato nella primavera del 2003 ci siamo imbattuti quasi per caso in Richard Stallman negli uffici di Washington, DC, di Epic.org - si sostengono le proposte e “tesi” prodotte e sviluppate negli Stati uniti dal movimento “radicale” e “transnazionale” nato per affermare la possibilità di sviluppare del software libero. Questa nostra attenzione e sostegno all'egalitarismo libertario degli amici americani vuole tentare di aggiornare la proposta politica radicale del governo liberale dei fenomeni del XXI secolo.
Dalla seconda metà degli anni '80, il movimento per il “software libero”, ispirato dal geniale Stallman, ha avviato una serie di iniziative volte a contrastare le illiberali tendenze al monopolio e oligopolio che stavano iniziando a caratterizzare tutto quanto ruotava intorno ai sistemi operativi, allo sviluppo dei software, alle proprietà intellettuali con ripercussioni che sarebbero arrivate a toccare i diritti d'autore e i brevetti. Stallman e i suoi, spesso considerati eccentrici se non “folli”, condensano in maniera non metodologicamente organizzata dal punto di vista filosofico slanci libertari e proposte collettiviste e possono essere ritenuti i “padri fondatori” di nuovi scenari tecnologici, ma anche politici, che sono alla base delle codificazione aperte e partecipative dei programmi alla Linux o, più in generale “open source”, fino a più recenti sviluppi in materia di proprietà intellettuali culminate col lancio dell'Electronic Frontier Foundation e la proposta di un nuovo approcci al copyright come quelli promossi dal think-tank Creative Commons (il cui animatore Lawrence Lessig, sempre per caso, incontrammo in quel felice 2003 sempre con Cappato). Tendenze, sviluppi, mobilitazioni e pubblicazioni che stanno consolidandosi in un movimento transnazionale che si batte per la libera cultura e la difesa di quel che dovrebbe poter essere di “dominio pubblico”.
La difesa, ma anche la promozione del “dominio pubblico” include, tra l'altro, anche l'idea Pannelliana di ritenere fondamentale, per la stessa democrazia, la pubblicità dei processi decisionali e quindi di consentire, senza filtri e commenti, proprio come fa Radio Radicale da 30 anni, l'accesso online a documenti e dati. Dal 1998 l'archivio di Radio Radicale è anche video, grazie alla nascita del sito internet www.radioradicale.it, creato da Rino Spampanato, uno dei pionieri dell'informazione in lingua italiana sulla rete. In un comunicato di Radio Radicale del 19 novembre scorso, si annuncia che il sito « adotterà le licenze Creative Commons per ampliare le possibilità di realizzazione del suo obiettivo storico: quello di consentire l'effettiva realizzazione del principio di pubblicità dei momenti decisionali democratici, di promuovere l'accesso del maggior numero di persone alla conoscenze diretta degli eventi politici e di contribuire alla libera circolazione delle idee ».
L'obiettivo del sito di Radio Radicle è quello di aprire alla navigazione ragionata e creativa tutto quanto è o può divenire di interesse pubblico. Come ha detto Diego Galli alla prima giornata italiana di Creative Commons « la circolazione dell'informazione, nell'era di internet e del digitale, significa possibilità di copiare, riprodurre, distribuire e utilizzare per la realizzazione di opere derivate, [a radioradicale.it] abbiamo assunto la decisione di mettere a disposizione su internet tutto il nostro archivio video, e progressivamente anche l'archivio audio, adottando la licenza Creative Commons che consentono anche di realizzare un altro obiettivo centrale della nostra politica della comunicazione: quello della possibilità di una comunicazione non unidirezionale, di una ricezione non passiva. Siamo stati una delle prime radio in Italia a sperimentare i filidiretti, grazie ai quali gli ascoltatori possono intervenire senza alcuna selezione preventiva ».
Radio Radicale, che forse sconta un leggero ritardo rispetto a queste evoluzioni tecnico-filosofiche ha da tempo dato mandato a un gruppo di programmatori open source di mettere a punto una piattaforma capace di consentire la ricerca gratuita e senza limiti, tranne che il riconoscimento del fornitore del materiale, di consultare il proprio archivio fatto di sedute parlamentari, congressi di partiti, conferenze stampa di governo e leader politici, processi e iniziative e mobilitazioni dei vari soggetti dell'area radicale.
La rivoluzione digitale e i suoi strumenti
Secondo stime, forse eccessivamente lusinghiere, è stato calcolato che la crescita esponenziale di accessi alla Rete degli ultimi anni ha fatto quasi raggiungere il miliardo di naviganti. Quello che oggi è per la stragrande maggioranza dei suoi utenti un mezzo di comunicazione significativamente più economico di altri può divenire domani un luogo dove poter affermare i propri diritti individuali, sia civili che politici, intraprendere, far avanzare ricerca scientifica e sviluppi tecnologici.
Tutto questo non può continuare però a essere gestito da un'associazione privata perché nel caso di violazioni, interferenze, abusi di posizioni dominanti, dinamiche tendenti al monopolio o al consolidamento di cartelli economici e di potere, deve poter esistere un meccanismo super partes attivabile dagli utenti e in grado di affrontare e risolvere dispute in merito a diritti civili e libertà economiche sulla base delle norme universali oggi riconosciute da oltre 160 stati membri dell'ONU. Paolo Pitrosanti da qualche tempo sostiene che alla Rete “serve una Corte sopranazionale o almeno, intanto, che le corti federali USA dichiarino la loro competenza, che a parere di Pietrosanti “sarebbe giuridicamente fondatissima: una corte cui il Cinese possa rivolgersi, come oggi ci si può rivolgere alla Corte dell’Aia”. Una Corte ad hoc con giurisdizione universale dovrebbe essere promossa dal Consiglio di Sicurezza mentre tutte le volte che le Corti americane si sono pronunciate in merito a dispute internazionali le sentenze son state simboliche, importanti, ma simboliche. Il Problema però resta in pieno; infatti a chi posso appellarsi oggi le migliaia di liberi pensatori critici dei propri governi non democratici che, per aver osato criticare l'operato del governo o chiesto riforme democratiche, passano anni in galera? Oppure dove si può rivolgere il commerciante che dalla mattina alla sera si vede scomparire dalle schermate di tutti i motori di ricerca perché questi hanno deciso, e non necessariamente perché il servizio è diventato a pagamento, di farlo scomparire del tutto o retrocedere a pagina 100 dei risultati della ricerca?
La difesa delle libertà civili ed economiche e di quanto deve poter essere di dominio pubblico, inteso sia come innovazioni « umanitarie » o funzionali allo sviluppo di programmi di vario tipo sia che si tratti di documenti, atti di rilevanza politica oppure di prodotti commerciali non può che essere complmentare alle iniziative di promozione della libertà e della democrazia. Gli Stati uniti son nati 230 anni fa da una spinta che voleva vedere riconosciuto politicamente quanto i coloni pagavano in tasse e dazi alla corona nonché dall'opposizione a uno stato di polizia che poteva detenere arbitrariamente i propri sudditi. Gli USA son figli di una rivoluzione riformatrice nata dal question authority, una rivoluzione che oggi, grazie alle sue evoluzioni digitali, potrebbe affrancare miliardi di persone. Il problema è che i liberi, in ossequio al presunto libero mercato e alla guerra al terrore stanno seriamenti minando la possibilità tecnica di un utilizzo politico della Rete stessa.
Infatti, come si può pensare di essere credibili quando si afferma la necessità di ricorrere a azioni di public diplomacy e allo stesso tempo si perseguono penalmente minorenni perché manomettono elettrodomestici di loro proprietà per vederci video oltre che per utilizzarli come consolle per i videogames? Oppure chi crederà alla minaccia di bombardamenti di informazione antagonista se in un paese come l'italia non è possibile registrare un sito internet che ha una bestemmia come URL? O più in generale come si può pensare di vincere le menti e i cuori di coloro costretti a vivere in totale mancanza di libertà se anno dopo anno si estendono (oggi negli USA si arriva fino a 95 anni) i diritti d'autore per opere di intrattenimento che, proprio perché emblema del « sogno americano », dovrebbero essere messe a disposizione di tutti gli abitanti del pianeta? Dopo tutto Hollywood è nata perché il signor Fox, che non voleva pagare i diritti di copia delle proprie opere alla Kodak, decise di spostarsi da New York a Los Angeles!
Tutto questo era presente a Tunisi solo tangenzialmente, e principalmente grazie alle Organizzazioni Non-Governative. il Partito Radicale Transnazionale con l'associazione IP Justice ha organizzato il 17 novembre una tavola rotonda parallela sui temi “P2P File-Sharing, Digital Rights, and e-Democracy » per esaltare la potenziale portata rivoluzionaria di quelle tecnologie e denunciare la criminalizzazione di un modello di interazione individuale che, proprio perché basato sulla collaborazione diretta tra individui che si considerano parimenti dotati di libertà non necessita da una parte di soggetti intermedi fornitori di vari servizi e supervisione e dall'altra favorisce l'arricchimento partecipativo di prodotti dell'intelletto e innovazioni tecnologiche.
Libertà di ricerca, attivazione di meccanismi democratici, partecipazione diretta e ampliamento della sfera di libertà individuali ed economiche sono da sempre temi di iniziativa radicale, occorre iniziare a estenderli anche al mondo virtuale in vista del Forum di Atene affinché questo passi alla storia per aver lanciato la nascita di una cyber-agorà finalmente libera da proibizioni.
(Continua...)
11.29.2005
Sofri, Camillo e Tocque-Ville
Siccome non mi capita spesso - per non dire quasi mai - di trovarmi d'accordo col mio amico Christian Rocca, oggi che e' (per meta') uno di quei giorni bisogna festeggiare (anzi dopo lo chiamo visto che e' nei paraggi ;).
Scrive oggi sul suo blog Rocca che negli ultimi giorni si son scritte diverse "idiozie su Tocqueville" in merito al "caso Sofri". "La malattia di Adriano Sofri" dice Camillo "ha scatenato alcuni bloggers di Tocqueville a scrivere idiozie imperdonabili indegne di un'aggregazione sedicente liberale. Non sto dicendo che chi è contrario alla grazia a Sofri è illiberale. Sto dicendo che è illiberale chi continua a volere in galera un signore di 60 anni (anche prima della malattia) condannato sedici anni dopo i fatti sulla base di un'unica testimonianza di un pentito e con una serie rocambolesca di condanne seguite da assoluzioni seguite da condanne e terminate in una detenzione che dura da sette anni. L'America che tanto piace ai tocquevillisti avrebbe risolto il caso alla prima assoluzione, ché con un sentenza tale non si sarebbe mai più potuto condannare "al di là del ragionevole dubbio".
Mettendo da parte le considerazioni sugli USA di Camillo, che come al solito non condivido e che mi hanno fatto dire d'esser per meta' d'accordo con lui (basterebbe ricordare la vicenda di Silvia Baraldini o di Mumia Abu-Jamal per sollevare un "ragionevole dubbio" in merito alla qualita' amministrazione delle giustizia americana per non parlare dei 2.2 milioni di carcerati...) credo che in effetti nelle ultime ore nelle piazze di T-V si sia dato sfogo alle peggiori reazioni nei confronti del detenuto Sofri, e che lo si sia fatto non tanto perche' egli potrebbe essere al centro di un provvedimento d'amnistia peraltro osteggiato dal Ministro della giustizia Castelli e dalla Presidenza della Repubblica, ma perche' Sofri ha un passato in "Lotta Continua", movimento extra-parlamentare di sinistra...
Infatti, a frequentarli con maggiore assiduita', ho notato che i miei concittadini di Tocque-ville non sempre svettano per amore per la liberta'... - e una prima impressione l'avevo avuta in merito ai referendum sulla procreazione assistita del giugno scorso - piu' "semplicemente" mi pare che si distinguano per una smodata, al limite dell'ideologico, affezione nei confronti degli Stati uniti d'America. Ora, se e' vero che da questa parte dell'Atlantico (scrivo da New York) c'e' maggiore possibilita' di far funzionare lo stato di diritto, va anche detto che l'America e' tanto land of the free quanto home of the brave, ed e' proprio grazie ai brave - che mettono in dubbio l'autorita', che esigono il rispetto delle liberta' individuali, che lottano per chi non puo', che hanno messo a frutto gli insegnamenti non-violenti di Gandhi nella lotta politica - che gli USA son riusciti a rimanere terra promessa della speranza civile.
Speriamo che, anche a seguito dell'ammonimento del vate Camillo, in futuro Tocque-Ville da citta' dei liberi divenga anche citta' dei coraggiosi e valorosi.
Scrive oggi sul suo blog Rocca che negli ultimi giorni si son scritte diverse "idiozie su Tocqueville" in merito al "caso Sofri". "La malattia di Adriano Sofri" dice Camillo "ha scatenato alcuni bloggers di Tocqueville a scrivere idiozie imperdonabili indegne di un'aggregazione sedicente liberale. Non sto dicendo che chi è contrario alla grazia a Sofri è illiberale. Sto dicendo che è illiberale chi continua a volere in galera un signore di 60 anni (anche prima della malattia) condannato sedici anni dopo i fatti sulla base di un'unica testimonianza di un pentito e con una serie rocambolesca di condanne seguite da assoluzioni seguite da condanne e terminate in una detenzione che dura da sette anni. L'America che tanto piace ai tocquevillisti avrebbe risolto il caso alla prima assoluzione, ché con un sentenza tale non si sarebbe mai più potuto condannare "al di là del ragionevole dubbio".
Mettendo da parte le considerazioni sugli USA di Camillo, che come al solito non condivido e che mi hanno fatto dire d'esser per meta' d'accordo con lui (basterebbe ricordare la vicenda di Silvia Baraldini o di Mumia Abu-Jamal per sollevare un "ragionevole dubbio" in merito alla qualita' amministrazione delle giustizia americana per non parlare dei 2.2 milioni di carcerati...) credo che in effetti nelle ultime ore nelle piazze di T-V si sia dato sfogo alle peggiori reazioni nei confronti del detenuto Sofri, e che lo si sia fatto non tanto perche' egli potrebbe essere al centro di un provvedimento d'amnistia peraltro osteggiato dal Ministro della giustizia Castelli e dalla Presidenza della Repubblica, ma perche' Sofri ha un passato in "Lotta Continua", movimento extra-parlamentare di sinistra...
Infatti, a frequentarli con maggiore assiduita', ho notato che i miei concittadini di Tocque-ville non sempre svettano per amore per la liberta'... - e una prima impressione l'avevo avuta in merito ai referendum sulla procreazione assistita del giugno scorso - piu' "semplicemente" mi pare che si distinguano per una smodata, al limite dell'ideologico, affezione nei confronti degli Stati uniti d'America. Ora, se e' vero che da questa parte dell'Atlantico (scrivo da New York) c'e' maggiore possibilita' di far funzionare lo stato di diritto, va anche detto che l'America e' tanto land of the free quanto home of the brave, ed e' proprio grazie ai brave - che mettono in dubbio l'autorita', che esigono il rispetto delle liberta' individuali, che lottano per chi non puo', che hanno messo a frutto gli insegnamenti non-violenti di Gandhi nella lotta politica - che gli USA son riusciti a rimanere terra promessa della speranza civile.
Speriamo che, anche a seguito dell'ammonimento del vate Camillo, in futuro Tocque-Ville da citta' dei liberi divenga anche citta' dei coraggiosi e valorosi.
11.28.2005
Conferenza ONU sul clima chiusa ancora prima di aprirsi
Si e' aperta il 28 novembre a Montreal la prima conferenza sul clima a seguito dell'entrata in vigore del Trattato di Tokyo. La conferenza rischia di concludersi come si e' aperta e cioe' con nessun compromesso in crescita a causa dell'annunciata decisione da parte di Harlan L. Watson, capo della delegazione USA, di non esser pronto a concedere nessun tipo di riduzione di emissione neanche attivando il meccanismo di compra-vendita delle quote.
Sebbene quindi non si prevedano passi in avanti nel negoziato, c'e' da sperare che le decisioni di quegli stati membri dell'ONU che continueranno a porre l'accento sulla necessita' di modificare le proprie abitudini in materia di emissioni riescano ad avere un positivo impatto in alcuni stati chiave degli USA a partire dalla California.
La opposizione degli americani sul Trattato di Tokyo e' puramente strumentale, se non ideologica, visto e considerato che a livello nazionale gli investimenti in fonti alternative di energia sono in crescita e il dibattito sta assumento connotazioni addirittura "geopolitiche". Ci potrebbe quindi essere da sperare che - proprio perche' i maggiori consumatori di energia ne stanno gia' discutendo a casa loro - l'occasione multilaterale possa almeno far ampliare il dibattito in merito alle fonti energetiche anche alla loro ottimizzazione e risparmi possibili, nonche' l'imprevedibile l'impatto sul clima in generale, inserendolo in un contesto che tanga di conto anche dell'innegabile ripercussione che questi cambiamenti radicali potrebbero avere in materia di risoluzioni dei conflitti e di promozione della democrazia.
Sebbene quindi non si prevedano passi in avanti nel negoziato, c'e' da sperare che le decisioni di quegli stati membri dell'ONU che continueranno a porre l'accento sulla necessita' di modificare le proprie abitudini in materia di emissioni riescano ad avere un positivo impatto in alcuni stati chiave degli USA a partire dalla California.
La opposizione degli americani sul Trattato di Tokyo e' puramente strumentale, se non ideologica, visto e considerato che a livello nazionale gli investimenti in fonti alternative di energia sono in crescita e il dibattito sta assumento connotazioni addirittura "geopolitiche". Ci potrebbe quindi essere da sperare che - proprio perche' i maggiori consumatori di energia ne stanno gia' discutendo a casa loro - l'occasione multilaterale possa almeno far ampliare il dibattito in merito alle fonti energetiche anche alla loro ottimizzazione e risparmi possibili, nonche' l'imprevedibile l'impatto sul clima in generale, inserendolo in un contesto che tanga di conto anche dell'innegabile ripercussione che questi cambiamenti radicali potrebbero avere in materia di risoluzioni dei conflitti e di promozione della democrazia.
Cannabis Cultivation in Afghanistan
According to the Executive Director of the UN Office on Drugs and Crime there are "startling reports about cannabis cultivation in Afghanistan [...] in 2005, farmers set aside a whopping 30,000 hectares for growing cannabis - fully one-third the amount dedicated to cannabis cultivation in Morocco, the world's number one supplier of the drug".
Does this mean that they have realized that whatever they try to do to eradicate drugs is not working, or that they want more money to try and do it "right"? you decide...
Does this mean that they have realized that whatever they try to do to eradicate drugs is not working, or that they want more money to try and do it "right"? you decide...
Sofri libero
Il direttore del carcere di Pisa Vittorio Cerri ha dichiarato di avere ricevuto alle 13 del 28 novembre il provvedimento di differimento della pena del detenuto Adriano Sofri, atto che è immediatamente esecutivo. Il detenuto Sofri è dunque scarcerato e l' autorità penitenziaria non eserciterà più i propri controlli sul ricovero ospedaliero. Ora Sofri, ha detto Cerri, è un uomo libero.
Ne aveva dato notizia in anteprima Marco Pannella dai microfoni di Radio Radicale ieri notte.
Secondo Repubblica.it il primo bollettino medico emesso da quando Sofri è ricoverato nel reparto di rianimazione di chirurgia d'urgenza dell'ospedale Santa Chiara di Pisa per la rottura improvvisa dell'esofago annuncia che "le condizioni di Adriano Sofri sono stabili da un punto di vista emodinamico e respiratorio. La prognosi permane comunque riservata. Sofri è stato colpito dalla cosiddetta sindrome di Boerhaave".
Nel frattempo, inserendosi nel dibattito interno alla CdL sulla grazia a Sofri, il ministro della Giustizia Roberto Castelli rilascia alle agenzie una stringata dichiarazione: "Parlerò a suo tempo".
Ne aveva dato notizia in anteprima Marco Pannella dai microfoni di Radio Radicale ieri notte.
Secondo Repubblica.it il primo bollettino medico emesso da quando Sofri è ricoverato nel reparto di rianimazione di chirurgia d'urgenza dell'ospedale Santa Chiara di Pisa per la rottura improvvisa dell'esofago annuncia che "le condizioni di Adriano Sofri sono stabili da un punto di vista emodinamico e respiratorio. La prognosi permane comunque riservata. Sofri è stato colpito dalla cosiddetta sindrome di Boerhaave".
Nel frattempo, inserendosi nel dibattito interno alla CdL sulla grazia a Sofri, il ministro della Giustizia Roberto Castelli rilascia alle agenzie una stringata dichiarazione: "Parlerò a suo tempo".
“a Natale aiuta chi non può a leggere un libro”
"Chi ha uno scanner può consentire a un cieco, o a un tetraplegico, di leggere, che è un po’ vedere, è un po’ muoversi".
Paolo Pietrosanti, 'storico' esponente radicale e tra i fondatori del Partito Radicale Transnazionale, cieco da 12 anni, ha lanciato a un mese da natale un appello ricordnado come le nuove tecnologie permettono ad una persona totalmente paralizzata di leggere sfogliando il libro con un mouse.
"La legge vieta" dice Pietrosanti "la riproduzione di testi per uso commerciale, ma non la vieta affatto – anzi la incoraggia - se un libro viene trasformato in file da uno scanner per l’uso di un cieco, di persona che non può leggere altrimenti".
Per Saperne di piu' visitate www.pietrosanti.org per avere le indicazioni necessarie su alcune piccole cautele tecniche da rispettare.
Paolo Pietrosanti, 'storico' esponente radicale e tra i fondatori del Partito Radicale Transnazionale, cieco da 12 anni, ha lanciato a un mese da natale un appello ricordnado come le nuove tecnologie permettono ad una persona totalmente paralizzata di leggere sfogliando il libro con un mouse.
"La legge vieta" dice Pietrosanti "la riproduzione di testi per uso commerciale, ma non la vieta affatto – anzi la incoraggia - se un libro viene trasformato in file da uno scanner per l’uso di un cieco, di persona che non può leggere altrimenti".
Per Saperne di piu' visitate www.pietrosanti.org per avere le indicazioni necessarie su alcune piccole cautele tecniche da rispettare.
11.27.2005
Pannella su Sofri e amnistia
"La Marcia di Natale per l’Amnistia, la Giustizia, la Libertà, che avrebbe dovuto abbracciare a Roma le sedi del Parlamento, del Governo, per concludersi in Piazza San Pietro e Piazza del Quirinale, è ancora… ipotetica. A mio avviso, comunque, non potrebbe tenersi senza la partecipazione di Adriano Sofri. Se lo stato della sua convalescenza lo richiederà, si sposterà a Pisa."
VoIP in open source e OpenOffice per MacOSX
In fase ancora di rodaggio (e ancora non competitivo in Europa per le tariffe di chiamata su mobili o fissi), e' arrivato il piu' agguerrito nemico di Skype, si chiama Gizmo ed e' open source. Perdukistan, per ora si cela sotto l'alias marcoperduca.
Per i seguaci del culto Mac, segnalo anche la versione per MacOSX di OpenOffice che, in linea con le piu' recenti tendenze, si chiama NeoOffice ;-).
Per i seguaci del culto Mac, segnalo anche la versione per MacOSX di OpenOffice che, in linea con le piu' recenti tendenze, si chiama NeoOffice ;-).
Amnistia entro Natale!
«Entro Natale bisogna affrontare i problemi penitenziari italiani. Entro Natale le forze politiche devono dire con chiarezza chi è a favore e chi è contro l'amnistia».
Marco Pannella rilancia la questione amnistia e invita tutti i partiti, a cominciare da quelli dell'Unione, a rimettere il tema nell'agenda politica. Aperto il blog sulla mobilitazione radicale per l'adozione di un provvedimento di amnistia entro Natale 2005.
Marco Pannella rilancia la questione amnistia e invita tutti i partiti, a cominciare da quelli dell'Unione, a rimettere il tema nell'agenda politica. Aperto il blog sulla mobilitazione radicale per l'adozione di un provvedimento di amnistia entro Natale 2005.
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